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La nebbia avanza oscurando la blanda luce del cielo. Nelle case del mondo i vecchi sfogliano libri squinternati senza più ardire di leggere.

Ogni giorno, la zia Giuseppina aspetta la corriera sulla strada statale. Lei e il suo cane Os, bravo segugio da caccia. Ma dalla corriera non scende mai il suo sposo, lo zio Ferro, perché lo zio Ferro è sepolto in Africa, nel deserto di El Alamein. Alla zia Giuseppina è giunta la lettera di un commilitone di suo marito, uno che era stato proprio suo amico. Dice la lettera: “Viva l’Italia! Zia Giuseppina, non so se faccio bene a scriverLe, ma devo dirLe che il suo signor marito è come se non fosse morto tanto mi è rimasto nel cuore. Cerco di spiegarmi: era notte fonda, avevamo giocato a scacchi fino a tardi ma non riuscivamo a dormire. Lui si girava e rigirava nell’insonnia. Poi si è levato dalla branda. Forse ha pensato: “Perché macerarsi sotto la tenda quando fuori c’è il più grandioso cielo stellato?” Così è uscito ed è rimasto di sale rimirando la moltitudine delle stelle. Io non so cosa sia successo veramente, ma posso immaginarlo. Tutto il firmamento era acceso sopra El Alamein. Le Pleiadi parevano a portata di mano. Lo zio Ferro ha mosso un passo, due passi. Nell’infinito siderale si sentiva appena lo scricchiolio del suo camminare sulla sabbia. Un altro passo. Un altro passo ancora. Uno sparo! L’avamposto inglese aveva sparato a un’ombra e l’ombra non aveva emesso neppure un miagolio da cucciolo di gatto. Posso immaginare anche ciò che è accaduto dopo: il militare inglese si è ritirato dietro il suo filo spinato, ha riaperto il suo Shakespeare e ha continuato la lettura del Macbeth mentre masticava il chewing-gum. Le stelle non avevano battuto ciglio, solo una cometa aveva lasciato nel cielo una righina, ma subito spenta a significare la sua remota distanza. Zia Giuseppina, la patria non dimentica i suoi eroi. Perché non partecipare ai viaggi in Africa per i parenti dei defunti soldati organizzati dall’esercito? Ai viaggiatori è concesso di portare con sé qualche animale da compagnia, purché non siano pulci eccetera, eccetera. La lettera si dilunga su altri consigli: chi conserva l’abito nuziale indossi quello, altrimenti altri abiti memorabili. Non dimenticare la pila per rischiarare il buio eterno. Inutili le macchine fotografiche: le anime dei defunti non rimangono impresse sulla pellicola di celluloide. E’ consentito qualche libro di preghiere purché in latino, i poveri morti intendono solo quella lingua. La zia Giuseppina è in subbuglio: l’abito nuziale? C’è ancora, conservato nell’armadio della camera da letto, ben difeso dalle tarme con particole di naftalina. Memorabile è anche il foulard di seta ricordo dell’amica Pina: avevano frequentato la stessa scuola, insieme avevano imparato l’algebra ed a cantare poesie: “Quando beltà splendea … tulilem blem blu … negli occhi tuoi ridenti … tulilem blem blu ...” Ombrello? Sì, quello sotto il quale per la prima volta lo zio Ferro l’aveva stretta a sé e lei aveva creduto di volare. La notte prima della partenza per El Alamein la zia Giuseppina sta seduta sul letto, dalla propria parte, mentre dalla parte dello zio Ferro c’è il suo fucile da caccia. Os è accucciato ai piedi del letto, anche lui sveglio, la donna sente il suo frequente sbadigliare. “Perché non dormi?” Il cane sospira. “Ti ho chiesto perché non dormi.” Os nasconde la testa tra le zampe. Appena è l’alba la donna e il cane sono già alla fermata della corriera, ma l’autobus non arriva. Ritardo, incidente? La zia Giuseppina decide di portarsi avanti verso la prossima fermata. Lei e Os vanno di buon passo, ma al bivio con l’Adda sbagliano direzione. Imboccano una strada che si restringe, che diventa straducola, poi si riduce a viottola. Vanno per i campi dove non c’è nessuno se non qualche coniglio selvatico che scappa impaurito, o qualche uccello che per inquietudine svolazza da un cespuglio all’altro, ma ciò non allarma il cane. Ora sono davanti a una campagna che è stata coltivata a granoturco: sono rimasti spuntoni di melgasci come le lance spezzate nell’Iliade, al capitolo della battaglia presso le navi achee. Tutto intorno c’è un velo di nebbia che ondeggia come fosse sospinto. La zia Giuseppina ficca lo sguardo nella bruma, le pare di vedere forme umane, agita le braccia. Os si rizza sulle zampe e punta la nebbia. La donna mette le mani intorno alla bocca e chiama: “Zio Ferro”. Il cane abbaia, vorrebbe scattare verso la nebbia, ma sembra trattenuto da un invisibile guinzaglio. “Zio Ferro! Vuoi che ti scaldi i piedi appena siamo a letto?” grida la zia Giuseppina. Silenzio “I piedi!!!” Silenzio. “I piedi …” Silenzio. La donna lascia cadere le braccia. E’ tardo pomeriggio. La nebbia avanza oscurando la blanda luce del cielo. Nelle case del mondo i vecchi sfogliano libri squinternati senza più ardire di leggere. Nelle case del mondo i giovani leggono nuovi libri con occhi ardenti. Nelle case del mondo maestose matrone cuociono la minestra. Ragazze, come lingue di fuoco, preparano la tavola: posate d’argento, piatti di maiolica, bicchieri di cristallo: no, non è tutto così, ma che importa. I cani dormono sotto la tavola, chi sogna la lepre, chi la folaga. D’un tratto un setter si sveglia, ha sentito passi al di là della porta, si rizza arcuando la schiena. La padrona di casa ha capito. Va alla porta, la schiude. C’è un povero che chiede del pane. Alle sue spalle nevica, è cominciato l’inverno.

Dizionario

Melgasci. Voce lombarda per indicare i gambi del granoturco che restano dopo la raccolta delle pannocchie. Al tempo dei miei nonni con i melgasci venivano accesi grandi falò che illuminavano cammini di vagabondi e accampamenti di zingari. Faville salivano fino al cielo sbandando aironi migranti.

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Gli autori di Vorrei
Adamo Calabrese
Author: Adamo Calabrese

Adamo Calabrese è scrittore, autore di teatro e illustratore. Ha pubblicato con Einaudi il romanzo "Il libro del re", con Albatros i libri di racconti "L'anniversario della neve", "La cenere dei fulmini", "Il passaggio dell'inverno", con Joker "Paese remoto". Ha illustrato i propri libri ed edizioni di Dante, Gibran e Pascutto. Scrive e disegna per il quotidiano "Il cittadinio" di Lodi, per le riviste "Vorrei" di Monza e "Odissea" di Milano. I suoi ultimi lavori teatrali hanno messo in scena opere di Brecht, Joyce, San Francesco e Iacopone. Nel 2012 RAITREha trasmesso un suo testo. Nel 2014 è stato finalista del premio internazionale di grafica satirica "Novello". Insegna letteratura presso le Università della terza età di Sesto san Giovanni e Milano (Università Cardinale Colombo)

Qui la scheda personale e l'elenco di tutti gli articoli.

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