Questo sito utilizza cookies, anche di terze parti. Per proseguire devi accettare la nostra policy cliccando su “Sì, accetto”.

Comunicati stampa

Attenzione. I materiali pubblicati in questa pagina non sono prodotti da Vorrei.
Vengono pubblicati su richiesta dei mittenti i quali se ne assumono ogni resposabilità.
Inviate i vostri comunicati a: info@vorrei.org

Print Friendly, PDF & Email
Print Friendly, PDF & Email

L’attuale situazione generale e il contesto nel quale si inserisce l’attività delle 70.000 imprese della Provincia di Monza e Brianza (che userò come osservatorio per questa riflessione) offre uno scenario che deve essere valutato con rinnovate attenzioni dal PRC.
L’analisi mi è stata sollecitata da quella che è stata la composizione della lista Comunista, Socialista e Ambientalista con la quale abbiamo ottenuto un ottimo risultato nella cattolicissima Brianza alle ultime elezioni: lavoratori autonomi, liberi professionisti, consulenti, commercianti, artigiani e piccoli imprenditori. Si può tranquillamente affermare che tra le 12.500 persone che ci hanno votato i lavoratori dipendenti sono solo una parte, l’altra non meno importante, è composta da donne e uomini (molti giovani) che hanno scelto per amore o per forza di dedicarsi ad attività “in proprio”.
Appare chiaro quanto il popolo delle cosiddette partite iva, che ha una composizione variegata quanto precaria, sia una moltitudine che opera nel campo di un profit, quasi sempre pulito e che lo fa in completa solitudine.
Non è raro, che questi lavoratori abbiano una spiccata predisposizione alle relazioni con soggetto pubblici e privati improntate su percorsi che potremmo definire etici, responsabili e sostenibili. Lo fanno perché sono “bravi” ancor prima che “buoni” e sanno che oggi per competere - se non simpatizzi con chi falsa le regole del gioco in senso criminale – devi assumere la qualità, l’attenzione all’ambiente e la sicurezza come biglietti da visita da esibire sui mercati globali.
La moltitudine “indipendente” (tra questi spicca l’area del cosiddetto terziario avanzato, dei servizi, dei lavori intellettuali) non gode di posizioni di rendita né presso i le lobby di potere delle associazioni imprenditoriali, né presso la famiglia della “grande” cooperazione, ma neppure (purtroppo) presso i sindacati che non hanno una dimensione reale di questo spaccato della società. La massa “autonoma” vede le Istituzioni come il luogo di compensazione di una macchina burocratica che li opprime e le parti sociali come una parte del “carrozzone” assistito e protetto.
Si sentono soli di fronte a ritardi nei pagamenti insopportabili, che limitano la liquidità e quindi la possibilità di fare fronte alle necessità quotidiane. Si sentono vittime di meccanismi assurdi di cui si rende protagonista una Pubblica amministrazione che non facilita i rapporti territoriali e chiede tanto senza nulla dare in cambio. Si trovano a combattere con un sistema bancario che “apre l’obrello quando c’è il sole” ma è sordo alle richieste di quanti assillati dai debiti sono costretti a chiudere.
Il PRC non può più permettersi di appoggiare solo politiche di natura assistenziale, pur necessarie in tempi di difficoltà, ma che rischiano di entrare più in competizione con le azioni caritatatevoli della curia che di risolvere in modo duraturo i problemi di chi rischia di precipitare nell’indigenza. Rifondazione non può esimersi da pensare a prospettive nuove per quella platea sempre più ampia di lavoratrici e lavoratori che espulsi dalle fabbriche cercano nuovi percorsi per collocarsi e che spesso si tuffano nel mare in burrasca di un’attività di micro-impresa “destinata a soccombere alla crisi.
Il nostro Partito non può non ritenere parte del suo popolo, tale quantità di persone esposta a percorsi borderline con l’illegalità e le sirene delle mafie, degli strozzini; con la tentazione costante di scorciatoie che cerchino soluzioni ai problemi tramite risposte che alimentano l’incultura dell’evasione fiscale.
Oggi cominciano ad affiorare ambiti di autonvocazione di queste soggettività all’interno dei quali anche noi dobbiamo avere un ruolo attivo per evitare che prevalga una deriva genericamente ribellistica, che spesso coltiva il germe del razzismo e dell’egoismo.
Dobbiamo essere una sponda credibile e dobbiamo farlo con proposte concrete che rappresentino una reale alternativa ai corporativismi alimentati dalla Lega Nord. Messaggi chiari e rinnovati anche nella forma, per questa gente che si oppone alla rottamazione di sé stessi e che mal accolglie i prepensionamenti forzati.
Imperativo assoluto dovra essere l’attenzione sia ai processi locali e che agfli sviluppi globali. L’internazionalizzazione va vista come un’opportunità anche contro la delocalizzazione; l’attivazione di percorsi formativi e gli investimenti sulla ricerca dovranno essere assunti come perte integrante dei nostri programmi.
Dobbiamo essere motore di nuovo lavoro, attraverso progetti di sviluppo sostenibile e alternativi a quelli che hanno creato devastazione ambientale. Bisogna favorire nuove intese territoriali, dove le parti sociali rinnovino il proprio ruolo in chiave propositiva in modo da essere percepiti come soggetti attivi.
Quindi, mutualismo, economia verde, bioarchitettura, edilizia sociale saranno le parole d’ordine per un mercato veramente equo e solidale.

Un Nuova Economia alla quale chiamiamo a collaborare il popolo delle partite iva e al quale ci impegnamo in 7 punti mirati di programma politico:
1. Migliore l’accesso al credito
2. Sburocratizzazione dei rapporti con la Pubblica amministrazione
3. Proporre sgravi fiscali per chi non chiude, non licenzia, non delocalizza e dà lavoro stabile
4. Formazione e ricerca
5. Sicurezza sui posti di lavoro come marchio di qualità
6. Lotta alla concorrenza sleale e alle infiltrazioni mafiose
7. adozione di reti solidaristiche fondate su progetti etici e bilanci trasparenti

