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La signorina Camelia con gli occhi bassi: “Dove, dove mi porterà costui?” La comparsa Carmen sdegnosamente da sola agitando una grossa valigia che ha l’aria di essere vuota.

 

Si alza il sipario. Appare la soprano Violetta, ha in mano una girandola di carta colorata, il pubblico si alza e soffia verso il palco. La girandola ruota vorticosamente facendo volare i cappelli degli spettatori. Violetta alza le braccia e canta la romanza detta “Il vento.” “Ancora una presunta romanza!” “Al diavolo. Così è!” Segue tutta la scena con mulinelli di vento e foglie secche che si ficcano tra una quinta e l’altra finché cala il sipario. Purtroppo non si accendono le luci della platea. Gli spettatori restano al buio smarriti. Si protrae un lunghissimo silenzio quando dal fondo si leva una voce tremante: “No, no, lo giuro. La Terra non è rotonda.” La maschera riverbera la sua pila verso quella voce e nel cerchio della luce appare il professore Inchiostro. E’ sconvolto, i capelli arruffati, la cravatta sciolta, la camicia sbottonata. Ripete a bassa voce: “Non è rotonda, non è rotonda.” Fischi, urla, battimani, ancora fischi. Nel parapiglia si avanza una comparsa, un donnone ammantato nel vermiglio costume della Carmen. “Fatelo tacere!” ingiunge la comparsa “E’ tutta la vita che mente. Lo so io, e come lo so io. Io ho un armadio pieno delle sue menzogne che lui chiama poesie, precisamente sonetti. Un armadio che rigurgita dei suoi endecasillabi: Tara tara tàtà ta ta ta tarà! Il professore abbassa la testa e risponde con un filo di voce: “Non sono poesie.” “Che cosa sono?” L’uomo tace. “Lo so io cosa sono. Stupide avances.” Il professore drizza la testa, ha un guizzo: “Tu, tu perchè hai preso quel treno?” “Che treno?” “Il diretto per Ventimiglia…” “Ventimiglia?” “Si signora, Ventimiglia.” La presunta Carmen gli tronca la parola in bocca: “Ventimiglia non esiste, non è mai esistita. E’ stata una delle tue invenzioni, come le carezze, i baci, le mani giunte a pregarmi. Follie, follie! Povera me, sono salita sul treno per l’inferno con il biglietto per Ventimiglia.” Un brusio dilaga per la platea, voci reclamano: “Basta, basta! Sono casi personali. In teatro li abbiamo già sentiti. Sono pazzie. Pazzie scritte e riscritte. Pura accademia! Sì, sì pura accademia.” Applausi, fischi. “Si vada avanti con la Traviata. Violetta, Violetta…!” Si alza il sipario. Appare la soprano vestita a lutto. Stringe un pugno di cenere che poco per volta lascia scorrere tra le dita. Canta la romanza detta della “Cenere”. Mai sentita tale romanza nella Traviata! Lasciamo perdere. Violetta canta ritta sulle punte dei piedi, le mani sul cuore e giunta alla fine singhiozza. Perchè, perché singhiozza? Deve morire? No, no. La Traviata non muore, è immortale. Cosa fa? S’inchina verso il pubblico. Un inchino al centro, uno a destra , uno a sinistra, uno di nuovo al centro, anzi molti, molteplici inchini al centro. S’inchina, s’inchina più curva, più pallida, già col pianto agli occhi finché cade in ginocchio e non avendo più forze si lascia andare lunga e distesa sulle assi del palcoscenico. Il pubblico le ha voltato le spalle e se ne va senza la briciola di un applauso. Il signor Saturno frettolosamente, a braccetto con la signorina Camelia. La signorina Camelia con gli occhi bassi: “Dove, dove mi porterà costui?” La comparsa Carmen sdegnosamente da sola agitando una grossa valigia che ha l’aria di essere vuota. La maschera e il giovane macchinista confabulando mentre si dividono le mance. Nella divisione la maschera bara, ma il ragazzo non se ne accorge, la sua mente è già rivolta a ciò che scriverà appena giunto a casa. Ultimo il professore Inchiostro. Cammina curvo, faticosamente, un passo dopo l’altro gira intorno alla piazza. Si ferma. Il vento la fa da padrone. L’uomo si schiaccia il cappello in testa. Si accosta al muro. C’è un vecchio manifesto. Il professore vi punta la sua pila. E’ il tabellone degli orari ferroviari, ma è difficile leggerlo. Il tempo ha sbiadito la stampa. Sul rigo delle partenze per Ventimiglia mosche schiacciate hanno cancellato tutto. La soprano? Lunga e distesa sul palcoscenico si è addormentata. Il Cielo le conceda di sognare!

 

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Gli autori di Vorrei
Adamo Calabrese
Author: Adamo Calabrese

Adamo Calabrese è scrittore, autore di teatro e illustratore. Ha pubblicato con Einaudi il romanzo "Il libro del re", con Albatros i libri di racconti "L'anniversario della neve", "La cenere dei fulmini", "Il passaggio dell'inverno", con Joker "Paese remoto". Ha illustrato i propri libri ed edizioni di Dante, Gibran e Pascutto. Scrive e disegna per il quotidiano "Il cittadinio" di Lodi, per le riviste "Vorrei" di Monza e "Odissea" di Milano. I suoi ultimi lavori teatrali hanno messo in scena opere di Brecht, Joyce, San Francesco e Iacopone. Nel 2012 RAITREha trasmesso un suo testo. Nel 2014 è stato finalista del premio internazionale di grafica satirica "Novello". Insegna letteratura presso le Università della terza età di Sesto san Giovanni e Milano (Università Cardinale Colombo)

Qui la scheda personale e l'elenco di tutti gli articoli.

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