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Il travagliato percorso di una delle tante aziende del territorio chiuse o delocalizzate negli ultimi anni


Con questo servizio iniziamo a trattare il tema delle chiusure aziendali avvenute o in corso negli anni recenti in Brianza. Abbiamo voluto cominciare con la vicenda emblematica della Carlo Colombo di Agrate Brianza, perché è stata una delle più tormentate, tanto da guadagnarsi un
intervento a una manifestazione nazionale della Cgil a Milano. Nelle prossime settimane tratteremo di altri casi complicati noti e meno noti.

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 C'era qualcosa che non andava. Così gli operai della Carlo Colombo, azienda leader europea nel mercato dei semilavorati in rame, sintetizzano la percezione di quel sentire diffuso in azienda nel periodo precedente al 2008, anno della chiusura dello stabilimento di Agrate. 

“L'organizzazione del lavoro negli ultimi tempi aveva patito un certo livello di disordine. Non riuscivamo a capire. Pensavano si trattasse di incompetenza nella gestione manageriale. Del fatto che si avvicendassero nuovi amministratori delegati”. Ci racconta Stefano Virga, ex caporeparto della Colombo. “Ma poi abbiamo capito: era condotto di proposito per metterci l'uno contro l'altro. Per fare fallire l'azienda e giustificarne la chiusura”.

La Carlo Colombo Spa di Agrate è la classica azienda brianzola nata dal nulla o meglio dall'intraprendenza del fondatore. Nel 1947 Carlo Colombo inizia a recuperare e commercializzare metalli e rottami in un piccolo stabilimento a Milano. All'apice del “miracolo economico italiano” nel 1963 viene costruito lo stabilimento di Agrate. Per decenni l'azienda introduce tecnologia di alto livello fino a diventare leader internazionale. Tuttavia conserva le caratteristiche del modello brianzolo a conduzione famigliare. Modello collaudato e funzionale nel tessuto delle piccole e medie aziende che hanno fatto la storia della Brianza. 

2008 chiusura dello stabilimento di Agrate 

Gli operai non capiscono subito. Qualcosa si è rotto nel modello delle relazioni. L'azienda non va più tanto bene come nel passato e a conferma di questo c'è il ruolo esercitato da Glencore, multinazionale dell'industria estrattiva accusata dalle ONG di violazioni dei diritti umani e ambientali nel mondo. Glencore, inizialmente principale fornitrice di rame, entra in società con la Colombo, partecipa al percorso di crisi aziendale, consumatosi dal 2008 al 2011 e poi nel 2012 ne acquisisce la maggioranza del pacchetto azionario. Durante questo periodo l'amministratore delegato è Marco Negrini, persona divenuta con il tempo invisa ai lavoratori della Colombo, perché ritenuta assieme al suo staff il principale responsabile del deterioramento delle relazioni tra la proprietà e i lavoratori. 

Il trasferimento a Pizzighettone: la riduzione dei costi abbiamo accertato essere una bufala

Federico Beretta, delegato Rsu: “Nel 2008 l'azienda ci comunica l'intenzione di chiudere il sito di Agrate per concentrare tutta la produzione presso Colata Continua Italiana a Pizzighettone in provincia di Cremona. Viene giustificata perché a Pizzighettone ci sarebbe una notevole riduzione del costo dei trasporti. In realtà poi abbiamo accertato essere una bufala. Iniziamo una serie di scioperi, manifestazioni e di presidi per bloccare le merci in uscita. A un certo punto durante un presidio viene convocata dalla direzione la Rsu senza la presenza del sindacato esterno. A questa gli viene intimato di sospendere le agitazioni con la minaccia di non pagare le competenze in busta paga. Segue una assemblea di fabbrica in cui viene votata a maggioranza una mozione che sospende i blocchi e di fatto apre la strada all'accordo per la chiusura di Agrate. All'assemblea non si era mai vista una presenza così massiccia di dipendenti: c'erano tutti, compresi gli impiegati mai visti nei presidi”. 

