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BandAutori 33. Nel numero pre-vacanziero analizziamo la world music della Med Free Orkestra e l'indie demenziale de I Camillas. Per "Libri che suonano" andiamo negli anni Sessanta del beat italiano.

Med Free Orkestra “Tonnosubito” (iCompany)

Assembramento di musiche “sediziose”. Se c’è un mondo a subire, allora schiena dritta. Se c’è un mondo di note, allora si necessita di un mondo di diritti umani. La storia che chiama e richiama. Tra le liriche: il mondo per intero sta in un sorriso. Se ti incontro io sorrido e poi tempesto da un profilo. Un mare così profondo come l’amore che abbraccia tutto il mondo. L’inquinamento, i muri di cemento, il piombo è nell’aria. Così tanto per “gradire” e… riflettere. La Med Free Orkestra è composta da diciassette elementi. Carte d’identità, passaporti, permessi di soggiorno (???) diversi. Dopo “Pensiero mediterraneo” (era lo 013) e “Background” (era lo 014), due anni di attesa ed ecco il terzo capitolo sulla lunga distanza. Dove tutti devono avere il diritto di giocarsela in casa, quindi “derby alleato”. Piattaforme sonore: ampia sezione fiati, batteria “istituzionale”, percussioni dalle varie dimensioni (africane, indiane, arabeggianti), un archetto e il violino. Elettricità, pigiar tastiere e “aiutino” elettronico. Voci al femminile e al maschile. Ospitate: in jazz (Fabrizio Bosso e Javier Girotto), rapper, cantautori (Piotta e Leo Pari). Eleganza, dolcezza, poesia e razionalità (il duo As Madalenas e gli allievi della Scuola Primaria D. Manin). Ethno-Poppers con le loro canzoni (in italiano, inglese, senegalese, portoghese, dialettali) e il dissolversi definitivo delle mezze stagioni. Tutto converge: “Balla” raggamuffin che si evolve jazz, “Social” ondeggiare reggae, alture hip-hop, rifiniture mariachi”, “Kemo Banyang” venti, calore, dune desertiche, “Mamma ha detto andiamo al mare” rilevamento, barconi, pop’n’roll, “Marika” swing meets ska, “Nessuno” sfida cantautorale, “Esperanto” Santana/esca, “La sposa di cera” itinerario esistenziale, “Try It” roots & Skatalites, “Flo do amor” incrocio tra fado e morna, “Difenditi” atletica e afro-incantevole. Nel booklet allegato, tra i ringraziamenti  anche quello a Erri De Luca: “Che pur non essendo presente nel cd, c’è sempre attraverso la parola che diventa poesia e con gli abbracci carichi di amore che solo un vero amico può trasferire”. E soprattutto: “Devono attraversare il mare. Fare un lungo viaggio. Tra le onde e il sale. Mio figlio e mia moglie devo salvare. Qui in guerra non gli resta che morire. Preferisco il rischio del mare. Perché la natura coi suoi figli è più buona dell’uomo”. A scrivere ciò è Antonio Fiore, 12 anni. Il cuore che ti soffia addosso e Roma non far la stupida stasera. Voto: 7,5 (Massimo Pirotta)

I Camillas “Tennis d’Amor” (Garrincha)

I Camillas sono una delle più belle anomalie del panorama musicale italiano, uno dei gruppi meno classificabili tra quelli oggi in attività: potrebbero essere infatti categorizzati sotto il cappello del “rock demenziale”, e in effetti qualche assonanza con gli Skiantos più surreali e legati al brit humour dei Monty Python c’è, molte meno con Elio E Le Storie Tese; al tempo stesso la loro appartenenza alla scena indie marchigiana-romagnola (sono di Pesaro) è acclarata, tanto che il loro nuovo album, “Tennis d’Amor”, esce per la Garrincha, etichetta di riferimento della zona. Anche la loro vocazione a livello di pubblico non è così chiara: si esibiscono infatti da ormai una decina d’anni pressoché in ogni luogo possibile ed immaginabile e in questo disco collaborano con un autore di culto come Giuseppe Genna, ma al tempo stesso lo scorso anno sono comparsi ad Italia’s Got Talent, riscuotendo un buon successo e l’approvazione di Gerry Scotti, e un’altra collaborazione è quella con Calcutta, che il salto verso il mainstream l’ha fatto. Guardando al lato prettamente musicale, che è quello che maggiormente ci interessa, di “Tennis d’Amor”, tutto però si chiarisce e si semplifica: al di là di tutto, I Camillas sono e restano I Camillas, cioè dei cesellatori di canzoni strambe e geniali, al di fuori degli schemi ma con precisi richiami ad essi, scrittori di filastrocche per adulti che non si curano di categorie ed appartenenze, ma solo di trovare la melodia giusta o la soluzione migliore per rendere memorabili le loro canzoni. In questo caso i picchi della loro bravura si raggiungono in “La macchina motivazionale”, che esplica il lato umoristico della band su un punk-pop bello carico, “Cuscini”, il brano più legato al passato della band, una sorta di limerick per chitarra ed effetti elettronici, e “Sulle Labbra”, che da rumorismi sfocia in canto lirico grazie alla voce di Mina Suzuki. Voto: 7,5 (Fabio Pozzi)

