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20170322 america in fiamme a

Tornano i libri ritrovati di Alfredo Viganò. Un grande giornalista rivoluzionario tra gli insorti del Messico e gli operai statunitensi

Riprendo con piacere e quasi dietro invito del buon Antonio, Cornacchia intendo, il Libro Ritrovato nella mia piccola biblioteca di casa.

Oggi tocca a AMERICA IN FIAMME di John Reed. Ho una edizione del 1970 di Editori Riuniti. È una edizione fuori commercio, ma ho visto che si trova in vendita in internet. Un po’ ingiallita dal tempo. Dice la copertina: Un grande giornalista rivoluzionario tra gli insorti del Messico e gli operai statunitensi. È vero ed aggiungo che testimonia una condizione rara. È il solo americano sepolto sulla Piazza Rossa a Mosca, a ridosso delle mura del Cremlino tra i grandi rivoluzionari della Unione Sovietica.

Come l’uccello della tempesta egli era presente dovunque accadesse qualcosa di importante

Il libro è introdotto da Albert Khys Williams, un suo grande amico, anch’egli giornalista. In qualche pagina ne fa una intelligente biografia e di come, sin da ragazzo sentì l’imperativo di lottare e difendere gli operai, il popolo, di scrivere e battersi per le rivoluzioni nella speranza di un mondo migliore, libero dalle povertà, dalla ignoranza e dalle guerre e dai soprusi. Anche il padre era un benestante idealista che si batté sino alla morte e come dice Williams lasciò una eredità ideale al figlio John. Studiò nella prestigiosa Università di Harvard con ottimi risultati. Tutti ritenevano che i suoi atteggiamenti di sostegno culturale ai moti rivoluzionari fosse, per un ragazzo ritenuto superiore alla media, un fatto passeggero, ma non fu così. Iniziò con grande successo come scrittore e giornalista e diventò così un pellegrino delle grandi strade del globo. Chi voleva tenersi al corrente dei fatti contemporanei non poteva non seguire John Reed, come l’uccello della tempesta egli era presente dovunque accadesse qualcosa di importante. La sua presenza fu forte e determinata anche negli Stati Uniti e di grande rilievo le sue denunce giornalistiche e le sue opere. Seguì con attenzione e presenza la Rivoluzione messicana anche come corrispondente al seguito dell’esercito di Pancho Villa, la Guerra mondiale e la Rivoluzione russa dove fu in sterri rapporti con i maggiori esponenti sovietici, e tante altre cose e Paesi.  Molto scrisse nei suoi pochi anni di vita (morì a 33 anni di tifo). Articoli, poesie e libri tra cui il famoso Dieci giorni che sconvolsero il Mondo. Libro questo sulla Rivoluzione d’ottobre che piaceva moltissimo a Lenin.

 

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Il volume contiene buona parte dei suoi scritti sulla Rivoluzione messicana distinto in più capitoli: Messico insorto; Francisco Villa; Jmenez e Puntos Al Oeste; un Popolo in armi; Carranza – Una stampa; Notti messicane. La parte terminale raccoglie anche scritti su Le lotte negli Stati Uniti. Scopriamo anche un paese insospettabile di lotte e scontri sociali con una feroce repressione individuale e di gruppi sociali. Un paese che lo condannò per i suoi scritti e attività e che cercò di carceralo. Espatriò in Russia dove partecipò attivamente alla vita politica. Il libro contiene anche 53 incisioni di molti artisti e di contenuto che si richiama agli aspetti di lotte rivoluzionarie, soprusi, schiavitù (Hector Ventura; Adolfo Quinteros; Arturo Garcia Bustos; Ignacio Aguirre; Angel Bracho; Elena Huerta; Antonio Morales; Francisco Mora; Maria Luisa Martin; Jesus Escobedo; Leopoldo Mendez; Pablo O’Higgins; Fernando Castro Pacheco; Sarah Jmenez; Alfredo Zalce; Mariana Yampolsky; Everardo Ramirez; Isidoro Ocampo; Jesus A. Amaya; Alberto Beltran).

Riaprendolo nella lettura e nei ricordi mi sono reso conto come tendiamo a dimenticare. Bene John Reed è un personaggio da non dimenticare, per la sua storia personale e per i contenuti dei suoi scritti che sono una grande testimonianza del secolo scorso Abche perché dedicò, da Statunitense, la sua vita al riscatto del proletariato e di interi paesi. Era nato a Portland nel 1887 e, come si è detto, si spense a Mosca nel 1920. La sepoltura sulla Piazza Rossa fu un riconoscimento a cui sicuramente teneva. Sulla sua tomba è scritto: John Reed, delegato alla III Internazionale, 1920.

 

 


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