Nel gennaio 2009 viene attivata una procedura di mobilità per 81 lavoratori di Agrate Brianza. La fabbrica viene lentamente svuotata e i dipendenti messi in cassa integrazione. Fatta eccezione per un reparto a cui viene chiesto di completare la produzione. Ai lavoratori coinvolti viene stranamente versato un incentivo mensile di 500 euro e in più gli vengono retribuite le ore di sciopero effettuate durante l'agitazione. Alla fine dell'anno si viene a scoprire che l'azienda non si è attivata adeguatamente per richiedere il secondo anno di cassa integrazione, né ha rispettato gli impegni sulla ricollocazione dei lavoratori, come previsto nell'accordo. Tutti i dipendenti di Agrate ricevono una raccomandata dall'azienda dove viene comunicato il passaggio alle dipendenze della Colata Continua Italiana. Le aziende superstiti sono infatti riunite in un'unica azienda con denominazione Carlo Colombo Spa

2010 occupazione della fabbrica di Agrate

Federico Beretta ci spiega: “Nel 2008 tutti ci davano per spacciati, persino il nostro sindacato la Fiom Cgil si interessava fino a un certo punto di noi. Certamente questo è anche comprensibile, visto che di problemi ce ne sono tanti e poi il sindacato deve seguire le fabbriche attive piuttosto che quelle chiuse. Si può dire che la nostra lotta sia cominciata nel mio box: qui ci siamo incontrati io e Marcelo Galati, futuro delegato. Abbiamo pensato di andare a Roma io, Mario Jakelich, Marcelo Galati e Stefano Virga per sottoporre l'accordo sottoscritto dall'azienda alla consulenza di un legale del Ministero del lavoro. Così abbiamo scoperto che avevamo ragione. Subito dopo, sulla spinta di un comitato che avevamo costituito insieme ad altri lavoratori, viene rinnovata la rappresentanza Rsu e vengo eletto delegato. E' stato molto importante l'apporto di Marcelo Galati, anche lui eletto delegato e portatore di una grande energia nella lotta degli operai”.

Se non ci si impegna in prima persona, non c'è nessuno che  possa realmente darti una mano

Stefano Virga: “Se non ci si impegna in prima persona come lavoratori non c'è sindacato, non c'è politico, non c'è nessuno altro che possa realmente darti una mano. Siamo stati noi a trascinare inizialmente il sindacato, quando ci davano per spacciati e morti. La nostra forza si è nutrita di una serie di accordi e promesse non mantenute. Certo, non abbiamo vinto, ma almeno abbiamo ottenuto qualcosa”. Federico Beretta prosegue: “L'azienda gli accordi li ha firmati senza avere nessuna pistola puntata e nonostante questo non li ha rispettati. E stata perpetuata una violenza, una lesione dei diritti verso un gruppo di lavoratori di una fabbrica che era definita un gioiello produttivo della Brianza. L'ingiustizia è stata tanto grande quanto poi è lo è stata la determinata reazione di rivalsa dei lavoratori. Questa storia dimostra che la lotta dei lavoratori, quando è sentita e partecipata fino in fondo, paga”.

Vista la latitanza dell'azienda gli Operai della Carlo Colombo e la rinnovata Rsu decidono di intraprendere una serie di manifestazioni per far rispettare l'accordo disatteso. La vertenza si apre e si alimenta con un conflitto in progressione. Siccome l'azienda non si ritiene vincolata, non essendo stato raggiunto a suo dire il target per il secondo anno di cassa integrazione, gli operai riescono ad ottenere una cassa in deroga dalla Regione. Successivamente, forti di un parere interpretativo positivo da parte di esperti del ministero del lavoro, richiedono con maggiore diritto il rispetto degli accordi e il 29 marzo 2010 occupano gli uffici della Colombo a Milano. Seguono una serie di manifestazioni: alla Regione, alla Provincia, alla Prefettura, al Comune di Agrate e infine il presidio davanti all'associazione L’amico Charly Onlus. Associazione nata nel 2001 a Milano in seguito alla tragica scomparsa del sedicenne Charly Colombo, figlio del proprietario. La presidente è Mariagrazia Zanaboni. Contemporaneamente è anche presidente della Carlo Colombo Spa.

