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Paolo Berizzi presenta il suo libro “Nazitalia, Viaggio in un paese che si è riscoperto fascista”: ricordando la responsabilità di tutti verso un fenomeno regressivo che cresce nell’indifferenza generale e nell’opportunismo delle forze democratiche

Invitato dal Comitato antifascista per la difesa delle istituzioni repubblicane di Seregno, che nel corso delle manifestazioni del 25 Aprile gli ha conferito il premio 2019 per la sua attività giornalistica impegnata negli stessi obiettivi, l’inviato di Repubblica Paolo Berizzi ha presentato nella sala civica della città briantea, lo scorso 31 maggio, il suo libro “Nazitalia, Viaggio in un paese che si è riscoperto fascista”, che raccoglie la cronaca di più di quindici anni di episodi legati all’avanzata del neofascismo in Italia: un racconto capillare e inappuntabile, una rappresentazione che oltrepassa la dimensione della cronaca per farsi ricostruzione storica delle dimensioni, delle forme, dei legami di un fenomeno allarmante che troppi si ostinano a negare o minimizzare. Il flusso della cronaca di questi episodi è quasi ininterrotto, esordisce Berizzi: dal 19 Aprile 2018, quando il libro è uscito, si è accumulata una mole di nuovo materiale al quale è difficile perfino star dietro e che potrebbe alimentare la pubblicazione di un sequel al mese, e spinge a chiedersi seriamente cosa stia succedendo nel nostro paese, e se davvero sia un pazzo visionario chi li denuncia, come da molte parti si pretende.

 

un fenomeno allarmante che troppi si ostinano a negare o minimizzare

 Il dibattito intorno a questo allarme è diventato stucchevole e quasi surreale, arrivando fino all’accusa di alimentare esso stesso la crescita del neofascismo. In realtà, la destra costituzionale, quella che non è corretto identificare semplicisticamente col fascismo, è diventata residuale, si stenta a reperirla, perché è stata cannibalizzata dalla destra dell’odio, dell’intolleranza, del razzismo, la destra che ha resuscitato degli slogan che sembravano sepolti dalla storia: i “me ne frego”, i “chi si ferma è perduto”, “tanti nemici, tanto onore”, “io non mollo”, che sono stati diffusi attraverso i social per mesi e mesi con una insistenza  che ha risvegliato e sedimentato presso un pubblico sempre più largo dei contenuti, delle parole d’ordine, che fino a qualche tempo fa solo alcuni coltivavano ed esibivano, mentre credevamo che la Resistenza e la Liberazione ce ne avessero resi immuni. Questa propaganda è servita a resuscitare qualcosa che non si sa come chiamare, dato che a chiamarla fascismo si è accusati di esagerare e a non farlo si è accusati di essere superficiali. Se si vuol farne una questione terminologica, dice Berizzi, possiamo adottare la scelta che Ezio Mauro, ex direttore di Repubblica, ha fatto in un suo recente articolo, definendo il fenomeno “la cosa nera”: possiamo chiamarla come vogliamo, ma poiché sono gli stessi protagonisti a definirsi “fascisti del terzo millennio”, secondo Berizzi possiamo in definitiva sentirci autorizzati a chiamarla fascismo.

 

FOTO BERIZZI

Chi nel corso di questi anni ha denunciato la rinascita di un movimento nettamente fascista, lo ha fatto in maniera isolata ed è stato bersaglio di insulti ripetuti e a volte irripetibili: oggi, settantaquattro anni dopo la Liberazione, quei gruppi che se ne stavano appartati in attesa di un momento e di un terreno favorevole si fanno avanti sempre più numerosi e protervi. Già Berlusconi aveva sdoganato il fascismo, ma i post fascisti di allora appaiono ben più compatibili con le istituzioni democratiche rispetto a questa nuova destra estrema dei sovranisti, dei fascioleghisti che, dopo anni di minimizzazione, di sottovalutazione, appaiono sempre più determinati a intimidire, a soffiare sul fuoco del conflitto tra ultimi e penultimi, a fomentare rivolte. Ma i caporioni di Forza Nuova e di Casa Pound che oggi spadroneggiano nelle periferie, sobillando contro gli immigrati quel popolo che attende risposte da parte dello stato a legittimi bisogni, non sono sbucati dal nulla.

da tempo è caduta la pregiudiziale antifascista, e i fascisti sono tornati

 

