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La scuola e il doposcuola.

Sommario del nuovo numero

Marilena Chierico
Il professor precario

I tagli della Gelmini spiegati (anche) ai bambini
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Alfio Sironi
Di Rienzo (Zucchi): "il ritorno all’insegnante unico è un grande errore pedagogico"

Marcante (Mosè Bianchi): "Quello del governo è un intervento a testa bassa"

Corioni (ECFOP): "Si creano corsi di laurea per occupare i docenti"
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Simone Camassa
Scuola e lavoro, la formazione professionale

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Carlo Motta
La Scuola Agraria nel Parco di Monza

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Maurizio Ambrosini
Le classi ponte? Un'invenzione tutta italiana

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Giorgio Majoli
Tutti a scuola a piedi?

L'urlo dei Pink Floyd: "Lascia stare i ragazzi"!
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Pino Timpani
Answers. A che serve la scuola ?

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Antonio Piemontese
Video. Il ministro Gelmini a Monza si rinchiude nel Binario7

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Riceviamo e pubblichiamo

Legambiente: allarme Cascinazza, una valanga di cemento in arrivo?

L'ISA Monza si schiera: "Rinnovare la scuola pubblica, non distruggerla!"

Il corteo dell'ISA, le forze dell'ordine e il debutto dei giovanissimi

Il PD Monza contesta l'appalto del CSC Cantalupo

 

Gli altri articoli

Pino Timpani
Il sindacato USIs-CUB "Pezzi del San Gerardo in ragalo?"

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La rivista
Romani parlò: Costruire, costruire, costruire

Vittorio Foa, Una Città e la sinistra che sa sorridere

Nuvole nere sui pendolari

Video. Michele Serra e il "Breviario comico" a Monza


Le rubriche

Nicola Landucci New York Stories
I bar della creatività

Greta Gandini BarçaMenando

Adamo Calabrese La valigia dei libri
L'Ofelia caduta nel fiume

Pino Timpani Storie crude
Monza, i cortili di Giulia

Sofia Marelli Wallsound
L’elettronica degli anni Ottanta: il revival secondo i Caramella Kitsch

Ivan Commisso Anima migrante
Va laurà, barbun

Marilena Chierico Le buone maniere

Giuseppe Civati Futilismi

Mino Vicenti Eurostar

Simone Camassa Suonala ancora, Sam

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Da tenere d'occhio ogni giorno
Il blog che vorrei

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S

ulle trasformazioni che si prospettano all’orizzonte scolastico italiano ne abbiamo sentite dire, ne stiamo sentendo, di ogni genere: una riforma che uccide la scuola, una riforma che alleggerisce la scuola, che non riforma la scuola, che taglia, una riforma militarizzata, una riforma senza padri, una riforma di Tremonti, una riforma che, in fondo, fa l’interesse degli alunni, e più in generale dei cittadini, eliminando i “rami morti” della scuola. Com’è nello spirito di queste pagine - analizzare conoscendo - ci è sembrato doveroso incominciare l’analisi proprio ascoltando pareri che riguardassero in primis la didattica e le problematiche interne alla scuola, lasciando, presente, ma sullo sfondo, lo scenario politico e le strumentalizzazioni che ne discendono. Per ottenere una visione il meno soggettiva possibile abbiamo selezionato tre tra i personaggi più autorevoli, per carriera ed esperienza, della scuola monzese e brianzola; in rigoroso ordine alfabetico, Adriano Corioni, direttore dell’Ente cattolico per la formazione professionale, Vincenzo Di Rienzo, Dirigente scolastico del Liceo classico Zucchi di Monza e Mario Marcante, Dirigente scolastico dell’Istituto tecnico Mosè Bianchi, sempre di Monza.

Cosa è uscito dai nostri colloqui con i tre presidi? Innanzitutto, che le scuole italiane formano ancora ragazzi in grado di inserirsi nel mondo del lavoro e, specie gli istituti tecnici e professionali, mantengono un buon rapporto con le realtà economico-produttive del territorio e riescono in tempi non troppo lunghi ad assicurare l’occupazione degli studenti (si potrà, poi, sindacare sulle tipologie di occupazione trovata, ma queste sono trasformazioni che riguardano più da vicino il mondo del lavoro e sulle quali la scuola può poco o nulla). In secondo luogo, spostando l’attenzione sulle cronache politiche dei giorni nostri, i tre intervistati convengono sul fatto che le modifiche prospettate dall’attuale governo si configurano più che altro come l’effetto dei tagli previsti in diversi campi del vivere, tra i quali la scuola, piuttosto che come una riforma vera e propria. E fino a qui…

Più interessante è addentrarsi negli aspetti tecnici, diciamo didattici e pedagogici, della “riforma”; su questo terreno i tre prendono posizioni agli antipodi, Di Rienzo definisce la scelta del maestro unico per le scuole primarie come “un grave errore pedagogico” e la diminuzione degli orari scolastici come una mossa in controtendenza, che non risponde ai bisogni reali della società, Corioni ribatte dicendo che quello che i media sogliono chiamare “maestro unico” è in verità la riproposizione del modello stellare che da anni caratterizza la quasi totalità delle scuole paritarie: una figura centrale di riferimento per la classe, assistita, a rotazione, da esperti per gli insegnamenti più specifici; modello che sarebbe, stando al parere di Corioni, decisamente più efficace dell’attuale sistema a “tre teste”.

Non limitando la nostra visuale ai piccoli accadimenti dell’oggi, abbiamo proseguito le rispettive chiacchierate tentando di delineare quali siano le maggiori urgenze della scuola italiana; sono state evidenziate diverse problematiche, derivanti contemporaneamente da cause endogene ed esogene, e in particolare: l’assenza di orientamento per gli studenti, la difficoltà ad imparare le lingue straniere, il bisogno di una nuova forma della scuola e di una sua diversa gestione economica, di nuovi contratti per il corpo docente.

Il quadro che insomma emerge è quello di una scuola confusa, disordinata da continue, parziali, riforme incompiute. Una scuola che avverte il disordine, che attende con ansia un rinnovamento, una riforma capace di affrontare la nuova condizione, sociale ed economica, a cui scuola e paese stanno andando incontro. A tal proposito, sembrano un ottimo spunto di riflessione le parole di Di Rienzo: “Se vuole avere successo, una riforma oggi deve essere condotta in modo sinergico da entrambe le parti, deve essere un’operazione bipartisan. Questo è l’unico modo per sottrarre la scuola all’alternanza dei governi e alle conseguenti, sempre parziali, modifiche. Trasformazioni attuate per essere invalidate qualche tempo dopo. Solo concordando una riforma la scuola può avere linee più chiare e il tempo per perseguirle”.

Rimane appesa una sola, grande, laconica, forse un po’ ingenua, domanda: come si potranno conciliare (se ancora esistono) due visioni della società, e quindi della scuola, tanto diverse?

 


Edorado Bennato "Dotti medici e sapienti"

 

 

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