Un impegno particolare dovremo riservare alla piccola impresa femminile, alle donne che anche in questo campo sommano impegno lavorativo ad impegno famigliare.
Indagare senza preconcetti la cosiddetta questione settentrionale ci servirà per conoscere meglio l’Italia, per capire meglio cosa è avvenuto che ha prodotto l’involuzione culturale che a volte sembra sovrastarci.
Cerchiamo di capire che volto hanno queste donne e questi uomini, “micro imprenditori” che lavorano da soli o spalla a spalla con pochi collaboratori con i quali, di questi tempi, condividono poche gioie e tanti dolori.
Facciamo inchiesta sulle piccolissime imprese (in Brianza la stragrande maggioranza) dove il sindacato non entra, dove il rapporto col padrone è di tipo paternalistico, dove puoi finire sulla strada da un giorno all’altro senza nessun preavviso.
Appropriamoci, di uno spazio che non è mai stato, neppur parzialmente, nostro. Allora, troveremo il terzista che lavora con tutta la famiglia nel sottoscala, che ha comprato la macchina utensile per vivere all’ombra di una multinazionale e che ora è come se si fosse comprata una croce. Parliamogli senza tatticismi o bizantinismi, usiamo il linguaggio della gente comune e non quello del ceto politico. Facciamolo all’estremo nord, che è purtroppo la metafora di un Paese che va a destra, e facciamolo nel resto d’Italia sapendo trovare i linguaggi adatti ai diversi luoghi, alle diverse categorie sociali diversamente distribuite sui territori, ma così unificate dalla crisi.
Facciamolo anche nei confronti del lavoro autonomo, proprio noi che dell’autonomia di pensiero abbiamo fatto una bandiera; cerchiamo con questi mondi un patto per il progresso, senza esitazioni o tentennamenti, forti delle nostre idee.
Se ci riusciremo, dimostreremo che la Rifondazione di un pensiero Comunista è anche questo.

Vincenzo Ascrizzi

 

Print Friendly, PDF & Email

Testimoni del Tempo

Rassegna a cura di Associazione Culturale La nave dei folli, La Danza Immobile e Comune di Monza

 

Terza tappa del viaggio di Testimoni del Tempo: dopo la poesia di Alda Merini e il racconto dell'impegno politico di Gabriele Albertini ora i Testimoni indagano la magia del teatro.

Il 10 gennaio alle ore 16, sul palco di Binario7, un ospite d'eccezione, Alessandro Preziosi, condurrà la platea attraverso una storia d'arte: dal teatro alla televisione. E poi ancora al teatro. Oggi, infatti, Preziosi è impegnato con il suo Amleto in tour per Khora Teatro, regia di Armando Pugliese.

La rassegna Testimoni del tempo, che vede la collaborazione tra La Nave dei Folli, La Danza Immobile e il Comune di Monza, ospiterà prossimamente sul placo del Binario7 altri due grandi protagonisti del nostro tempo:

  • Giuseppe Masera, oncologo primario dell'ospedale San Gerardo di Monza
    Mercoledì 10 febbraio 2010 ore 18.30

  • Tiziano Scarpa, scrittore e vincitore del Premio Strega 2009
    Venerdì 12 marzo 2010 ore 18.30

Abbiamo un progetto culturale che vogliamo far vivere e crescere in questa città, chiedendo a tutti quelli che lo vogliono di contribuire con noi alla sua costruzione.

Ci auguriamo che in questo periodo di difficoltà economiche la nascita di soggetti culturali diffusi sia capillare, la culturale, l’arte, la socialità, l'amore possono aiutare…

 

Print Friendly, PDF & Email

20091230-inps

L'ente ci ripensa e comunica di aver avviato la procedura per passare da agenzia complessa a sede provinciale

 

Print Friendly, PDF & Email

“Sono soddisfatto dell’edizione che si è appena conclusa – afferma l’Assessore all’Educazione Pierfranco Maffè - sia per l’elevato numero di partecipanti, sia per i risultati di gradimento evidenziati dai questionari che hanno compilato ragazzi e genitori. Un riscontro positivo anche per quanto riguarda l’affluenza ai due incontri formativi, vera e propria novità di quest’anno, a cui gli studenti hanno preso parte con grande entusiasmo.
Abbiamo dovuto rinunciare al palazzetto dello sport ma la Fiera si è dimostrata comunque un location all’altezza della situazione che ha saputo accogliere centinaia di persone.
Una nota positiva riguarda i ragazzi che rappresentavano le varie scuole: è stato bello vedere l’entusiasmo nelle loro parole e nei loro volti nello spiegare ai più giovani, con chiarezza e semplicità, le peculiarità dei vari istituti scolastici locali”.

Settore Comunicazione, Turismo, Spettacolo, Pari Opportunità,
Politiche Giovanili e Sistemi Informativi
Ufficio Informazione/Stampa

 

REPORT CAMPUS 2009

QUESTIONARI DISTRIBUITI  800 (l’afflusso stimato è dunque di oltre 2400 persone poiché praticamente tutti i questionari sono stati compilati da famiglie o studenti con famiglia).
L’afflusso dei visitatori è aumentato rispetto all’anno passato, probabilmente perché in vista della riforma delle scuole superiori le famiglie hanno ritenuto importante approfondire la conoscenza dell’offerta di istruzione e formazione presente sul territorio.


QUESTIONARI RESTITUITI COMPILATI 416, di cui:
N. 200 dalle 9.00 alle 13.00
N. 216 dalle 13.00 alle 18.00

RELATIVAMENTE AI QUESTIONARI RESTITUITI:
TIPOLOGIA UTENZA:
359 studenti con famiglia
38 familiari
14 studenti non accompagnati
3 docenti
1 altro
1 non dichiarato

COMUNE DI PROVENIENZA
168 Monza                        
39 Lissone
24 Vedano al Lambro
23 Villasanta
15 Arcore
15 Concorezzo
14 Biassono
13 Muggiò
11 Sovico
11 Agrate
8 Lesmo
7 Brugherio
5 Albiate
5 Ornago
5 Nova Milanese
41 Altri comuni (con valori inferiori  oppure  = a 4)
12 Non dichiarato
Risulta confermato il ruolo di capoluogo rivestito da Monza nel campo dell’istruzione.