C’è una parte di sinistra che non solo non ha dato risposta a questi bisogni, ma non ha visto né ha voluto vedere l’onda nera montante: ha perduto la capacità di indignarsi per le parate coi saluti romani, le ronde dei neofascisti nei quartieri, nei parchi del degrado, sui tram, sui treni, nelle metropolitane. Per anni si è guardato a questi fatti come a fenomeni di folklore, e a destra si è insistito sul fatto che la causa delle rivolte stava nell’accoglienza indiscriminata dei migranti, stupratori, ladri, criminali. Così è caduta la pregiudiziale antifascista: l’Italia, quasi a sua insaputa, si è riscoperta fascista. D’altronde, anche l’attacco alla Resistenza, alle celebrazioni del 21 Aprile, come ha ricordato in apertura di serata il presidente del Comitato antifascista, non è un fatto nuovo: certe dichiarazioni datano ormai dagli anni Settanta, ed anche questo revisionismo ha dissodato il terreno per la semina neofascista. Non ci si indigna più di fronte all’odio, all’intolleranza, non ci si indigna contro chi si fa forte coi deboli, contro chi se la prende con donne e bambini che nulla sanno del fascismo, ma lo stanno imparando a loro spese. A sinistra si ripeteva, e si ripete, che non c’è in Italia il rischio di un ritorno del fascismo, che il fascismo è morto per sempre, mentre invece il fascismo è tornato di moda, i fascisti sono tornati: sono tornati ad occupare piazze, quelle fisiche, ma anche quelle virtuali, si pensi alle centinaia di pagine web gestite da questi gruppi. Sono tornati anche se due leggi dello stato, la Scelba del ‘52 e la Mancino del ’93, li hanno dichiarati fuorilegge. Oggi, quando si ripete quella frase che recita “ Il fascismo non è un’opinione, è un crimine”, è come se si volesse chiudere la stalla quando i buoi sono ormai scappati: si è perso molto tempo in questi anni, ci si è rifugiati nelle comoda illusione di un rischio inesistente, anche di fronte ad episodi come la tentata strage di Macerata ad opera di un ben noto candidato della Lega, sempre presente nelle manifestazioni di Casa Pound.

minacce dora

 

Oggi, sostiene Berizzi, il fascismo in Italia è al potere: non in modo ufficiale, ma attraverso un partito che dei gruppi neofascisti attrae i voti, dato che ne condivide le istanze, le battaglie e le parole d’ordine. A cominciare da quello slogan “Prima gli Italiani” che non è stato inventato da Salvini, ma dai suoi alleati di Casa Pound: un’alleanza elettorale stretta nel 2015 attraverso la mediazione di Borghezio, uno dei “soldati” della galassia nera italiana che oggi la Lega non ha ricandidato, ma che è stato il tramite più noto tra quel mondo e il partito oggi al governo; un governo che, infine, quello slogan ha condiviso e fatto suo. Lo ammettono gli stessi leader di Casa Pound e di Forza Nuova: più della metà del loro elettorato ha votato per la Lega. E se ne comprende bene il motivo: se si vuole che le proprie istanze vengano rappresentate, non si sceglie un partito che si sa non supererà il quattro per cento, si fa una scelta di campo sostenendo il partito che potrà portare al governo i tuoi slogan, le tue idee, i tuoi orientamenti. E la Lega è il partito che da anni questi slogan e queste idee ha sdoganato e propagandato, cercando alleanze anche in Europa coi partiti che, come i neofascisti, hanno individuato negli immigrati il nemico comune. 

la Lega è il partito che da anni propaganda gli slogan dei gruppi neofascisti

 

Da anni ormai in Italia non solo è caduta la pregiudiziale antifascista, ma è venuta meno ogni remora nell’assumere pubblicamente posizioni animate dall’odio e dall’intolleranza, legittimandole con la difesa degli interessi nazionali. La svolta nazionalista della Lega si è saldata con la pratica dei gruppi neonazisti che nelle periferie praticano quello che Berizzi chiama “il welfare nero”: la distribuzione di pacchi alimentari, l’occupazione di alloggi, perfino l’offerta di colonie estive per i bambini, un’assistenza “sociale” rivolta solo agli italiani, che sa di occupazione mafiosa del territorio. Là dove lo stato è assente, una forza illegale si sostituisce ad esso attraendo consenso e minando alla base il principio di legalità.

curve ultras

Principio che d’altra parte viene sistematicamente violato nel momento in cui si tollera l’apologia di fascismo e la diffusione dell’odio, vietate dalla Costituzione e da apposite leggi: è accaduto anche in casi clamorosi come quello del gestore di quel Lido di Chioggia dove, in luogo pubblico e di proprietà dello stato, si praticava da tempo, nell’indifferenza generale, non solo una sfacciata propaganda fascista a base di simboli, cartelli, e veri e propri comizi, ma si dichiarava apertamente che “la democrazia fa schifo”, “il cinquanta per cento dell’umanità è merda”, “i tossici vanno sterminati”. È stato proprio Paolo Berizzi, a suo tempo, a segnalare sul suo giornale il caso con abbondanza di particolari, visto che aveva voluto constatare di persona, entrando come bagnante nel suddetto lido in compagnia della figlia. Arrivato sul tavolo della magistratura, il caso è stato archiviato come fenomeno di “libera manifestazione del pensiero”!!! E il leader della Lega commentava l’inchiesta con un colorito invito a Repubblica a non rompere… le scatole ai commercianti! 