L'associazione di volontariato, che aiuta bambini disagiati e disadattati, era stata volutamente tenuta fuori nei sette mesi di lotta per non lederne le finalità nobili. Ma l'inasprimento del conflitto porta gradualmente all'esasperazione. Significative sono le parole scritte e lette durante il presidio: “ Oggi abbiamo deciso di venire qui, per far capire alla Presidentessa dell’Associazione, che tra le altre cose è anche la Presidentessa della Carlo Colombo S.P.A. Alla Signora Zanaboni diciamo, che adesso non è più il momento di giocare, non è più il momento di studiarsi a vicenda, di annusarsi per capire varie intenzioni, il tempo è finito. I continui ripensamenti e i vari giochetti, servono soltanto a perdere più tempo, che sicuramente non giova a nessuno. Da Oggi in poi tolleranza zero”.

Nel video che abbiamo registrato viene narrata da Federico Beretta la vicenda Carlo Colombo. Alla narrazione abbiamo intervallato le testimonianze di alcuni lavoratori: Stefano, uno dei pochi fortunati ad aver trovato un lavoro a tempo indeterminato; Lorenzo, uno degli otto saliti sul tetto e attualmente disoccupato; Gianluca, che ha trovato lavoro; Giuseppe, ancora in cerca di lavoro con l'agenzia Afol; Pasquale, uno dei sette ricollocati a Pizzighettone.

Occupazione del tetto e raggiungimento di un nuovo accordo

L’atteggiamento di totale chiusura dell’azienda, riguardo agli accordi presi in tema di ricollocamento, spinge i lavoratori a occupare il tetto degli uffici dello stabilimento di Agrate. Approfittando del cambio di guardia degli addetti alla sorveglianza, alle ore 19,30 del 16 giugno otto operai salgono sul tetto dello stabilimento. Si sistemano sotto una tenda e vengono assistiti con vettovagliamento dai compagni rimasti sotto a presidiare i cancelli.

L’atteggiamento di totale chiusura dell’azienda spinge i lavoratori a occupare il tetto degli uffici

Restano sul tetto della fabbrica per 22 giorni. Con la resistenza allo sbalzo termico nell'afosa estate della Brianza, mettono a rischio la loro salute e sono pronti a iniziare uno sciopero della fame in vista di un possibile ulteriore inasprimento della lotta. Finalmente riescono ad ottenere la visibilità tanto ricercata per far valere le proprie ragioni: giornali e televisioni si occupano di loro. Arrivano anche i personaggi della politica. “Fino ad allora non si era mai visto nessuno, a parte Maruska Piredda dell'Idv”. Dice Federico Beretta “ Quando abbiamo occupato il tetto allora sono venuti tutti. Probabilmente perché c'erano le elezioni in vista e cercavano visibilità. Siccome davano visibilità anche a noi, abbiamo sorvolato sulle loro reali intenzioni e abbiamo interloquito. Fatta eccezione con i rappresentanti del Pdl. Poi ci ha dato uno spazio di tribuna il movimento Cinque Stelle di Monza. In occasione della venuta di Beppe Grillo. Lo stesso Beppe non ha mancato di solidarizzare con la nostra lotta, così come hanno fatto Antonio Di Pietro e altri ancora ”.

Il 7 luglio 2010 dopo 16 ore di trattativa non stop viene firmato a Roma, presso il Ministero del Lavoro, un accordo tra le parti: l'azienda aggiunge un ulteriore incentivo all'esodo per il mancato ricollocamento; la Regione Lombardia mette a disposizione risorse per la riqualificazione e il ricollocamento dei lavoratori, garantendo un ulteriore anno di cassa in deroga; la Provincia di Monza, tramite il suo ente di riferimento (Afol) si fa carico del percorso di orientamento dei lavoratori nella ricerca di un nuovo posto. Un accordo innovativo. Così viene definito dai rappresentanti politici di Regione e Provincia: “...un accordo che si potrebbe applicare anche ad altre realtà in crisi in quanto vede finalmente azienda, sindacati e istituzioni tutti impegnati attivamente per una soluzione positiva dei problemi.” Ma i problemi non sono affatto finiti. 

