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“Chi ha visto il professore di matematica?” “Noi, noi non abbiamo visto nessun professore.” “Come non avete visto nessun professore? Chi siete voi per parlare così?” “Noi, noi siamo i lampioni delle strade…noi facciamo luce ma non vediamo niente, noi non abbiamo occhi.”

Intanto la pioggia riga i vetri come dita che scrivano storie remote, poiché, tanto tempo fa, prima di svaporare dal buco della serratura, Anna ha  lasciato sul letto, dalla propria parte, il suo grande cappello di paglia dorata, ornato da un grappolo di colorati frutti di gesso: pere, mele, fichi, ciliegie. Poiché un nodo gli stringe la gola, il Professore si siede accanto al letto ed accarezza il cappello di Anna. Affettuosamente gli parla, ma senza aprire bocca, gli parla in silenzio aiutandosi con i gesti, indicando con l’indice ora la finestra, ora il soffitto, ora la porta, ora il proprio cuore. Ad occhi chiusi, sul proprio cuore stende la mano aperta, la destra, quindi sulla destra la sinistra. Prega. Dopo aver riaperto gli occhi il Professore prende un libro dallo scaffale dei libri: è il volume di mineralogia del professore Talemann stampato a Lipsia nel…Ssst nessuna data! Per carità, nessuna data! Da quando Anna non c’è più il tempo si è sbiadito, è diventato liso, ridotto a niente. Il Professore si risiede accanto al letto e, per segreta confidenza con il cappello, legge con un filo di voce. Il cappello di paglia ascolta attento. Dice il Professore: “Quarzo pentaedro. Formula chimica: biossido di silicio. Importante giacimento: i monti Sibillini.” Il cappello di Anna è incantato, vorrebbe saperne di più sui monti Sibillini. I Professore accenna con la mano puntuti profili di monti. Poi si sente la pioggia più forte sui vetri. Il Professore chiude il libro e lo posa sullo scaffale. La trepidante luce della pioggia  instaura nella stanza un regno di tempi andati: il comodino dalla parte di Anna è pallido, pallido come era stata lei al suo primo turbamento del sangue. Il comodino dalla parte del professore è come un ragazzo che è stato rimproverato dal padre. Il Professore muove qualche passo, le mani dietro la schiena, gli occhiali sulla punta del naso che stanno per scivolargli via. Muove qualche passo  e ripete a memoria ciò che nel libro è scritto sul quarzo. Il cappello è contento della buona memoria del Professore. Lui ricorda tutto: quante paia di scarpe Anna ha lasciato, quanti golfini,  quanti orecchini, quanti anelli…quanti, quanti anni hanno trascorso insieme. Cento anni? Di più, di più. Mille anni ? Di più, di più. Quando si sono conosciuti c’erano ancora i dinosauri, era l’epoca del Pliocene. Il Professore si ferma davanti alla finestra: Una piovosa  nebbia ciondola tra le case. Piccoli  cani cooker trotterellano stretti nei loro impermeabilini di tela cerata, furbi gatti neri sono accucciati sotto occasionali ripari. L’autunno gira per la città ficcando il naso nelle vetrine dei negozi, specialmente nelle botteghe degli alimentari tra  piramidi di ricotta, scodelle di mostarda, teste di maiale che ammiccano tra rigogliose foglie d’insalata. Ora il professore uscirà, ancora una volta cercherà di smarrirsi nell’intrico delle strade. “Chi ha visto il professore di matematica?” “Noi, noi non abbiamo visto nessun professore.” “Come non avete visto nessun professore? Chi siete voi per parlare così?” “Noi, noi siamo i lampioni delle strade…noi facciamo luce ma non vediamo niente, noi non abbiamo occhi.” Dispute, pettegolezzi…il Professore apre l’armadio dei vestiti. Per fortuna, prima di andarsene, Anna ha messo in ordine gli abiti, li ha stirati, ha rinforzato i bottoni, ha riempito le tasche di naftalina. Il Professore prende il cappotto di lana a grandi riquadri scozzesi. Quando lo indossava davanti ad Anna lei rideva e batteva le mani: “Sua maestà il Re d’Inghilterra!” e lui allargava le braccia e alzava gli occhi al cielo in regale positura. Anche adesso il Professore sembra il Re d’Inghilterra, si avvicina al letto, prende il cappello di Anna e, come se calzasse la corona, se lo pone in testa, badando che le frutta di gesso colorato siano bene in vista sul davanti: diadema dell’estate. Si guarda nello specchio, si approva ed esce. Piove come pagine di libro che si sfogliano. Le persone hanno gli ombrelli aperti, camminano in fretta, sanno dove andare, chi sale sui tram, chi scende, chi attraversa con il semaforo verde chi è immobile davanti al semaforo rosso. Anche il Re d’Inghilterra è fermo al semaforo rosso. Ripetutamente il semaforo cambia colore, ma il Re d’Inghilterra  non si muove, nonostante la gente lo urti perché è d’ostacolo al traffico. Verde, giallo, rosso…il Re d’inghilterra non si muove…verde, giallo, rosso. Il Re d’Inghilterra aspetta Anna che è sul lato opposto della strada. Ma anche lei non si muove, pare smarrita, la gente la spinge, qualcuno la rimprovera: “Perché non ti muovi? Credi di essere la Regina d’Inghilterra?”  Nella strada scorrono tram lucidi di pioggia e fumosi di vapori. Dai finestrini  la gente si sporge e grida: “Muovetevi, Re e Regina d’Inghilterra!  Attraversate la strada. Incontratevi.”  Lui è impaziente, bloccato dal semaforo rosso, non si accorge che il cappello è fradicio di pioggia. “Vai, Re d’Inghilterra! Vai prima che sia troppo tardi! Anna ti aspetta!” Lei è là, vorrebbe andare incontro al Professore ma non può attraversare la strada perché ora passa