PARTECIPAZIONE INCONTRI FORMATIVI
Circa 150 persone all’incontro del mattino (prof. Mazzeo)

Scuole presenti: tutte le scuole superiori statali e paritarie di Monza e tutti i Centri di Formazione Professionale; inoltre tutte le superiori di Lissone e diversi altri istituti che sono stati invitati in quanto la loro offerta formativa non è presente a Monza: in totale 30 tra scuole e centri di formazione professionale.
Erano inoltre presenti realtà del volontariato, lo Snodo Brianza Handicap (che si occupa tra l’altro di sostenere l’orientamento degli studenti disabili), il “Tavolo per lo sviluppo del sistema legno-mobile-arredo-design della Brianza”. L’istituto Olivetti di Monza ha collaborato sia allestendo un rinfresco per gli organizzatori, sia curando l’accoglienza; l’Istituto Meroni di Lissone va segnalato per il contributo all’organizzazione degli spazi.

 

Print Friendly, PDF & Email

Presentazione del bando “Tu ci dai un’idea, noi ti regaliamo un’impresa”
e del progetto Hub Young

Dal 15 al 17 dicembre dalle 8.30 alle 17.30, presso la stazione ferroviaria di Monza, sarà allestito un info-point dove personale dedicato illustrerà le modalità di partecipazione al concorso “Tu ci dai un’idea, noi ti regaliamo un’impresa”, nato per incentivare i giovani talenti imprenditoriali del territorio monzese.
Il bando, in scadenza il 15 gennaio, è riservato ai residenti o domiciliati della Provincia di Monza e Brianza di età compresa tra i 17 e 30 anni e fa parte del progetto Hub Young, piattaforma sussidiaria di valorizzazione del capitale umano dei giovani. L’iniziativa è stata ideata e promossa dal Comune di Monza, in collaborazione con altri partner del territorio e finanziato da Ministero della Gioventù e Regione Lombardia.
Per la promozione del concorso di idee e di Hub Young, è stata scelta la stazione di Monza che fa parte del network Centostazioni, società impegnata nella riqualificazione e valorizzazione di 103 stazioni ferroviarie e partner ideale dell'iniziativa.

“Sul fronte delle politiche giovanili, abbiamo promosso iniziative per valorizzare i giovani e soprattutto per creare con loro un percorso verso la vita adulta, la dimensione lavorativa e sociale, l’autonomia e la responsabilità. Hub Young – afferma l’Assessore alle Politiche Giovanili Martina Sassoli - rappresenta un esempio di questo lavoro, un progetto articolato nato per tutti i giovani del nostro territorio. La scelta di essere presenti in stazione risponde invece al nostro desiderio di andare incontro ai ragazzi in un luogo di grande passaggio molto frequentato dai giovani”.

Presso l’info-point sarà possibile chiedere informazioni e raccogliere materiale anche su tutte le altre iniziative promosse dal progetto Hub Young.
Tutte le informazioni e il bando del concorso “Tu ci dai un’idea, noi ti regaliamo un’impresa”  sono disponibili sul sito www.hubyoung.it.

 

Print Friendly, PDF & Email

20091211-consumo-territorio

Cosa serve davvero alla qualita' della vita di Brugherio? Decathlon, nuove costruzioni, consumo di territorio, riduzione delle aree verdi: opportunita' o devastazione?

 

Print Friendly, PDF & Email

Dal 12 AL 20 dicembre 2009
Villa Cusani Tittoni Traversi
Desio (Milano)
Mostra fotografica profili: cinquanta ritratti di adolescenti realizzati dal fotografo Alessandro Ruffini.

Sabato 12 dicembre 2009 alle ore 16.00 inaugura la mostra fotografica profili, promossa dal Centro Paolo Alberto Del Bue Onlus presso VILLA CUSANI TITTONI TRAVERSI a Desio (MI).
L’evento, organizzato in collaborazione con il Collegio Arcivescovile Pio XI di Desio e con il patrocinio dei Comuni di Desio, Seregno, Nova Milanese e Lissone, della Provincia Monza e Brianza e della  Fondazione Monza Brianza, proporrà all’interno della Villa uno scenografico allestimento di 50 scatti in grande formato del fotografo Alessandro Ruffini che, con la collaborazione della factory creativa Dieciemezzo, ha ritratto 50 ragazzi under 23.

Attraverso un insolito percorso ritratto-nickname-sogno profili ha offerto ai ragazzi un micro-spazio visivo ideale in cui dichiararsi liberamente. Un limbo da riempire d’immagini, usando il Ritratto come uno spazio personale simile ad un blog o un diario.

È questo lo strumento scelto dal Centro Paolo Alberto, Associazione milanese di volontari a supporto di ragazzi che vivono momenti di disagio, da un lato per mediare la relazione tra lo spettatore e una fascia di età, quella adolescenziale, che ama spesso nascondersi, dall’altro per stimolare nei ragazzi la coscienza civile ad operare per il bene comune.

La scelta di un partner come il Collegio Arcivescovile Pio XI di Desio si inserisce in un progetto comune di apertura ai giovani e alla loro creatività attraverso l’ideazione di progetti culturali e di solidarietà sociale capaci di coinvolgere ampie fasce di pubblico.

È stato realizzato il catalogo della mostra, disponibile anche su richiesta chiamando il Centro Paolo Alberto Del Bue al numero 02 26145609.
Le fotografie in mostra sono state realizzate con tecnologia Epson.

Il Centro Paolo Alberto Del Bue ONLUS
Il Centro Paolo Alberto Del Bue ONLUS è una Associazione di volontari, indipendente e laica.
La mission dell’Associazione è prevenire il disadattamento giovanile, combattere l’abbandono scolastico e l’emarginazione, favorire l’integrazione dei giovani nella società civile.
www.centropaoloalberto.org

profili
da sabato 12 a domenica 20 Dicembre 2009
Villa Cusani Tittoni Traversi
Via Giovanni Maria Lampugnani 66
Desio (Milano)
INAUGURAZIONE: SABATO 12 DICEMBRE – ORE 16.00
Orario di apertura mostra:
Sabato e Domenica: 11.00 – 17.00
Feriali: su appuntamento
Ingresso libero

Ufficio Stampa:
Gabrio Rognoni
02/26145609 – 349/6342486
centropaoloalbertodb@tin.it
gabrio.rognoni@libero.it

www.centropaoloalberto.org

 

Print Friendly, PDF & Email

MOBILITA’ INTERNAZIONALE, NUOVA MEDIA ED ESPERIENZE SUL CAMPO: IL MIX CHE PIACE AI GIOVANI E PROMUOVE I PIU’ ALTI LIVELLI DI BENESSERE E APPRENDIMENTO.
L’UNIONE EUROPEA E LA PROVINCIA DI MONZA E BRIANZA RICONOSCONO L’INNOVAZIONE E LA QUALITA’ DEL LAVORO SVOLTO DA SPAZIO GIOVANI ONLUS