2011, 2012 e oltre 

Ancora una volta gli accordi vengono puntualmente disattesi

Ancora una volta gli accordi vengono puntualmente disattesi. Si comincia con la fantomatica agenzia Afol: passano i mesi, ma di posti di lavoro non se ne vede nemmeno l'ombra. Gli animi si surriscaldano quando arriva in ritardo anche la cassa integrazione: prima di settimane e poi addirittura di mesi. I lavoratori si ritrovano senza lavoro e senza cassa integrazione. I sindacati, dopo alcuni incontri con l'azienda, riescono a far scorporare l'incentivo finale per dare almeno una copertura tampone. La cassa integrazione è erogata, in ritardo, direttamente dall'Inps. Si riesce a convincere la Provincia ad aumentare gli incentivi alle aziende, per rendere più appetibile l'assunzione degli ex dipendenti Colombo. L'azienda, invece di concentrarsi sulla ricollocazione, si preoccupa di assumere altri nuovi lavoratori a tempo indeterminato a Pizzighettone, cioè nel sito dove aveva trasferito i macchinari di Agrate. Qui vengono ricollocati solo sette lavoratori di Agrate scelti dall'azienda.


Gli operai di Agrate ricominciano la lotta con presidi e manifestazioni. Chiedono nuovamente un aiuto agli esponenti politici. Il 4 maggio la deputata Alessia Mosca del Pd si fa promotrice alla Camera di una interrogazione parlamentare con risposta scritta al Ministro del lavoro. La vertenza si surriscalda ulteriormente perché l'azienda finisce in tribunale sull'orlo di una procedura fallimentare. Si apre una percorso giudiziale per un piano di rientro. 21 banche e la Glencore fanno parte dell'operazione di ristrutturazione dell'indebitamento e rafforzamento patrimoniale della Carlo Colombo. Viene tentata una occupazione della Provincia di Monza come atto eclatante, ma l'intervento delle forze dell'ordine e di una trattativa con la Digos fa spostare la protesta su altri obbiettivi, quali la sede legale della società in via Crespi a Milano. Le continue manifestazioni riescono a strappare poco per volta alcuni risultati

In questa fase la Provincia di Monza assume un ruolo chiave di mediatore nella negoziazione. Contrastando il disimpegno della Colombo i lavoratori riescono ad ottenere la cassa integrazione per tutto il 2012 (sei mesi + sei mesi). I sei mesi aggiuntivi sono condizionati dal raggiungimento del 15 % di ricollocamento nei primi sei mesi. L'azienda nell'accordo congiunto con la Regione è costretta a mettere altre risorse per pareggiare i conti e a continuare il piano di ricollocamento da questa imposto. In totale ad oggi è stato stimato il 30 % di dipendenti effettivamente ricollocati. 

Non ci siamo salvati tutti, ma la lotta che abbiamo condotto ci ha dato tanta dignità

"Abbiamo portato a casa quattro anni di cassa integrazione, un incentivo sostanzioso e una ulteriore possibilità di trovare lavoro grazie ad un percorso prorogato per un altro anno.” Ci dice Federico Beretta. “Non ci siamo salvati tutti dalla inevitabile disoccupazione, ma la lotta che abbiamo condotto per quattro anni ci ha dato tanta dignità. Voglio ringraziare tutti quanti ci hanno aiutato e in particolare per quanto riguarda l'ordine pubblico la capo ispettrice della Digos Carmen Principe e il Presidente della Provincia Dario Allevi, che hanno contribuito non poco a gestire il problema, evitando che la nostra lotta degenerasse in una rivolta incontrollabile. Ci siamo riusciti tenendoci in contatto tra di noi e con l'aiuto anche del funzionario sindacale Fiom Antonio Castagnoli”.

 

 

Anatomia della chiusura in date

La Carlo Colombo, passata da industria metallurgica pesante e fonderia del rame alla produzione di manufatti di pregio in rame, ha scritto una pagina importante nella storia produttiva della Brianza

L'ascesa 

1947 - Il fondatore Carlo Colombo inizia a recuperare e commercializzare metalli e rottami in un piccolo stabilimento di Milano, a cui aggiunge successivamente l'attività di commercio e distribuzione di fili e semilavorati di rame. 

1963. Nello stabilimento di Agrate Brianza, area di 55.000 mq, sviluppa l'attività nella lavorazione dei semilavorati di rame. Qui vengono installati i primi forni fusori per la produzione di "wirebars", un primo laminatoio a caldo per la produzione di vergella e le prime macchine trafilatrici. 

