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Vorrei | Rivista non profit


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Una campagna di comunicazione sociale sull’immigrazione diretta ai giovani promossa da un consorzio di ventinove comuni del Vimercatese e del Trezzese con la collaborazione della scuola e del terzo settore.

Dal 19 novembre fino a fine dicembre, chi transita su alcuni snodi delle strade provinciali che collegano i comuni del Vimercatese potrà vedere grandi manifesti che espongono i bei volti sorridenti di giovani italiani e stranieri che affermano di voler realizzare i propri sogni per il futuro fuori dal proprio paese: la sintesi del messaggio, “Siamo tutti nella stessa barca”, alludendo da un canto all’aspetto più drammatico dell’immigrazione, quello dei barconi e dei naufragi, riporta dall’altro al senso più profondo e vero del concetto di solidarietà, come atteggiamento che nasce dalla convinzione di essere accomunati da uno stesso destino. Un secondo slogan rinforza il messaggio facendo appello alla reciprocità: “Accogli come vorresti essere accolto”. Così la campagna sapientemente si oppone al dilagante chiasso mediatico sul tema e restituisce a tutta la popolazione, e soprattutto ad altri giovani, i risultati di un lungo lavoro di formazione svolto nel corso di due anni in alcuni istituti di scuola secondaria superiore del territorio ( Einstein, Floriani, Banfi, Vanoni, ECFoP di Vimercate e Nizzola di Trezzo sull’Adda). Un percorso voluto da29 comuni consorziati e affidato all’Azienda Consortile Offerta Sociale asc (www.offertasociale.it).

 

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Iniziato con la formazione dei docenti, il progetto, volto a fornire ai giovani un’informazione corretta sul tema dell’immigrazione, è proseguito con il coinvolgimento di cinquecento studenti in incontri con “testimoni privilegiati” come Vito Fiorino, il pescatore di Lampedusa che per primo ha soccorso i naufraghi nel terribile ottobre del 2013 (366 morti, solo qualche decina salvata dalla sua barca e da quelle di altri due pescatori), o Francesco Malavolta, fotogiornalista che si occupa da vent’anni di migrazioni dando un volto e una storia ai migranti. L’approdo finale è stato il laboratorio, guidato dall’agenzia di comunicazione Pensieri e Colori, nel quale una ventina di studenti dei corsi di grafica dell’ECFoP di Vimercate hanno rielaborato le proposte emerse nel lavoro degli altri istituti per tradurli in questa campagna di comunicazione sociale.

 

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Su come sia nato e si sia sviluppato questo progetto hanno riferito lunedì 19 all’Auditorium della Biblioteca di Vimercate i principali soggetti promotori, da Claudia Sala, direttore di Offerta Sociale asc, al sindaco di Mezzago Giorgio Monti, referente territoriale per l’area immigrazione, alla dirigente scolastica Antonella Limonta, insieme a studenti e insegnanti che hanno voluto portare la loro esperienza. La loro testimonianza ha suscitato, mi sia concessa la confessione personale, una quasi sbalordita ammirazione e invidia in chi, come me, vive in un comune amministrato per decenni dalla Lega e dai suoi alleati, dove una simile sinergia tra istituzioni e privati rivolta all’integrazione sociale e alla formazione è ben lontana dalla realtà! Il sindaco Monti, nel ricostruire il passaggio dalla fase emergenziale dell’accoglienza ad una normalità in cui quest’ultima viene considerata come un servizio alla persona anzichè un problema di sicurezza, sottolinea come gli interventi improntati a questo spirito finiscono per costituire un patrimonio che rimane e che arricchisce la comunità: vedi l’aggiornamento degli operatori psichiatrici attraverso l’etnopsichiatria, decisamente una competenza d’avanguardia.

un percorso didattico per sottrarre gli studenti all’esclusività delle loro fonti di informazione, che sono i social

 

E, soprattutto, rimane come patrimonio della comunità l’ esperienza offerta agli studenti di un percorso di conoscenza e di formazione di giudizi fondati sulla realtà e sottratti alle manipolazioni: che è il compito principale della scuola superiore. Come dice la preside Limonta, la proposta di lavorare su un tema così dibattuto come quello delle migrazioni, rispetto al quale la discussione è inquinata in maniera massiccia da pre-giudizi, è stata colta dai docenti come “un’occasione ghiotta” per un percorso che  sottraesse gli studenti all’esclusività delle loro fonti di informazione, che sono i social, visto che questa esclusività rappresenta “un pericolo enorme”.

 

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Il primo obiettivo che si sono posti è stato dunque quello di insegnare ad informarsi attraverso la ricerca dei dati da fonti affidabili ( in questo caso, quelli ufficiali dell’UNHCR e del ministero degli interni), per contrastare la confusione indotta dalle tesi di opposte fazioni. Imparare a leggere i dati, che sono manipolabili se non se ne conosce il corretto metodo di lettura, è stato il passo successivo, superato il quale gli studenti sono stati messi in grado di formarsi un giudizio libero e personale, invitati a confrontare le diverse posizioni fra loro e a rapportarle al proprio assetto valoriale, al sistema di sentimenti e criteri di valutazione della realtà che costituiscono il nocciolo della personalità e che devono rimanere aperti a nuove esperienze. Nuovo gradino, il saper argomentare, una competenza chiave della cittadinanza: dare dignità agli argomenti dell’altro, portando la discussione sul piano razionale per convincerlo della bontà dei nostri argomenti.

saper argomentare è una competenza chiave della cittadinanza

Il pregiudizio chiude invece la possibiltà di confronto e contrasta la voglia di conoscere e capire, ostacola la curiosità. Ci sono categorie che più di altre alimentano il pensiero schematico, bloccano il desiderio di esplorare la realtà, e fra queste la contrapposizione noi-loro è la peggiore. Per questo, dice la preside Limonta, è necessario anche l’incontro con l’altro, per riconoscere e superare lo stereotipo che ingabbia il pensiero: incontrarlo nella sua storia, nelle sue emozioni, nel percorso fatto per arrivare fino a noi. “Di fronte alla persona riconosco l’alterità e attraverso essa posso conquistare una posizione costruita liberamente e razionalmente, non veicolata dalle costruzioni pregiudiziali che sempre contengono una quota di falsificazione.”

I docenti del Vimercatese sono sostenuti nel loro impegno educativo dalla comunità locale, sia dalle istituzioni che dalle famiglie: sarebbe altrimenti impossibile per la scuola realizzare esperienze come questa e come quella proposta dall’insegnante Emanuela Sala e vissuta quest’anno da 5 studentesse del Floriani, una scuola ad indirizzo socio-sanitario , impegnate, nell’ambito dell’alternanza scuola-lavoro, in due settimane di volontariato a vantaggio di minori non accompagnati ospiti presso un centro di accoglienza in provincia di Caltanissetta! 

l’incontro con l’altro è necessario per riconoscere e superare lo stereotipo che ingabbia il pensiero

Emanuela Sala non si è limitata lo scorso anno a partecipare al progetto per la campagna di comunicazione sociale “Siamo sulla stessa barca”, ma ha ottenuto dal suo consiglio di istituto l’approvazione di un progetto bellissimo, che verrà premiato, insieme ad altre esperienze di alternanza, il prossimo 12 dicembre dalla Camera di Commercio di Monza e che è documentato nel video che segue.