L’Assessore all’Istruzione della Provincia di Monza e Brianza Giuliana Colombo e il Vice Sindaco di Solaro Rosaria Fusi con lo staff di Spazio Giovani e le delegazioni straniere nel corso degli eventi finali del progetto NON VIRTUAL YOUTH CITIZENSHIP in a VIRTUAL WORLD (giovani cittadini non-virtuali del mondo virtuale!) presso il Tambourine di Seregno

Giovani, operatori e ricercatori italiani, spagnoli, romeni e belgi hanno presentato all’Assessore all’Istruzione della Provincia di Monza e Brianza Giuliana Colombo, al Vice Sindaco di Solaro, Rosaria Fusi, ai giornalisti, ai politici locali, e ai responsabili dei servizi di prevenzione della Asl i risultati del progetto e della ricerca www.nonvirtualyouth.eu nel corso di un happy hour con performance teatrale e conferenza stampa. “Quando il progetto mi è stato presentato da Spazio Giovani, mi è sembrato subito interessante, e ne ho apprezzato tutta la ricchezza e l’importanza per la crescita dei giovani. L’ente pubblico deve promuovere progetti come questi”, ha dichiarato l’Assessore Provinciale Giuliana Colombo. “Il Comune di Solaro” – ha precisato il Vice Sindaco Fusi – “ha  voluto sostenere il progetto perché sul suo territorio c’era un gruppo di giovani che stava fondando una web radio. I Comuni devono cogliere le opportunità per promuovere l’agio giovanile”. Solaro si è fatta così coinvolgere con grande generosità mobilitando le risorse comunali e le famiglie, che hanno ospitato i giovani che provenivano dagli altri paesi europei. E’ stata un’esperienza significativa per tutti.
L’UNIONE EUROPEA HA RICONOSCIUTO PER PRIMA AL PROGETTO DI SPAZIO GIOVANI INNOVAZIONE E QUALITA’
NON VIRTUAL YOUTH CITIZENSHIP, promosso dalla Commissione Europea tramite il programma Gioventù in Azione (az. 4.4), ha ottenuto riconoscimenti per innovazione metodologica, qualità del lavoro con i giovani, e utilizzo di tecnologie multimediali, attraverso una particolare segnalazione nel Compendio europeo dei progetti più creativi e innovativi: http://ec.europa.eu/youth/sharing-experience/doc/thematic_compendia/good_practices_creativity.pdf

MONDI REALI E MONDI VIRTUALI

Che rapporto hanno i giovani con i mondi virtuali? Come vengono utilizzate le tecnologie dai ragazzi? Che impatto hanno sul loro sviluppo cognitivo ed emotivo, sulle loro vite, nella quotidianità, nelle loro relazioni sociali? Quando e come i giovani fanno ricorso alle evoluzioni web.2 di Internet (Wikipedia, Youtube, Facebook, Myspace, Twitter, Gmail, Wordpress, Tripadivisor,...)? C’è un limite oltre il quale la frequentazione delle realtà virtuali diventa patologico? Che forme di divertimento e di piacere ricercano?
Sono solo alcune delle domande che genitori, insegnanti ed educatori si pongono ormai da più di un lustro e a cui molti esperti rispondono con analisi, prove e consigli a volte contrapposti.
Il progetto NON VIRTUAL YOUTH CITIZENSHIP più che cercare risposte, ha messo in campo l’azione, su scala europea, osservando i ragazzi nel confronto fra le esperienze virtuali e la vita reale.
Nell’arco di 2 anni (gennaio 2008-dicembre 2009),  sono state realizzate attività sulle quali si è svolta un’ osservazione scientifica  e un protocollo di ricerca ispirato alla teoria del flow, elaborata negli USA nel ’90 e applicata allo studio degli stati di benessere in età evolutiva e all’analisi delle performance sportive o artistiche dei giovani talenti.
GLI APPRENDIMENTI DELLA RICERCA

Le comunicazione virtuali hanno le potenzialità per prolungare, estendere (nello spazio e nel tempo) attività ed esperienze educative?
La tecnologia può rappresentare un elemento di continuità di un’esperienza live?
Possiamo anticipare che i dati di ricerca suggeriscono a educatori, istituzioni, famiglie e scuola di lavorare sulla promozione prima che sulla prevenzione: il viaggio, l’incontro, la scoperta di abilità impensate, le sfide positive ed equilibrate alle proprie capacità, fanno sentire i giovani in condizioni ottimali di benessere (flow) che essi cercheranno di conservare e riprodurre, trasformandole automaticamente in fattori protettivi di possibili abusi. Se le proposte rivolte ai ragazzi sono interessanti e coinvolgenti, le esperienze reali vincono su quelle virtuali, in quanto rappresentano solo dei beni di consumo, non più di sofisticati elettrodomestici. Al contrario di quanto viene rappresentato da un crescente allarme sociale, i fenomeni di dipendenza patologica da videotecnologie possono essere contenuti, qualora si propongano, o semplicemente si favoriscano, alternative valide e accattivanti, in grado di valorizzare e promuovere le life skills (competenze di vita) di ciascuno, facendo emergere le potenzialità delle esperienze quotidiane.

LE ATTIVITA’ SVOLTE

PRIMA AZIONE - MALAGA (Spagna) luglio 2008: laboratorio formativo internazionale  per i coordinatori  e gli educatori delle organizzazioni partner sui concetti di esperienza /comunicazione/educazione.
SECONDA AZIONE – Protocollo di ricerca: messa a punto di un protocollo di ricerca ad hoc per osservare le attività di progetto. Sono state create le condizioni affinché  ogni gruppo europeo di ragazzi potesse sperimentare uno “schema esperienziale”  reale –virtuale- reale.
TERZA AZIONE - TAMINES (Belgio) ottobre 2008 -  SOLARO (Italia) aprile 2009 – RESITA (Romania) – estate 2009: workshops con i ragazzi attraverso incontri internazionali in cui sono state attivate sperimentazioni real life e virtual life (Piattaforma Second Life, creazione di una web radio e di un sito internet del progetto, attività nella natura - trekking, arrampicate - e  attività espressive e creative.
QUARTA AZIONE – SEREGNO (Italia) novembre 2009: dal 27 novembre al 1 dicembre  lo staff di Spazio Giovani ha condotto, insieme a 20 ragazzi provenienti da Spagna, Romania, Belgio, Italia, il workshop conclusivo del progetto NON VIRTUAL YOUTH. Una performance teatrale  ha concluso il percorso che per due anni, più di 100 ragazzi europei hanno realizzato, fra mondi virtuali e mondi reali, identità e protagonismo delle loro vite quotidiane.

