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Intervista all'autrice di "Il negativo dell'amore", domenica 14 ottobre incontrerà i lettori a Monza presso Libri&Libri

 

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omenica 14 sarai a Monza per parlare del tuo libro "Il negativo dell'amore". Conosci la città?
Monza è la città in cui è nato e cresciuto mio padre, metà del mio sangue arriva da qui. La conosco bene: ci abita tutto un ramo della famiglia, una parte importante dei miei affetti.
Dalla città mi aspetto quella generosità semplice e concreta che è della gente brianzola.

Quando vai alle presentazioni e reading, qual è la cosa che più ti mette in imbarazzo?
All'inizio mi batteva forte il cuore prima di cominciare una presentazione, poi ho pensato che sono il massimo esperto vivente in materia: nessuno può pronunciarsi con la stessa "autorità" sul mio libro. Così ho tirato un bel respiro profondo, ho smesso di preoccuparmi e ho cominciato a divertirmi.

20121010-colombo-coverEntrambi i protagonisti del tuo romanzo hanno un soprannome. Ne hai uno o ne hai avuto qualcuno anche tu?
La Foresta: per dire la "straniera", la "forestiera", perché ho cambiato molte volte casa e scuola.

Walker è uno dei protagonisti del tuo romanzo È un bambino con la sindrome di Down. Per immaginartelo e scriverne hai dovuto o hai voluto informarti sui bambini affetti da questa malattia, oppure è nato da una conoscenza diretta?
Ho conosciuto per caso alcuni ragazzini Down, e sono rimasta conquistata dalla loro allegria. Per costruire il personaggio di Walker ho letto alcuni libri di psicologia evolutiva sui bambini con la sindrome, e ho capito come le casistiche siano davvero tante, diverse l'una dall'altra: ciascun bambino è un caso a sé, un mondo a sé. Scrivendo di Walker ho lasciato da parte l'ansia e la presunzione di raccontare una categoria di persone. Walker è Walker.

L'anno scorso hai esordito con Mondadori. Un bel colpo, un caso fortunato o come altro ce la spiegheresti?
L'unico mio merito è nell'ostinazione con cui ho creduto nella mia scrittura, per il resto mi sento baciata in bocca dalla fortuna.

Su Twitter ti descrivi come un "ingegnere grammaticale". Cosa intendi dire?
Noi non viviamo nel mondo per com'è, ma per come lo percepiamo. Per come lo sappiamo leggere e raccontare. Amo pensare che con le mie parole e le mie storie posso partecipare a questa attività di "costruzione" ingegneristica di un mondo migliore.

 

 


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