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26 03 2019 apertura

Le previsioni economiche usate con finalità politica da chi rimane ben al riparo dal processo elettorale. Una recente storia triste.

 

«La Storia si ripete sempre due volte: la prima volta come tragedia, la seconda come farsa», affermava questo signore barbuto. E chi siamo noi per andare contro la Storia? Perché qui di storia (con una più adeguata agli uomini e alle loro miserie “s” minuscola) si tratta. La storia delle castronerie e delle bufale, di certo non nobilitata, anzi, dal suo uso strumentalmente politico.

Quattro anni fa Vorrei ospitava questo articolo: era dimostrato come le previsioni economiche governative avessero validità inferiore ai pronostici di una indovina di strada e quanto fosse sbagliato dare credito ad affermazioni tanto dogmatiche nei toni quanto false di fatto (la svalutazione che provoca automaticamente inflazione). Eravamo nella fase tragica della storia, quella dell’omicidio della Grecia per intenderci, e del perdurante massacro dei redditi degli italiani per capirci (sotto un contributo statistico rielaborato su dati Istat):

 

26 03 2019 foto1

 

Ora si è alla fase 2, la ripetizione a mo’ di farsa. Farsa, perché certi messaggi palesemente non attecchiscono più come prima in larga parte della popolazione (che poi vota di conseguenza). Farsa al quadrato, perché la reputazione di certe istituzioni, il cui verbo è considerato Vangelo, ne esce molto intaccata. 

La BCE (Banca Centrale Europea, la cattedrale dei competenti) il 13 Dicembre 2018 pubblicava le sue stime su PIL e andamento dell’inflazione. A distanza di 84 giorni, il 7 Marzo 2019, i competenti di Francoforte ne pubblicano altri. E che male c’è, direte voi? Ah nessuno, se non fosse che nel breve volgere di meno di tre mesi (ferie natalizie comprese) il più importante centro studi economici del continente, quello con le migliori menti e i migliori dati, produce numeri totalmente diversi rispetto ai precedenti. Non una revisione di decimali ma qualcosa di percentualmente molto, molto diverso dal report di dicembre. Questa revisione (in rosso le evidenziazioni aggiunte):

 

26 03 2019 foto2 

 

Ora immaginatevi nel vostro ambiente di lavoro. Siete il più forte think tank della categoria. I capi vi chiedono di fare delle stime di fatturato del settore nel quale opera l’azienda per la quale lavorate così da impostare politiche e azioni conseguenti. A dicembre, dopo aver tanto studiato, uscite fuori con una stima di crescita del fatturato di 100 ma meno di tre mesi dopo la correggete in 65. Inoltre abbattete la stima di crescita dei prezzi del settore del 25%.

Facciamo ora delle ipotesi sulla reazione dei capi:

  • Reazione verbale: un neutro “ma vaffanxxx”
  • Reazione paraverbale: un irato “ma vaffanxxx”
  • Reazione non verbale: silenziosi calci in culo

 

Ecco, a differenza vostra in BCE nessuno perde il posto di lavoro, nessuno si becca insulti ma tutti continuano a comportarsi come prima senza colpo ferire. I sommi sacerdoti non devono rendere conto a nessun mortale. Sono, per citare Mario Monti, «al riparo dal processo elettorale». Peccato che, ammesso che certe istituzioni siano “indipendenti”, non significa certo che esse possano essere irresponsabili.

Sul concetto di responsabilità, si aprono nella fattispecie due chiavi di lettura:

  • questi qui non ci capiscono nulla, e allora abbiamo un problema non da poco;
  • questi qui usano i dati come cacchio vogliono per determinare specifiche reazioni o giustificare specifiche azioni, e allora abbiamo un problema ancora più grosso. Che si chiama democrazia.

 

A voi la scelta. A maggio, nel segreto della cabina elettorale.

 

Gli autori di Vorrei
Ivan Commisso
Author: Ivan Commisso

Vado per i quaranta, mi occupo di soluzioni pubblicitarie online in una grande concessionaria. La mia formazione universitaria è economica. Sono giornalista pubblicista e su Vorrei scrivo per lo più di economia perchè da lì verranno (ulteriori) problemi e su quel tema si dicono un sacco di fesserie. Nota Bene: mi piacciono le metafore, i dolci e la Calabria.

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