I 100 GIOVANI PROTAGONISTI DEL PROGETTO E DELLA RICERCA

Per la buona riuscita del progetto e della ricerca, sono stati costituiti due gruppi di giovani. Il primo è il GRUPPO  TRAINER composto da 15/20 ragazzi, da 3 a 5 per ogni partner, con un “ ingaggio/patto forte”: partecipare a tutti i workshops nazionali e al  workshop finale e, insieme agli educatori, coinvolgere altri ragazzi ad almeno un workshop e alle attività locali/nazionali, collegate al progetto (la radio, il sito, l’esperienza su Second Life) come continuum fra esperienza vissuta e il suo prolungamento virtuale. Il secondo è il GRUPPO ALLARGATO costituito tramite adesione spontanea e occasionale alle attività progettuali locali e ai workshops internazionali; a rotazione, per prossimità al luogo del workshop, o vocazione  al tema. Con entrambi i gruppi, sono stati realizzati degli incontri in ogni round del percorso. In tutto, 100 giovani italiani da quattro paesi europei: Italia, Spagna, Romania e Belgio.
I PARTNER DEL PROGETTO

Spazio Giovani – Monza (www.spaziogiovani.it)
Capofila del progetto – ideazione, progettazione, coordinamento tecnico e organizzazione delle attività, della logistica, del rapporto tra i partners e con l'UE.
Codici | Agenzia di Ricerca sociale – Milano (www.codiciricerche.it/ita/)
Agenzia di ricerca sociale, responsabile della ricerca e valutazione partecipata, attraverso protocolli e strumenti  ispirati  alla metodologia del flow (esperienza ottimale).
Comune di Solaro  e Associazione W.I.P.
Partner istituzionale per la realizzazione del workshop svolto in Italia - gruppo italiano  coinvolto nel progetto.
Maison des jeunes de Tamines / Sambreville
Centro giovani del comune di Tamines / Sambreville (Belgio) - gruppo belga partecipante al progetto e partner per la realizzazione delle attività in Belgio
Associacion juvenil Intercambia / Malaga
Associazione giovanile di Malaga, attiva nel campo degli scambi e dei progetti europei - gruppo spagnolo partecipante al progetto e partner per la realizzazione delle attività in Spagna
Centrul Voluntariat Resita / Resita
Associazione giovanile di Resita, titolare di un centro giovani molto attivo in progetti ambientali, di educazione alla natura ecc - gruppo rumeno partecipante al progetto e partner per la realizzazione delle attività in Romania

Informazioni e materiali sono sul sito del progetto http://www.nonvirtualyouth.eu e possono essere richieste anche a Spazio Giovani: nonvirtual@spaziogiovani.it, tel.: 039 23 01 133


per contatti con la stampa (si prega di non pubblicare questi recapiti):
Michele Di Paola
Spazio Giovani Onlus
039 23 01 133

Matteo Fiani
Spazio Giovani Onlus
039 23 01 133

 

Print Friendly, PDF & Email

Per sviluppare una nuova cultura della mobilità

Il Comune di Vimercate, nello scorso mese di Giugno, ha sottoscritto con i Dirigenti Scolastici dei 4 Istituti dell’Omnicomprensivo (Banfi, Einstein, Floriani, Vanoni), un Protocollo d’Intesa per favorire la progettazione e la realizzazione di iniziative legate alla Mobilità Sostenibile e all’Educazione Ambientale nelle Scuole Superiori.

Nel mese di Settembre, grazie all’impegno dei quattro Istituti, nell’ambito del Progetto “Best Mobility” finanziato dalla Regione Lombardia, è nato il progetto Ciclobus: docenti e personale del Comune di Vimercate, in alcuni giorni della settimana, quando le condizioni meteorologiche lo permettono, accompagnano gli studenti in bicicletta lungo il tragitto casa-scuola.
A questa iniziativa, innovativa nel campo dell’educazione all’ambiente, hanno partecipato una trentina di studenti dei quattro istituti.
L’esperienza è stata possibile anche grazie al completamento delle piste ciclabili che collegano Bellusco e Bernareggio all’Istituto Omnicomprensivo di Vimercate.

Il messaggio che con questa iniziativa si è voluto comunicare agli studenti è che la bicicletta è un mezzo rapido e comodo per gli spostamenti e un modo per socializzare in modo sano e pulito. Il Ciclobus rappresenta un modello educativo parallelo all’attività didattica tradizionale che le Scuole possono utilizzare per alcuni insegnamenti, come lo sport, la cultura, l’ambiente e le altre discipline scientifiche.

L’inverno, ormai alle porte, determinerà la sospensione dell’attività fino alla prossima primavera, ma l’auspicio è che quel gruppo cospicuo di ragazzi che ha partecipato alla prima esperienza di Ciclobus, possa diventare un gruppo consistente di studenti e docenti, che quotidianamente utilizzano la bicicletta per gli spostamenti.

Mercoledì 25 novembre alle ore 12.45, presso l’auditorium dell’istituto Vanoni di Vimercate, sono stati premiati dal Comune di Vimercate gli studenti e i docenti che hanno partecipato al Ciclobus.


L’Amministrazione Comunale, 26 novembre 2009

 

Print Friendly, PDF & Email



Alberto Maria Giulini: Variazioni SU UN TEMA
A Villa Greppi di Monticello Brianza una mostra personale del pittore dal 19 novembre al 3 dicembre

Monticello Brianza (Lc) – Giovedì 19 novembre alle ore 18  presso la Sala Granaio di Villa Greppi vernissage della mostra personale Variazioni su un tema del pittore Alberto Maria Giulini.

