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Intervista a Giacomo Mojoli, già vice-presidente di Slow Food, docente della facoltà del design del Politecnico di Milano "è importante recuperare una vera progettualità e una forte connessione tra gli attori che operano nel territorio."

 

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ojoli, partiamo dal globale: qual è la principale sfida dell’agricoltura negli anni a venire?

C’è un grande tema di fondo che attraversa tutto il sistema produttivo, tanto sul piano della filosofia delle produzioni quanto dal punto di vista pragmatico: è il tema della sostenibilità. Un termine che ultimamente si presenta a noi con grande frequenza e che non è immune da usi impropri o strumentali.

Calandola nel settore agricolo, la sostenibilità, è un concetto che dovrà sempre più essere pensato non solo come una questione puramente agronomica, legata alla coltivazione, ma come una nuova idea di sviluppo che coinvolga in maniera complessiva tutta la filiera. Non è più possibile pensare oggi ad una agricoltura industriale fortemente inquinata e impattante sull’ambiente. Per questa ragione il concetto di eco-compatibilità nella produzione è attualmente e in qualche misura già superato: è una precondizione che tutti, nel bene o nel male, ricercano e a cui devono assolvere.

La sfida, quindi, proprio a partire dall’agricoltura, che è settore in stretta relazione con l’ambiente, è quella di pensare a una sostenibilità globale, ovvero a una sostenibilità che riguardi processi, metodi e mezzi coinvolti nell’interno processo produttivo.

 

L’agricoltura può diventare un grande laboratorio di sostenibilità in cui sperimentare soluzioni innovative

Ad esempio?

Temi concreti e molto attuali sono quelli dell’uso critico dell’acqua e dell’energia: l’agricoltura dovrà al più presto confrontarsi con essi, trovando soluzioni immediatamente applicabili. Si prenda, ad esempio, il campo vitivinicolo: il tema del futuro in termini di sostenibilità non sarà, a mio modo di vedere, legato all’introduzione di modalità di coltivazione e trasformazione dell’uva sempre più naturali (biologico e biodinamico). Questo sforzo in un certo senso lo diamo per assodato. La sfida vera sarà rendere il sistema-cantina globalmente sostenibile: nell’uso razionale di acqua ed energia, nella scelta degli spazi, nelle modalità costruttive e così via.
Insomma, l’agricoltura può diventare un grande laboratorio di sostenibilità in cui sperimentare soluzioni innovative per affrontare in modo concreto il tema della sostenibilità che, lo ribadisco, attraversa in questo momento tutto il sistema produttivo.

 

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Bruegel Il Vecchio, "Campo di grano in agosto", 1565, Metropolitan Museum of Art, New York

 

Veniamo a noi: qual è la situazione attuale dell’agricoltura in Brianza?

Ho l’impressione che sia arrivato il momento di tradurre in progetti concreti le riflessioni sviluppate in questi anni, individuando innanzitutto i settori e le singole realtà su cui costruire il successo dell’intero sistema.

Abbiamo un grande bisogno di tavoli di regia, competenti e preparati, capaci di comprendere le dinamiche territoriali e, a partire dalla loro analisi, allestire un progetto che sia strategico, di lungo respiro.

Oggi si parla ovunque di concetti come ‘tipicità’, ‘valorizzazione’, e spesso senza che vi siano alle spalle un ragionamento, una reale comprensione. Invece, specie in agricoltura, che è un settore slow per natura, un settore che si deve muovere e programmare in tempi lunghi, è importante recuperare una vera progettualità e una forte connessione tra gli attori che operano nel territorio.

Per sviluppare l’agricoltura brianzola, credo sia chiaro, bisogna innanzitutto favorire un consumo a carattere locale

Per sviluppare l’agricoltura brianzola, credo sia chiaro, bisogna innanzitutto favorire un consumo a carattere locale: creare le condizioni strutturali, ma anche una sensibilità, un’educazione al consumo, e per far questo è basilare un coinvolgimento delle scuole e di tutti gli enti di formazione presenti sul territorio. In poche parole, è determinante saper ‘fare rete’.

In molti, ad esempio, nell’Alta Brianza, parlano dei laghi brianzoli come una possibile rete da sviluppare per (e attraverso) il rilancio del turismo, ma, al di là dei singoli interventi, non si vede un vero progetto di fondo.

Auspico per l’agricoltura degli stati generali che riuniscano e mettano attorno al tavolo tutti gli attori che hanno lavorato in questi anni allo sviluppo dell’agricoltura in Brianza per programmare un cammino comune.

 

Accennava all’inizio al rischio di strumentalizzazioni o usi impropri di concetti come ‘sostenibilità’, ‘tipicità’, ‘fare rete’…

Faccio un esempio: in Brianza abbiamo avuto segnalazioni positive per quanto riguarda le piccole ma significative esperienze vitivinicole in corso. Ecco, in un settore del genere chiediamoci quali scelte andranno fatte? Nel dibattito in corso, c’è chi sostiene che vadano spese più energie nella promozione, sia necessaria una più mirata azione di marketing o una più costante presenza a fiere e eventi similari. Io reputo che non siano questi gli aspetti sostanziali. Quali competenze, quali ricerche, quali soluzioni: sono questi i temi che possono assicurare continuità nella qualità, i temi che vanno rimessi al centro e da cui partire per ottenere credibilità.

 


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