1975 - Nasce la Colata Continua Italiana Spa (CCI) a Pizzighettone (Cremona), primo impianto in Italia per la produzione di vergella in "colata continua" con tecnologia Southwire®, una rivoluzione tecnologica nel settore della metallurgia. Negli anni successivi in questo stabilimento vengono poi installate le piu' moderne macchine per la produzione di filo, multifilo, trefolo, corde flessibili e rigide, filo ritrafilabile stagnato e barre. 

1980 - Abbandonata la vecchia fonderia diviene leader europea della lavorazione del rame. Negli anni ’80 raggiunge un organico di 350 dipendenti. 

2000 - Nello stabilimento sono presenti le più moderne macchine per la lavorazione di conduttori di rame nudi e stagnati per una capacità complessiva di circa 80.000 tonnellate per anno. La produzione della Carlo Colombo, realizzata a partire dalla vergella di rame ETP1 o lega Cu-Ag proveniente principalmente dalle colate del gruppo, è commercializzata sia sul mercato nazionale che in Europa e nel resto del mondo, proponendo un elevato livello qualitativo e di riconosciuta affidabile. 

2003 - Nasce la Colata Continua Pisana Spa (CCP) a Pisa ,secondo impianto della società per la produzione di vergella in colata continua, con tecnologia Contirod®. 

2008 - Le produzioni di tutti i semilavorati prodotti nello stabilimento di Agrate Brianza vengono spostate e concentrate nello stabilimento di Pizzighettone per una ottimizzazione dei flussi produttivi e dell'efficienza. 

2009 - Le tre società Carlo Colombo Spa, Colata Continua Spa e Colata Continua Pisana Spa vengono raggruppate in un'unica società che richiama il suo fondatore : Carlo Colombo Spa.

2012 - La società multinazionale svizzera Glencore acquisisce il controllo azionario del gruppo Colombo. La minoranza viene ripartita tra un gruppo di banche e la vecchia proprietà dei Colombo che conserva poco meno del 20% delle azioni. Attualmente la Carlo Colombo Spa impiega circa 250 persone. 

Il declino e la chiusura dello stabilimento di Agrate

La società dispone di vari stabilimenti in Lombardia, ad Agrate e Pizzighettone e in Toscana, a Pisa. La crisi dello stabilimento Carlo Colombo di Agrate ha origine nella decisione aziendale di cessare l'attività del sito produttivo e concentrare l'attività nel sito di Pizzighettone.

Febbraio 2008 - L'intenzione della chiusura non viene svelata subito. Parte dei macchinari brianzoli prende segretamente il via verso la Russia. A denunciare il trasloco sospetto sono gli stessi dipendenti.

Maggio 2008. La Colombo comunica l'intenzione di avviare una nuova programmazione per il rilancio del sito di Agrate che comprende la dismissione del un reparto stagneria e la riduzione del personale. Viene richiesta una mobilità volontaria per 30 dipendenti fra operai ed impiegati. 

Giugno 2008 - A un passo dall'accordo per il rilancio, un repentino quanto inspiegabile cambio di strategia aziendale annuncia la chiusura del sito di Agrate. La scelta viene motivata con la volontà di perseguire un incremento di redditività potenziando le sedi di Pizzighettone e di Pisa. 

Ottobre 2008 - Viene siglato un accordo con le parti sociali, che sancisce la chiusura dello stabilimento di Agrate. Prevede il ricorso alla cassa integrazione straordinaria a partire da gennaio 2009 e fino al 31 dicembre 2009 per un massimo di 81 lavoratori. L'accordo prevede la disponibilità dell'azienda ad effettuare un ulteriore anno di cassa integrazione straordinaria dal 1° gennaio al 31 dicembre 2010 per il residuo numero di lavoratori in forza al 31 dicembre 2009. Contestualmente all'intervento di cassa integrazione straordinaria l'accordo prevede che la Carlo Colombo attivi la procedura di mobilità per 81 lavoratori fino a tutto il 31 dicembre 2009 e nel caso di concessione della cassa integrazione straordinaria per il 2010 fino a tutto il 31 dicembre 2010.