“Per questa nuova mostra Alberto Maria Giulini ha deciso di operare sulle efferenze, assumendo come punto di partenza un proprio paesaggio eseguito ad olio su tela qualche anno fa (la nostra storia, in fondo, s’intreccia a tempi minimali): un’ampia veduta montana dove la luce gioca nel seno di una valle. È risalito quindi alle radici della sua pittura, se così si può dire, ma procedendo in senso opposto, dalla complessità e complicazione materica - per la via di una decostruzione formale - alla ricostituzione, per gesti essenziali corrispondenti a traiettori semplificati, di variazioni figurali sul tema. Esiti ottenuti non tanto attraverso l’abolizione della materia quanto attraverso una sua revisione critica, per quell’esigenza di riduzione che si connatura alle menti aperte.
È una composizione di Brahms che Giulini qui invoca come riferimento, e non senza fondamento. Si tratta
delle Variazioni su un tema di Haydn nella versione per orchestra (Opus 56 a, Vienna 1873) che troviamo
altresì ad accompagnare la sapiente trascrizione video realizzata dal pittore, come d’abitudine senza enfasi, a documentazione dei passaggi esecutivi dei propri aquerelli sulle carte.” (Alberto Crespi).

L’esposizione sarà aperta al pubblico dal lunedì al venerdì dalle ore 15 alle ore 18,30, sabato e domenica dalle ore 10,30 alle ore 12,30 e dalle ore 15 alle ore 18,30. Per prenotazioni visite fuori orario: albertomaria.giulini@alice.it oppure 347 2228699.
Nel corso dell’esposizione artistica, sempre presso il Granaio, venerdì 27 novembre alle ore 20,30 concerto vocale e strumentale con la partecipazione del M° Paolo Vaglieri. Con il patrocinio del Consorzio Brianteo Villa Greppi e del Comune di Monticello Brianza.
(Antonella De Chiara 340 8967170)

SCHEDA BIOGRAFICA
Alberto Maria Giulini, nato a Roma nel 1947, si trasferisce a Milano con la famiglia nel 1951. Dopo la
formazione classica a Roma consegue la laurea in Scienze Economiche all’Università Bocconi di Milano e nel ’79 il diploma all'Accademia di Brera ai corsi di scenografia di Varisco, avendo tra gli altri docenti
Guido Ballo. Esercita l'attività di pittore privilegiando il lavoro di ritrattista su commissione. Dal 1998 si prodiga nella cooperativa onlus Il Volo che opera per il recupero di ragazzi con disturbi di personalità nella sede di Villa Ratti a Monticello in Brianza. Vi avvia e dirige per due anni il laboratorio d'arte. Riprende quindi la propria attività artistica lasciando sempre maggior spazio ad una pittura di significativa libertà espressiva e felicità creativa che sfocia naturalmente in un rapporto lineare ed estremamente nitido con il colore in lavori su carta e su tela, sovente di grandi dimensioni, innervati da particolare sensibilità e da un immaginifico rapporto con la grande musica, di casa in famiglia. Supportano altresì la sua personalità d’artista un profondo convincimento della presenza del soprannaturale nella natura e nell’uomo e l’intima necessità della sintonia con la creazione. Senza misticismi né ritualità. Del 1972 la prima personale alla
galleria Cortina di Milano. Nuove personali dagli anni ’80: Studio di via Ciovasso, Milano 1981; Biblioteca civica, di Monticello Brianza 1987; Galleria Cortina, Milano 1989; Galleria Linea 70, Verona 1998; Galleria In Brera, Milano 1990 e 2001; Biblioteca Civica di Cernusco sul Naviglio 2000; Villa Camperio, Villasanta 2003. Nel 2005 realizza le scene per La Serva Padrona di G. B. Pergolesi al Teatro di Verdura di Milano. Nel 2008 personale a Villa Greppi di Monticello. Nel 2009 espone alla Galleria Civica d’Arte contemporanea di Lissone nel contesto della mostra Presenze del contemporaneo e allestisce una personale di aquerelli alla Saletta Reale della Stazione di Monza, su invito dell’Associazione Amici dei Musei per il ciclo espositivo Il colore trasparente (Giulini, Meyer, Dirnaichner) a cura di A. Crespi. Scritti e recensioni di R. Allegri, F. Arensi, M. Mojana, D. Montalto, C. Sala.

