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Vorrei | Rivista non profit


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20180618 pace

Arginare la barbarie è indispensabile e nessuno deve sottrarsi, ma non è sufficiente. Io credo che non sia sufficiente dirsi antifascisti, antirazzisti e antisessisti. Che non sia più sufficiente essere anti. È necessario trovare le cose (buone) che abbiamo in comune, sviluppare (buone) idee, spiegarle con parole comprensibili, stimolanti e agire insieme per raggiungerle. Fare quello che i partiti non fanno più. 

Sull’Espresso di questa settimana, il numero 25, Wlodek Goldkorn ha pubblicato un articolo con il titolo “La paura e la vergogna” chiudendolo in questo modo: «In ogni caso le sinistre, qui nel Vecchio Continente hanno ceduto alla narrazione delle destre. Hanno detto, tutto sommato: noi faremo meglio delle destre ciò che le destre promettono ma non sono in grado di fare.
E anche: lo faremo con un po’ più umanità (e non è poco). E allora, forse occorre cambiare registro; emanciparsi dall’egemonia culturale e linguistica della destra. Per esempio, tornare a pensare che non siamo individui soli e isolati, che il futuro è un’impresa collettiva, immaginata da un insieme di persone e forze sociali che non hanno paura. E ogni tanto ammettere: proviamo vergogna, senza paura di sentimentalismo.»

L’emancipazione dall’egemonia culturale e linguistica della destra è da tempo uno dei temi che più mi appassionano. Ne ho trovato conferma raccogliendo le numerose interviste pubblicate qui su Vorrei (5 domande per la Sinistra).
Da molti anni il vasto ma scarsamente popolato mondo della Sinistra non è capace di proporre, men che meno imporre, una propria idea di futuro. Abbiamo visto pallide visioni in cui il capitalismo dovrebbe moderarsi da sé, oppure un disperato aggrapparsi a valori indiscutibilmente universali ma altrettanto incompresi e, evidentemente, insufficienti a formare quell’insieme, quella entità collettiva che dovrebbe costituire l’alternativa alla destra. Sto parlando di valori come antifascismo, antirazzismo e antisessismo che nessuno sano di mente può mettere in dubbio, ma che non possono bastare a tenere insieme milioni di singoli individui. Lo dicono i fatti: essere anti non basta. Occorre essere anche (soprattutto?) pro.

Costruire nuovi insiemi e allo stesso tempo nuovi linguaggi è, secondo me, tra le sfide più grandi e più necessarie a cui siamo chiamati

Costruire nuovi insiemi e allo stesso tempo nuovi linguaggi è, secondo me, tra le sfide più grandi e più necessarie a cui siamo chiamati tutti noi che non ci rassegniamo al pensiero dominante: menefreghista, egoista, violento, facilone e, soprattutto, miope.

Quest’ultimo disturbo, l’incapacità di guardare lontano, dobbiamo ammettere che affligge anche questa parte, la nostra. A cominciare, con le naturali eccezioni, dai partiti: sempre in apnea fra una campagna elettorale e la gestione del potere (in funzione del consenso quotidiano), hanno perso di vista gli obiettivi a lungo termine, percorrendo tutte le scorciatoie tracciate dalla destra. Rincorrendo le “emergenze”, le “crisi”, provando a mettere toppe di qua e di là a furia di bonus, incentivi e altre amenità temporanee. Dimenticando di coltivare il campo, rispettandone i tempi lunghi. Quei tempi lunghi necessari a qualsiasi pianta per mettere radici profonde che le permettano di resistere ai venti improvvisi. È così che nel giro di pochissimi anni il maggiore dei partiti è passato dall’illusione di bastare a sé stesso — per essere maggioranza nel paese — a perdere rovinosamente amministrative e politiche e a spuntarla appena di qualche decimale sulla Lega, che a sua volta solo pochi anni prima era data per morta e sepolta.

Abbiamo festeggiato gaudenti nel nostro vagone, non badando al fatto di essere agganciati a un treno che andava, e va, a destra.

In tutto questo si è perso di vista il senso profondo dell’agire politico: costruire una società migliore per più persone possibile, magari per tutti. Si è rincorso il nuovismo idiota, saltando su dispositivi innovativi nel marketing (il partito leggero, l’aperitivo invece del dibattito, il tweet invece della riflessione…) dimenticando che quelli sono strumenti, la sostanza è altrove. Abbiamo festeggiato gaudenti nel nostro vagone, non badando al fatto di essere agganciati a un treno che andava, e va, a destra.

Occorre costruire un nuovo insieme e dico nuovo solo perché non possono più bastare categorie il cui senso ormai è indecifrabile: lavoratori, popolo, democratici. La polverizzazione in cui siamo piombati tutti ha bisogno di categorie aggiornate e di un lavoro profondo che ricordi a noi vecchi e soprattutto faccia scoprire ai giovani il perché è giusto e bene essere solidali, essere pacifici, essere rispettosi…
Credete davvero che ai giovani sia chiaro cosa voglia dire essere solidale quando devono rincorrere 5-6 lavoretti senza tutele per pagare l’affitto? credete davvero che l’antifascismo sia la prima preoccupazione di chi vede l’azienda per cui ha lavorato trent’anni, delocalizzare in Romania? Credete davvero che crescendo in scuole fatiscenti, sovraffollate e sottovalutate i ragazzi possano comprendere cosa sia l’impegno e il merito?

Arginare la barbarie è indispensabile e nessuno deve sottrarsi, ma non è sufficiente. Io credo che non sia sufficiente dirsi antifascisti, antirazzisti e antisessisti. Che non sia più sufficiente essere anti. È necessario trovare le cose (buone) che abbiamo in comune, sviluppare (buone) idee, spiegarle con parole comprensibili, stimolanti e agire insieme per raggiungerle. Fare quello che i partiti non fanno più.

Io credo che soprattutto gli artisti siano tenuti a fare qualcosa in più. Agli artisti spetta il compito di mostrare che nella vita ci sono alternative: di espressione, di visione, di interpretazione del mondo.

Io non so cosa e come possa creare questi nuovi insiemi. So solo che è necessario e che è responsabilità grande di tutti ma in particolar modo di chi ha certi privilegi che non tutti hanno. Tipo il talento. Sì, io credo che soprattutto gli artisti siano tenuti a fare qualcosa in più. Agli artisti spetta il compito di mostrare che nella vita ci sono alternative: di espressione, di visione, di interpretazione del mondo. Agli artisti per esempio spetta far capire che grande errore sia misurare tutto con un prezzo, ignorando il valore: un grande artista non è tale solo perché i suoi lavori vengono venduti ai prezzi più alti.

Non so da dove si possa cominciare, ma T.I.N.A. (There is no alternative, non c’è alternativa) e i suoi amici devono andare al diavolo. Il mondo può cambiare e non siamo condannati allo stronzismo di cui si parla nella preziosa intervista a Giobbe Covatta (sempre sull’Espresso). Non so dove, ma intuisco come si possa cominciare: insieme e con i tempi necessari.
«Se volete andare in fretta, andate soli; se volete andare lontano, andate insieme.»

 

 

Immagine di apertura tratta da oaklandpride.org

 

Gli autori di Vorrei
Antonio Cornacchia
Author: Antonio CornacchiaWebsite: www.antoniocornacchia.com

Grafico e art director, ho studiato all'Accademia delle Belle Arti.
Curo campagne pubblicitarie e politiche, progetti grafici ed editoriali. Siti web per testate, istituzioni, aziende, enti non profit e professionisti.
Sono giornalista pubblicista dal 1996 e dirigo Vorrei.

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