Viene anche siglato il piano di gestione degli esuberi che prevede per il 2009 la ricollocazione presso lo stabilimento di Pizzighettone di circa 7 lavoratori, la ricollocazione di 20 lavoratori presso altre imprese del territorio e l'accesso al trattamento pensionistico di 5 dipendenti e per l'anno 2010, la ricollocazione per 18 e le dimissioni incentivate per 26 dipendenti.

Lo stabilimento è chiuso, i dipendenti sono quasi tutti senza lavoro 

Autunno 2009 - I lavoratori e le organizzazioni sindacali chiedono verifiche nelle sedi preposte in merito all'attuazione dell'accordo. Le richieste non hanno esito positivo. 

Giugno 2010 - La direzione della Carlo Colombo non espone risposte soddisfacenti in merito a quanto sottoscritto nel mese di ottobre 2008. 

16 giugno 2010 - Occupazione della fabbrica ormai vuota di Agrate e inizio della protesta di otto lavoratori sul tetto degli ex uffici aziendali. 

6 luglio 2010 - Viene raggiunta una intesa tra le parti al Ministero del lavoro. L'accordo prevede l'avvio di un piano di collocazione e di incentivazione alla formazione e all'esodo, attraverso una pluralità di azioni: la Carlo Colombo si impegna all'attuazione degli accordi precedentemente stabiliti e si rende disponibile a favorire dimissioni incentivate e ad agevolare l'accompagnamento alla pensione dei lavoratori prossimi al raggiungimento dei requisiti. E' previsto un supporto economico messo a disposizione dalla Carlo Colombo per ogni lavoratore del sito Agrate disponibile al percorso di ricollocazione. Vengono anche stabilite: una collaborazione con la Regione Lombardia e la provincia di Monza e Brianza; la previsione di una dote incentivante alla ricollocazione, alla formazione e all'esodo in favore di ogni lavoratore coinvolto nel percorso di ricollocazione; la provincia di Monza e Brianza si impegna a rendersi parte attiva del programma con la predisposizione dei percorsi di politica del lavoro; la regione Lombardia si impegna a convocare le parti prima della scadenza della cassa integrazione straordinaria, prevista per il 31 dicembre 2010 per una verifica dell'andamento della stessa e dichiara la propria disponibilità ad attivare ammortizzatori in deroga qualora residuassero eccedenze occupazionali. 

Maggio 2011 - A distanza di 10 mesi dal raggiungimento dell'accordo sul piano di collocazione e di incentivazione alla formazione e all'esodo, gran parte degli impegni non sono rispettati. Resta incerto l'avvio e il proseguimento del piano di ricollocazione del personale interessato dello stabilimento di Agrate. Alla data dell'accordo i dipendenti erano 59, mentre ora i lavoratori in cassa in deroga sono 47, che attualmente arriva fino al mese di agosto e solo successivamente si può prolungarla fino alla fine del 2011, 9 hanno dato le dimissioni, 3 raggiungeranno il requisito alla pensione, e i dipendenti che hanno trovato altro impiego a tempo determinato o indeterminato presso altre aziende non hanno tuttavia ricevuto alcun contributo alla ricollocazione.

Dicembre 2011 - Dopo una serie di manifestazioni i dipendenti della Colombo riescono a ottenere il rispetto degli accordi e il mantenimento degli ammortizzatori per tutto il 2012. Siamo a quasi quattro anni dalla avvenuta chiusura dell'azienda.

 

Gli autori di Vorrei
Pino Timpani
Author: Pino TimpaniWebsite: http://blog.libero.it/PinoTimpani/

"Scrivere non ha niente a che vedere con significare, ma con misurare territori, cartografare contrade a venire." (Gilles Deleuze & Felix Guattari: Rizoma, Mille piani - 1980)
Pur essendo nato in Calabria, fui trapiantato a Monza nel 1968 e qui brianzolato nel corso di molti anni. Sono impegnato in politica e nell'associazionismo ambientalista brianzolo, presidente dell'Associazione per i Parchi del Vimercatese. Ho lavorato dal 1979 fino al 2014 alla Delchi di Villasanta, industria manifatturiera fondata nel 1908 e acquistata dalla multinazionale Carrier nel 1984 (Orwell qui non c'entra nulla). Nell'adolescenza, in gioventù e poi nell'età adulta, sono stato appassionato cultore della letteratura di Italo Calvino e di James Ballard.

digilander.libero.it/pinotimpani/

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