Alberto Maria Giulini. Variazioni su un’icona data
di Alberto Crespi
A volte, risalendo alle fonti di un’immagine per dirimere quanto di tradotto - nel senso di trasferito
visualmente, ma anche trasmesso da una tradizione (delle più diverse aree) - da quanto d’autografa
invenzione essa ci propone (il nome dell’Autore della pittura originale, seguìto dalla parola “invenit” era
giusto scritto al piede delle incisioni di riproduzione), ci si trova a ragionare sulle vie stesse della
trasmissione dei dati e sui percorsi della trasformazione dei dati stessi lungo le epoche e le stagioni. Ma
questo valga solo da premessa. Basti dire che ciò si può sostenere per la storia delle arti visive (molto più
ampia e articolata) ma anche per la storia della musica (in occidente, nella relativamente breve stagione dal classicismo al romanticismo).
Per questa nuova mostra Alberto Maria Giulini ha deciso di operare sulle efferenze, assumendo come punto di partenza un proprio paesaggio eseguito ad olio su tela qualche anno fa (la nostra storia, in fondo, s’intreccia a tempi minimali): un’ampia veduta montana dove la luce gioca nel seno di una valle. È risalito quindi alle radici della sua pittura, se così si può dire, ma procedendo in senso opposto, dalla complessità e complicazione materica - per la via di una decostruzione formale - alla ricostituzione, per gesti essenziali corrispondenti a traiettori semplificati, di variazioni figurali sul tema. Esiti ottenuti non tanto attraverso l’abolizione della materia quanto attraverso una sua revisione critica, per quell’esigenza di riduzione che si connatura alle menti aperte.
È una composizione di Brahms che Giulini qui invoca come riferimento, e non senza fondamento. Si tratta
delle Variazioni su un tema di Haydn nella versione per orchestra (Opus 56 a, Vienna 1873) che troviamo
altresì ad accompagnare la sapiente trascrizione video realizzata dal pittore, come d’abitudine senza enfasi, a documentazione dei passaggi esecutivi dei propri aquerelli sulle carte.
In un tornante particolare della sua vita, che si potrebbe definire un momento di impasse, tra fine settimo e
inizio ottavo decennio dell’Ottocento, Brahms si immerge in una composizione altrui (di Haydn o piuttosto
di Pleyel, allievo di questi dagli anni ’70 del Settecento a Eisenstadt nonché costruttore di pianoforti ed
editore a Parigi), estrapolandone un tema che giunge a suggestionarlo con la solidità strutturale propria del corale. Il primo passo è quello di copiarlo, conservandolo in un cassetto per qualche anno mentre la sua linea melodica lievita nella mente del musicista fino ad esigere d’occuparsene, ricostituendolo in una nuova composizione per due pianoforti (suonare in due è divertente perché fa del pianoforte un’orchestra intera, amplificando la tua azione: Brahms e Clara Wieck se ne intendevano).
Le Variazioni sono un genere che, almeno in epoca ottocentesca, prelude a prove di maggior consistenza.
Nella fattispecie per Brahms hanno sbloccato l’accesso alla sinfonia. Era la rarefazione, la linearità estrema dell’ultimo Beethoven l’ostacolo che il musicista di Amburgo non era ancor pronto ad affrontare e, d’altra parte, la difficile naturalissima semplicità dell’amico Schumann - troppo presto scomparso lasciandogli una complessa eredità emotiva - non gli apparteneva.
Nel quindicennio tra 1856 e 1870, Brahms lavora assiduamente inseguendo una propria concezione di
leggerezza, ampliando il proprio background in vista di un comporre di maggior respiro, raffinando la
propria conoscenza della scrittura per voce con la direzione di coro, essenziale alla maturazione
compositiva. La frequentazione assidua del Lied gli aveva aperto l’orizzonte, come a tutti i suoi colleghi
lungo il XIX secolo: basti citare le quindici Romanzen aus Ludwig Tieck Magelone, seducente prova
dell’espressione drammaturgica brahmsiana, che vede la luce tra 1861 e ’68. Tra gli stessi anni Sessanta e i Settanta, nell’abbozzo dell’opera Rinaldo (dal 1863), nel primo dei due canti per contralto, viola e
pianoforte (Opus 91, 1864) e nel Deutsches Requiem (1868), nella Rapsodia per contralto e nella prima
sezione dei Liebesliederwalzer (1869), fino al Schicksalslied (1871), accanto ai sestetti per archi, ai tre
quartetti e al quintetto con pianoforte, prosegue la configurazione di un’estetica brahmsiana imperniata su
un rigore classicista rimodulato da un profondo spirito romantico, innervata da perfetta conoscenza di
contrappunto e polifonia, sorretta da splendido colore e ricca di invenzioni melodiche e ritmiche.
Il tutto accanto ad un’attività concertistica continuativa fino agli anni ’70, profonda nella lettura dei testi e
di convincente valore interpretativo come riferisce la critica dell’epoca. E le Haydn Variationen, concepite
tra ’70 e ‘73, mostreranno nella loro versione orchestrale, seguìta a quella pianistica, quel controllo totale
della tecnica che consentirà a Brahms di procedere, nei decenni a seguire, all’elaborazione del tessuto
sinfonico. Possiamo considerarle dunque un vero punto di ripartenza.
Come è noto, il lavoro di Brahms di struttura su un corale seguito da otto variazioni e un finale, nel
succedersi di questi tempi: Andante (tema), Andante con moto, Con moto, Vivace, Andante, Poco presto,
Vivace, Grazioso, Poco presto e Andante finale. L’aura che ne proviene è di maestoso fluire d’armonie in
sonorità smaglianti, con un ventaglio espressivo amplissimo, dal severo quasi cupo al leggerissimo quasi
giocoso, inframmezzati da lanche di calma assoluta. Si percepisce l’enorme mole di lavoro svolto, ma
anche come su di essa possa innestarsi qualcosa di potente e di nuovo.
Alla base del lavoro sta sempre la capacità di sviluppare in fatti complessi elementi semplici ma
estremamente versatili. Appartiene all’intelligenza dell’arte e alla sapienza tecnica condurli ad esiti alti. È
proprio sulla versatilità degli elementi primari che si gioca il valore dell’assieme, nelle mani - diciamo per
abbreviare - più o meno esperte del compositore o dell’artefice, oltre che nelle capacità della sua mente di
conoscere, trasformare e far proprio il materiale sonoro così come la materia delle arti visive. La tecnica
della variazione sta alla base di ogni composizione. Brahms era accusato di giocare su cellule di quattro
suoni un’intera sinfonia: ciò significa invero possedere infinite capacità di approfondire i dati e di
trasformarli.
In fondo, il lavoro che Giulini compie attorno al vecchio dipinto di paesaggio è abbastanza simile:
all’analisi dei suoi componenti primari segue una rielaborazione dinamica che, attraverso la rinuncia della componente pesante (il legato materico dell’ultimo naturalismo), conduce ad illuminare nuove possibilità di lavoro su dati depurati da ogni scoria. Può dunque riprendere ad elaborare in modo complesso – tenendo sempre davanti a sé l’esigenza della trasparenza. Del resto, si avrà subito riscontro del livello di pulizia formale tenuto in ognuna delle variazioni; si vedrà subito quanto lavoro è stato realmente fatto e quanto rimane da fare, quanto è stato sottratto alla densità in favore della luce. Nei fatti, le sue Variazioni all’acquerello costituiscono una necessaria rilettura delle modalità di linguaggio, quasi passandole in rassegna, per adire nuova espressività. Occorre sottolineare che tale procedimento è messo in campo piuttosto raramente oggi, e soltanto da chi non teme di perder tempo con l’esercizio, sapendo che solo per quella via il tocco acquista sicurezza, la mano duttilità. Non si pone arte senza regole, senza paziente acquisizione di specifiche abilità, senza umile tributo ai maestri ma anche senza il coraggio di sperimentare per andare oltre, per superare anche i propri risultati, senza considerarli intoccabili, cosa “perniciosissima”si sarebbe detto qualche secolo fa - e la parola è tanto particolare ed evocativa di catastrofi che va benissimo anche oggi.
I fogli in mostra parlano dei giochi della luce in una valle montana, ricostituiscono per ampi gesti la
suggestione di volumi splendenti, proponendoli sotto diverse angolazioni (basta un passaggio di nubi che
monte e valle sembrano cambiar configurazione, ora e stagione), riferiscono di movimenti di cieli a corona delle cime, un tempo di lenta danza, individuano anfratti di rossi violetti (ho gia avuto modo di sottolineare la pulizia e la sontuosità del colore di Giulini), accompagnano con un pedale di fresche ombre chiarità di fraseggio, in una vera passeggiata nella natura che per Brahms ad Ischl era occasione propizia per continuare ad elaborare musica e per Giulini nelle valli dolomitiche meditare sulla pittura.
Vi si ritroveranno, prima suggerite all’interno dell’elaborato, infine limpidamente tese come un chant en
dehors, le linee della composizione di riferimento. Sta sempre alla maestria del compositore - come del
pittore - far sì che ogni configurazione e ogni gesto contribuiscano congruamente a render chiaro il
procedere piuttosto che oscuro, conservando quella purezza che attiene naturalmente al suono come al
colore, e intatta la scioltezza persuasiva della scrittura come del gesto. Appartiene alla suggestione del
comporre l’infinito intreccio di suoni e di gesti, chiamati ciascuno a portare il proprio specifico contributo,
che costituisce l’opera nel suo assieme.
Musica e pittura nascono - si sa - da una limitata serie di suoni e colori: se in musica, ordinati
dall’intelligenza, dalla sapienza tecnica e da una precisa impostazione estetica possono esser condotti ad
esiti complessi, a volte imperituri, in pittura, attraverso alchimie creative, trasmettono agli sguardi la
suggestione di immedesimarci nel sogno colorato dell’artista.
Se Giulini ha scelto una proprio quadro per lavorarci sopra (cosa che a tutta prima mi aveva lasciato
perplesso), è perché ritiene tout court che ci sia del lavoro da fare e non ha timore di metterlo e rimettersi in discussione.
Le sue carte dipinte si posson leggere come un libro, un approccio per fogli sciolti, ma chiaramente
consequenziali, ad una storia di maggiori proporzioni supportata nella sua mole da un parallelo
procedimento di rarefazione, quel difficile andar “contro” la materia, di cui s’è detto, per ritrovare le tracce primarie delle frequenze cromatiche.
Personalmente considero la serie di variazioni presentate nella mostra odierna come prodromi per una
partitura di più largo impegno che, se nelle forme della musica potrebbe definirsi come poema sinfonico, in quelle della pittura potrebbe ritrovare anche la figura nel contesto di un amplissimo leggerissimo
trasparente spazio narrativo.