la tolleranza di tante aperte manifestazioni di razzismo e fascismo accresce il senso di impunità

 

 Oggi l’autore di Nazitalia, questo tenace e coraggioso cronista, non può più permettersi di infiltrarsi nelle situazioni sulle quali indaga: non solo la sua immagine è divenuta pubblica, ma le minacce che ha subito da parte soprattutto del gruppo neonazista dei DoRa, i Dodici Raggi di Varese, hanno indotto il ministero dell’interno a “proteggerlo” con una scorta, ovvero a garantire la sua incolumità limitando la sua libertà di movimento; ma, si chiede, non sarebbe stato più semplice e conforme alla legge sciogliere questi gruppi che impunemente minacciano e mettono in pericolo la sua e la nostra libertà? L’argine giudiziario non funziona come dovrebbe: la magistratura italiana non ha la necessaria preparazione per affrontare i crimini d’odio, ed è un problema di cui stava tentando di occuparsi l'allora ministro Orlando. Ma al di là di questo, la triste risposta che si può leggere nei fatti è che manchi la volontà politica di contrastare questi fenomeni.

È vero che nel passato i gruppi eversivi del neofascismo sono stati messi fuori legge, ma quel che racconta Nazitalia è che molti degli uomini che oggi guidano la galassia nera provengono da quel passato: Roberto Fiore, il fondatore di Forza Nuova, era un uomo di Pino Rauti, il fondatore del Centro Studi Ordine Nuovo, legato agli uomini della strategia della tensione e delle stragi nere, così come Stefano delle Chiaie, leader di Avanguardia Nazionale, è legato a quel Mario Borghezio che ha tessuto l’alleanza della Lega coi gruppi neofascisti. E di collegamenti internazionali con skinhead e neonazisti di tutta Europa questi gruppi vivono, così come del legame con la criminalità organizzata attraverso le curve ultras degli stadi. È stato proprio dall’indagine sugli ultras, che Berizzi, tifoso dell’Atalanta, ha iniziato ad occuparsi, già dalla sua tesi di laurea, di questo intreccio violento tra tifo calcistico, criminalità e neofascismo: non motivi ideologici lo hanno spinto ad iniziare questo “viaggio”, ma la scoperta e il rifiuto di un mondo che attraverso la tribuna popolarissima del calcio diffonde presso una platea vastissima slogan fascisti, esalta la pratica della violenza contro l’avversario e procura adesioni alle tante sigle territoriali della galassia nera.

Nazitalia indaga anche l’intreccio violento tra tifo calcistico, criminalità e neofascismo.

 

Altre adesioni vengono cercate nel mondo dei giovani non solo attraverso il web, ma anche attraverso i concerti nazirock e la diffusione di marchi di abbigliamento che rappresentano sia uno strumento di identificazione sia un business per alimentare l’attività di propaganda e penetrazione. Ma, ed è l’unica nota di speranza in questa rassegna di fatti insopportabili, forse è possibile che proprio dal mondo giovanile venga una reazione di rifiuto verso questa marea di odio che può infine risultare inaccettabile. Qualcosa forse si muove: qualche giorno fa una sentenza della Corte di Cassazione ha stabilito che il saluto romano è reato, mettendo ordine alla confusione che ha lasciato spazio a sentenze tolleranti; ed è chiaro che la tolleranza ha alimentato un senso di impunità, ha indotto ad alzare l’asticella della protervia e della violenza. D’altra parte accade che la polizia si mobiliti contro gli antifascisti e in difesa della “libertà” dei fascisti, che sono bravissimi a rivendicarla per sé proprio ricorrendo al principio di quella democrazia conquistata a caro prezzo combattendo il regime a cui si rifanno la loro azione e la loro propaganda. Purtroppo i conti col passato non sono stati fatti fino in fondo, i funzionari di quel regime sono rimasti spesso al loro posto, e i suoi residui hanno continuato ad inquinare le istituzioni repubblicane.

20190605 naziitalia

 Purtroppo nei momenti di crisi riaffiorano le pulsioni identitarie, la chiusura nei propri confini, la creazione del nemico, e ha buon gioco la propaganda dalla “miccia corta” che salta i ragionamenti complessi per parlare ad emozioni elementari come la rabbia e la paura: Berizzi ricorda la continua svalutazione degli intellettuali che nel discorso pubblico si è affermata, e che, ricordo a margine, è anch’essa uno dei tratti distintivi di quel “fascismo eterno” di cui parlava Umberto Eco, al quale è dedicato uno degli ultimi capitoli di Nazitalia.

 


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