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Negli ultimi anni la Provincia di Monza e Brianza è stata messa a dura prova dalle crisi aziendali. «Non abbiamo un sistema paese. Siamo 60 milioni di individualità senza identità. I politici italiani rincorrono la prossima illusione ma non il prossimo futuro». L'assenza di Governo e Regione

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opo aver narrato i due casi più difficili, la Carlo Colombo e la Yamaha, abbiamo incontrato il Presidente della Provincia, chiamato in causa dai lavoratori intervistati precedentemente. A lui abbiamo rivolto alcune domande suggerite dagli stessi lavoratori coinvolti. Il nostro lavoro di inchiesta continuerà nelle prossime settimane.

Sono state vertenze che mi hanno tolto il sonno perché erano molto complesse

Presidente, quale è stata l'azienda in crisi più difficile da gestire?
Sicuramente le due più grandi e famose: la Yamaha e la Carlo Colombo. La Yamaha è stata la vertenza più carica di tensione emotiva. La Yamaha non voleva caparbiamente utilizzare la Cassa Integrazione Speciale per accompagnare la procedura di chiusura aziendale. Mentre ero sul tetto a solidarizzare con i quattro operai, la dirigente del lavoro della Provincia si trovava al Ministero del Lavoro a Roma. A un certo punto ho ricevuto proprio da lei una telefonata. Mi riferiva della preoccupazione, quasi da panico, del rappresentate Yamaha, presente anche lui al tavolo negoziale. Il presidente giapponese aveva paura che potessi farmi male, chessò, scivolando magari dal tetto. Per Yamaha sarebbe stato un disonore senza precedenti. Forse per questo fu raggiunto un accordo e l'azienda accettò gli ammortizzatori. Così grazie a questo ripensamento i dipendenti coinvolto nei licenziamenti ebbero un preziosa boccata di ossigeno. Una situazione simile si è verificata alla Carlo Colombo. C'era una seria difficoltà a interloquire con la proprietà. Inizialmente mandava ai tavoli negoziali l'amministratore delegato. Solo dopo forzature si è riusciti a sbloccare l'indisponibilità. In queste vertenze siamo stati a fianco dei lavoratori. Sono state vertenze che mi hanno tolto il sonno perché erano molto complesse.

Che risultati avete raggiunto?
Alla Carlo Colombo siamo riusciti con molti sforzi a trovare un ricollocamento per un certo numero di lavoratori. L'accordo si è rivelato più difficile del previsto. Abbiamo monitorato e diffuso centinaia di curriculum in tutte le aziende del territorio. Ci sono state altre situazioni molto sofferte perché eravamo nel pieno della crisi produttiva. In questo contesto si trascinava anche la crisi di Bames e Sem a Vimercate. Comunque siamo riusciti ad attivare una serie di ammortizzatori in deroga e a continuare a prodigarci nel tentativi di re-industrializzazione del sito. Impegno molto faticoso, perché è risultato difficilissimo trovare aziende disposte a trasferirsi. Nel frattempo la proprietà è passata a Unicredit Leasing, che era la finanziatrice di Bartolini, l'operatore che si era precedentemente preso in carico la re-industrialiazzazione. Nella provincia avevamo già un numero elevato di aree dismesse. In questo contesto difficile si sono inserite ulteriori chiusure aziendali. Tra le altre cito la vicenda Interfila di Limbiate, una delle tante aziende di proprietà multinazionale, vittima della concorrenza asiatica e della delocalizzazione.

Avete operato solo con misure di tamponamento? Le istituzioni non hanno messo in campo una strategia complessiva per fronteggiare la crisi?
Questo approccio sarebbe stato di competenza della Regione e del Governo. Se oggi non sono arrivate risposte adeguate e si vive alla giornata è perché le istituzioni alte si sono sottratte al loro compito. Siamo stati lasciati soli con i sindaci e i lavoratori del territorio a fronteggiare le emergenze. E' stata una amara delusione vedere nei tavoli dei livelli superiori la sola partecipazione di tecnici e funzionari. Il livello politico, in particolare quello romano, si è di fatto eclissato. Ma nonostante questa latitanza abbiamo messo in campo tutte le risorse possibili a nostra disposizione. In questi anni la Provincia ha investito 36 milioni di euro per le politiche del welfare. Grazie all'eccellente lavoro del nostro staff, guidato dalla dirigente Erminia Zoppè, siamo riusciti a mettere in movimento una serie di azioni che alla fine hanno riattivato numerosi posti di lavoro. Abbiamo preso a modello un progetto gestionale dalla Camera del Lavoro di Milano, speso un milione di euro per corsi di formazione e attivato diversi bandi.

La Provincia ha investito 36 milioni di euro per le politiche del welfare

Ci sembra di capire che questo sia stato uno dei principali campi di azione della Provincia. I comuni come hanno risposto i termini di collaborazione?
Si. Abbiamo investito molto sul lavoro e sul welfare. I comuni hanno fatto quanto potevano. Bisogna tenere conto del carattere sovra locale degli insediamenti e del sistema economico lavorativo. Per esempio nel caso di Bames e Sem solo il 5% dei dipendenti sono residenti a Vimercate. Il ruolo della provincia, specialmente in questo settore, è di vitale importanza, dovendo affrontare problematiche di area vasta. Ma come detto prima, fa sconcerto l'atteggiamento del governo nazionale. Nel Vimercatese abbiamo la cosiddetta silicon valley brianzola: qui ci sono aziende importanti come Stm, Alcatel, Ibm, Micron e Bames e Sem. Questo è un importante settore strategico da preservare e sviluppare. Invece il governo, sempre intento a far cassa, non trova di meglio che pensare a vendere la quota azionaria di Stm. Per fortuna, dopo accorate proteste levatesi dal territorio, questo proposito nefasto è rientrato. Ma resta ancora la vicenda Micron che grida vendetta. La società multinazionale Nymonix, con il bilancio in meno, acquisisce Micron da Stm e porta in positivo il bilancio, risollevandosi da un fallimento certo. Una volta realizzato il guadagno penalizza le nostre aziende licenziando i nostri lavoratori.