TOP 5. I dischi, di ieri e oggi, più ascoltati negli ultimi giorni

Mauro Ottolini Sousaphonix “Buster Kluster”, Glauco Venier “Miniatures”, Flavio Giurato “Il tuffatore”, Cristina Donà “Tregua”, Susanna Parigi “Scomposta” (Massimo Pirotta)

Verdiana Raw “Whales Know The Route”, The Bidons “Clamarama”, Mina “Mina canta o Brasil”, I Corvi “Un ragazzo di strada”, I Cani “Il sorprendente album d’esordio de I Cani” (Fabio Pozzi)

Novità e ristampe discografiche

99 Posse “Il tempo, le parole, il suono” (LP), Antonio Cipriani “L’ultimo romantico”, Bloom Jazz Quartet “Sunny Sunday”, Camaleonti “50 anni di applausi”, Daniele Baldelli “Cosmic Temple Chapter Vol. 3&4” (LP), Daniele Tuttarelli “Extempora”, Deus Ex Machina “Devoto”,  Giuliano Perin Good Vibes Quintet “My Favourite Colours”, Nomadi “Il sogno di due sedicenni è diventato realtà”(LP), Nuovi Angeli “Tete a Tete con i Nuovi Angeli”, Ottavo Richter “Gif”, Tiziano Ferro “Nessuno è solo”, “111”, “Rosso relativo” (m.p.)

 

Libri che “suonano” (un estratto)

Da “Il dizionario della canzone italiana” di autori vari (Armando Curcio Editore, 1990)

Beat. Movimento musicale che rivoluziona la musica leggera italiana e internazionale nella seconda metà degli Anni 60. Con i suoi valori formali e ritmici, di discosta nettamente sia dalla cultura musicale precedente, rimasta ancorata alla canzone di stampo tradizionale, sia dal rock’n’roll che per primo aveva svecchiato lo stile produttivo allora in vigore. Nel Beat (in inglese, battere), vengono riscoperti e apprezzati i ritmi afro-americani, ma la vera novità è il portare all’attenzione del grande pubblico non più solo la figura del singolo artista, ma la dimensione corale del gruppo. I Beatles ne furono i massimi rappresentanti, ma anche in Italia – perfino al Festival di Sanremo – i “complessi” conquistano una posizione di rilievo. Pur prendendo origine dal movimento letterario americano della Beat Generation, nel nostro paese il fenomeno fu recepito quasi esclusivamente come movimento musicale e di costume, identificandosi in artisti quali i Rokes, i New Dada, Equipe 84, i Corvi, Patty Pravo e altri ancora. La stessa moda ne fu influenzata: si allungarono i capelli e si accorciarono le gonne, si allungarono i pizzi delle camicie e i colletti delle giacche si alzarono diventando più rigidi sull’esempio di quelle indossate dai Beatles, si imposero all’attenzione gli stivaloni alla moschettiere; i colori dominanti erano il bianco e il nero con disegni per la maggior parte geometrici. I locali, primo fra tutti il Piper di Roma, si affollarono di artisti che proponevano una musica nuova nei testi come nella struttura musicale, mentre la voce dei giovani era riportata da testate a diffusione nazionale quali “Mondo Beat” e “Big”, il cui sottotitolo era appunto “il settimanale giovane”. Col passare degli anni la musica si evolverà per lasciar spazio al pop e alle sue varie ramificazioni. (Roberto Ruggeri)

 


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