Variazioni su un tema dei pani e dei pesci
Pensavo di scrivere un breve racconto sul ragazzo dei pani e dei pesci. E nella mia mente l’ho riscritto tante e tante volte, sempre più bello, sempre più significativo… almeno così mi pareva nelle nebbie della falsa veglia mattutina, quando tutti i frutti del pensiero paiono saporitissimi; ma scrittore non sono né la mattina né la sera…
Però mi è rimasta la voglia di buttar giù due riflessioni sicuramente non originali: conto sulla pazienza del
lettore. Il ragazzo dei pani quel giorno si è alzato più presto del solito per seguire la gente che si avviava ad incontrare il Maestro.
Aveva deciso di andare per cercare i suoi fratelli, andati via da casa abbandonando tutto, beni, parenti: il
padre che aveva bisogno di braccia forti e giovani, la madre, la sorellina più piccola che li adorava e lui che tutto aveva imparato da loro e che aveva bisogno di loro più che della luce del sole. Tanti erano quelli che se n’erano partiti così per seguire il Maestro: se li portava via. Così si era determinato ad andare anche lui, non per ascoltare il Maestro, ma per cercare i suoi fratelli.
Quella mattina insomma si avvia, con cinque focacce cotte al forno dalla madre (due per i figli più grandi,
una per il piccolo) e chiede allo zio pescatore due pesci belli grandi, per i suoi fratelli, a lui il pesce non riesce ad andar giù. Ci ha provato perché cerca in tutti i modi di far come loro, camminare, parlare, ridere, sbuffare; tutto gli riesce di far come loro, ma il pesce proprio ancora no, è una roba troppo da grandi.
Quindi va, cammina con gli altri, condivide il viaggio ma non l’intenzione. Quando arriva sul posto del
ritrovo lo si vede girare fra i gruppi in attesa, poi salire in cima alla collina ai piedi della quale la gente si
raduna in attesa del Maestro. Dall’alto spera di riconoscere le figure dei suoi.
E’ così intento che non si accorge che alle sue spalle arriva il gruppo del Maestro; li cerca correndo e
chiedendo notizie a lui, ai discepoli alle donne: niente.
Se non sono qui, dove sono? Prova una gran delusione, improvvisamente sente addosso tutta la stanchezza
del viaggio, tutto il peso della speranza delusa: si addormenta lì, in mezzo alla gente che segue il Maestro e
che lo ascolta. Dorme a lungo e profondamente tanto che chi lo scuote dura una gran fatica a svegliarlo ed altrettanta a farsi rispondere, vuol sapere cosa ha nella sporta. <<Cinque focacce e due pesci per i miei due fratelli. >>. Gli vien detto che lì di fratelli ce ne son cinquemila che hanno fame e gli portano via il fagotto senza tanti complimenti.
Per il nostro piccolo protagonista è troppo, veramente troppo. Gli portano via il cibo suo e dei suoi fratelli,
per dividerlo tra i tantissimi, affamatissimi convenuti. Li descrivevano come tipi un po’ esaltati; altro che
esaltati, questi son fusi ed anche un poco stronzi. Si sente disilluso, umiliato ed impotente, si fa largo tra la
folla che si accalca, urla di farlo passare e quando finalmente esce da quella mischia, si volge un attimo per vedere qualcosa che gli ricorda un formicaio brulicante. Si conferma del fatto che questi son tutti matti.
Decide di prendere la via del ritorno verso casa. Un uomo lo rincorre, lo chiama e gli chiede se non ha
fame. Certo che ha fame: è arrabbiatissimo ed ha una fame blu.
Nella cesta che gli vien porta sono rimasti cinque pani e due pesci. Il ragazzo guarda l’uomo, ringrazia per
i cinque pani ma i due pesci li lascia nella cesta, si prenderà anche le focacce destinate ad i fratelli, i pesci li lascia a chi li riesce a mangiare.
Alla fine più che delle riflessioni ho buttato giù il mio racconto. Le riflessioni le lascio a voi.

 

Iscriviti alla newsletter
Iscriviti gratis alla nostra newsletter per ricevere gli aggiornamenti e le novità sugli articoli e le iniziative di Vorrei

Per iscriverti devi accettare i nostri termini di utilizzo dei tuoi dati, ovvero la nostra politica riguardo la privacy. Non li cediamo a nessuno e non abusiamo mai! :)