In questo caso ci sono responsabilità della politica nazionale?
Non abbiamo un sistema paese. Siamo 60 milioni di individualità senza identità. I politici italiani rincorrono la prossima illusione ma non il prossimo futuro. Si lasciano guidare dai sondaggi vivendo alla giornata. Abbiamo bisogno di una politica lungimirante e sopratutto di capacità decisionale. Siamo in democrazia, è giusto ascoltare tutti, ma poi è doveroso passare ai fatti e applicare le decisioni prese, permettendo a chi ha vinto elezioni democratiche di perseguire le scelte.

 

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Dario Allevi davanti ai cancelli della Yamaha di Gerno

 

Cosa farebbe se fosse al posto di Renzi?
Politiche per il lavoro. Il lavoro non si crea per decreto ma su una visione complessiva di paese. Bisogna creare le condizioni orientando nel modo migliore le risorse e finalizzandole a colmare il gap delle nostre aziende. Si deve intervenire nel cuneo fiscale e creare occupazione attraverso lo sviluppo delle nostre imprese. Dobbiamo valorizzare quanto abbiamo, investire nella cultura e nel patrimonio artistico. Il secondo campo di azione strategico è il risparmio energetico: qui ci sono ricadute virtuose e consistenti sull'economia.

Che effetto ha fatto salire sul tetto della Carlo Colombo?
Ho dato il mio contributo per fare ascoltatore i lavoratori. E' stata una grande emozione, una sensazione esperienziale indelebile. Loro stavano lì sopra nonostante la temperatura di 50 gradi. Da questi lavoratori ho ricevuto uno stato d'animo fortificato per affrontare con grande motivazione tutte le altre crisi aziendali. Relazionandomi con loro ho percepito la loro educazione del rispetto e mi sono immedesimato con il loro figli e famiglie, con le loro difficoltà a pagare le bollette e affrontare gli impegni. Sono state forti sensazioni. Ho partecipato a quasi 200 tavoli di crisi aziendali.

C'è un futuro in Brianza?
Dipende dalle sorte del Paese: se il Paese diventa sistema forse, possiamo sperare di farcela e salvare il made in Italy. Non è più sufficiente cullarci nel nostro know how. Abbiamo — è vero — potenzialità, ma queste devono essere supportate da una grande capacità di creare appetibilità e attrazione per i nostri prodotti. Abbiamo settori importanti come quello del mobile o della meccanica, ma necessitano di svilupparsi e di introdurre innovazione.

Dobbiamo valorizzare quanto abbiamo, investire nella cultura e nel patrimonio artistico

Cosa ha fatto la provincia in questi 5 anni?
La nostra provincia è partita da zero. Volevamo creare un ente pubblico con 500 dipendenti, chiudiamo con 282. Un dipendente su 2900 abitanti. Abbiamo privilegiato la politica del fare a quella del dire. Dal 2009 abbiamo trascorso un quinquennio di ristrettezze e crisi produttiva. Lo stato centrale ci ha in continuazione tagliato le risorse e ci ha tenuto costantemente nel tormentone della abolizione delle province. Non ci siamo pianti addosso e abbiamo dimostrato l'utilità della provincia. Possiamo vantare un risultato positivo

E' aumentata la coscienziosa della popolazione sui temi dell'ambiente e del territorio

Siete stati anche nel mirino della magistratura.
Ci sono state indagini ma su responsabilità non di ambito provinciale. Gli assessori indagati sono stati imputati per fatti legati ad attività svolte precedentemente fuori dalla provincia. Per quanto ci riguarda non ci è stato contestato nessun atto o delibera e la nostra attività può godere della massima trasparenza. Nonostante tutte queste difficoltà siamo riusciti ad approvare il PTCP con solo un voto contrario. L'approvazione del piano territoriale è stato un risultato straordinario a dir poco rivoluzionario, perché si è realizzato con il sostegno di tutti: maggioranza e minoranza hanno lavorato con il massimo impegno e collaborazione. Nella Provincia più cementificata d'Italia le cose sono cambiate: è aumentata la coscienziosa della popolazione sui temi dell'ambiente e del territorio. Probabilmente è grazie a questa maturata coscienza che è prevalsa una puntuale attenzione dell'Amministrazione nelle relazioni politiche, ma anche nelle relazioni con le associazioni ambientaliste e la popolazione.

Il sito della Provincia: http://www.provincia.mb.it/index.html

 

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Un servizio de Il Giorno

Gli autori di Vorrei
Pino Timpani

"Scrivere non ha niente a che vedere con significare, ma con misurare territori, cartografare contrade a venire." (Gilles Deleuze & Felix Guattari: Rizoma, Mille piani - 1980)
Pur essendo nato in Calabria, fui trapiantato a Monza nel 1968 e qui brianzolato nel corso di molti anni. Sono impegnato in politica e nell'associazionismo ambientalista brianzolo, presidente dell'Associazione per i Parchi del Vimercatese e dell' Associazione Culturale Vorrei. Ho lavorato dal 1979 fino al 2014 alla Delchi di Villasanta, industria manifatturiera fondata nel 1908 e acquistata dalla multinazionale Carrier nel 1984 (Orwell qui non c'entra nulla). Nell'adolescenza, in gioventù e poi nell'età adulta, sono stato appassionato cultore della letteratura di Italo Calvino e di James Ballard.

Qui la scheda personale e l'elenco di tutti gli articoli.