l’ interminabile carovana del Grand Cirque de France. Lentamente sfilano gli elefanti, le giraffe, i cavalli ammaestrati, i cani parlanti. Lentamente passano gli acrobati, le danzatrici, i pagliacci pedalando sulle loro bici con una sola ruota. Adagio, adagio scorrono  le zingare che leggono la mano, le cuoche che friggono i krapfen. Ancora più piano, ma a petto in fuori, incede l’orchestra: cento trombettieri, cento tamburini, cento violinisti, cento soprano e cento  tenori. Le grand Cinque de France procede così adagio da sembrare fermo mentre il cappello di paglia sempre più bagnato si strugge sulla testa del Professore e i colori dei gessi gli impiastrano il volto e scivolano sui riquadri scozzesi del cappotto. Il povero Professore sembra un clown, altro che Re d’Inghilterra! I semafori sono impazziti: verde, giallo, rosso, azzurro, viola, color cenere, color sabbia… Finalmente, finalmente il circo se ne è andato. Quanto tempo è passato? Un giorno, un anno, mille anni…altro che mille anni, c’erano ancora i dinosauri. Ecco, ora il semaforo è verde. il Professore può attraversare la strada. Ma, veramente, Anna non c’è più! Dio, Dio, Anna non c’è più! Dove sei Anna, dove sei, dove, dove...? Il quarzo pentaedro, silicato di alluminio, si trova sui monti Sibillini.

    

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Gli autori di Vorrei
Adamo Calabrese
Author: Adamo Calabrese

Adamo Calabrese è scrittore, autore di teatro e illustratore. Ha pubblicato con Einaudi il romanzo "Il libro del re", con Albatros i libri di racconti "L'anniversario della neve", "La cenere dei fulmini", "Il passaggio dell'inverno", con Joker "Paese remoto". Ha illustrato i propri libri ed edizioni di Dante, Gibran e Pascutto. Scrive e disegna per il quotidiano "Il cittadinio" di Lodi, per le riviste "Vorrei" di Monza e "Odissea" di Milano. I suoi ultimi lavori teatrali hanno messo in scena opere di Brecht, Joyce, San Francesco e Iacopone. Nel 2012 RAITREha trasmesso un suo testo. Nel 2014 è stato finalista del premio internazionale di grafica satirica "Novello". Insegna letteratura presso le Università della terza età di Sesto san Giovanni e Milano (Università Cardinale Colombo)

Qui la scheda personale e l'elenco di tutti gli articoli.

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