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crippa blu

Il caso di Luca Crippa, ovvero del rapporto tra un artista visionario e anticonformista e  Seregno, la sua città natale,  che a lungo ne ha ignorato l’opera e  l’eredità.

Il 29 giugno del 2002 moriva a Seregno, dove era nato ottant’anni prima, il disegnatore, scenografo, pittore, artista poliedrico e multiforme, Luca Crippa, lasciando alla città un dono ed un mandato: «La collezione di opere d’arte la lascio al Comune di Seregno a condizione che allestisca una idonea sala permanente a me intestata e predisponga un archivio storico in cui saranno conservate, a disposizione degli studiosi e degli amatori dell’arte… Dispongo anche che tutte le opere ed il relativo materiale didattico sia messo a disposizione di studenti, studiosi ed appassionati d’arte e che venga prestato ad altre istituzioni e musei che lo richiedono in occasioni di mostre personali e collettive».

149 0595Magnifico! Ci si può dunque aspettare che la Brianza conosca ormai benissimo sia questo artista che la sua collezione di opere di altri artisti. Non è affatto così, però: anche chi, come me, vive a Seregno, solo dodici anni dopo, ovvero a un passo dalla scadenza sia del legato testamentario sia del mandato politico-amministrativo dell’attuale giunta, ha potuto vedere realizzata una esigua parte di queste disposizioni;  solo lo scorso mese è stato possibile accedere ad un “assaggio” dell’opera di Luca Crippa grazie all’inaugurazione di una piccola esposizione permanente in due salette all’ingresso di Palazzo Landriani Caponaghi, sede storica del Comune, e alla pubblicazione del catalogo di questa, col titolo “Luca Crippa. Il mio mondo”. E, soprattutto,  solo grazie ad una convenzione tra il Comune e una associazione cittadina, il  Circolo culturale “Seregn de la memoria”, la stessa con la quale negli ultimi anni di vita l’artista aveva collaborato e che ha approntato per l’occasione anche la pubblicazione, in tiratura limitata e destinata ai soci, di un opuscolo intitolato Uno di voi, se mi volete,  curato da Sergio Lambrugo, dal quale traggo le notizie relative al rapporto tra la città e Luca Crippa; sulla cui  opera e sulla cui vicenda artistica ci si può informare sul sito ufficiale. Da tutte queste informazioni, potendo finalmente godere di qualche saggio di un’opera artistica tanto più affascinante in quanto palesemente anticipatrice, si ricava il senso di un grande, deprecabile spreco e di una ingiustizia subita: dall’artista, ma anche dai cittadini che avrebbero potuto conoscerlo ed apprezzarlo e che ancora non sanno quando e come potranno avere accesso a tutto il patrimonio del suo generoso e finora immeritato lascito. 

Chi venga a conoscenza di una disposizione testamentaria come quella citata qui in apertura, si chiederà,  per poterne valutare la generosità, quanto peso abbia avuto l’artista stesso nell’affollato panorama dell’arte contemporanea e quanto importante sia la collezione che lasciava  perché se ne facesse  un uso pubblico, perché si disponesse del suo personale patrimonio d’arte  come di un bene comune; ebbene, il lascito comprende 2.227 opere grafiche di autori vari: tra i tanti, per farsi un’idea, Giò Pomodoro e Lucio Fontana, Remo Brindisi, Enrico Bay, Georges Braque, Pablo Picasso, Antonio Ligabue, Gino Meloni, Aligi Sassu, Renato Guttuso, Ennio Morlotti e moltissimi altri, nonché 250 disegni, 80 acquarelli, 100 collages, n. 193 multipli di opere grafiche (litografie, serigrafie, acqueforti, xilografie) di Luca Crippa, per un totale di 2.850 opere d'arte. Un dono di grandissimo valore, certo impegnativo per  l’obbligo che comportava di predisporre la catalogazione e l’allestimento di un adeguato spazio espositivo entro un ragionevole termine cronologico, ma indubbiamente una fortuna per una cittadina della Brianza che, pur essendo ricca di attività commerciali e produttive, non poteva vantare un patrimonio artistico molto rilevante al quale attingere per la propria crescita e promozione culturale.

Il lascito Crippa rappresentava l’opportunità, finora  trascurata, di un progresso in questo senso, nonché la possibilità di reintegrare pienamente nella storia della città un artista di grande estro e finezza, apprezzato da maestri come Lucio Fontana, o come Giò Ponti, che si  era fatto mentore e garante, negli anni ’40, di quel giovane brianzolo, figlio di artigiani, diplomato all’ISIA di Monza con maestri come Ugo Zovetti, Raffaele De Grada e Marini Marini, che vedeva «disegnare con una facilità pura ed esclusiva, nella riuscita magia delle sue linee.».

Magia come frutto di una  «fantasia precisa e netta», dotata di una peculiare nitidezza di linee e forme: questi i caratteri riconosciuti   dai maestri  all’arte di Luca Crippa, fin dai suoi inizi, insieme alla sua vicinanza ad una ispirazione  dada e surrealista e alla sua straordinaria capacità di utilizzare con la stessa felicità espressiva le tecniche e  i materiali più diversi, chine, collages, acquerelli,  incisioni, arte polimaterica… Furono però proprio alcune sue opere polimateriche, esposte in quello che era allora il Palazzo del Mobile cittadino, ad attirargli, nel maggio del 1946,  il primo violento attacco da parte di un portavoce, non a caso nascosto dietro uno pseudonimo dialettale, de L’opinione di Seregno, come si chiamava un settimanale allora in auge, espressione della locale Democrazia Cristiana. Lo si dileggiava apertamente e spudoratamente  come esponente di una pretesa arte paragonabile a giochi puerili. Il giovane artista, che due anni prima, poco più che ventenne, aveva esposto alla Galleria Borromini di Como,   chiamato a Milano da Giò Ponti a collaborare col suo studio, ebbe per fortuna l’occasione di allontanarsi da quello che era divenuto per lui una sorta di  “natìo borgo selvaggio”.

luca crippa 1bnDa quel momento, la sua attività  si dispiegò soprattutto in direzione della decorazione, fra l’altro per le sale dei grandi transatlantici, e della scenografia: suoi moltissimi allestimenti e  bozzetti per i maggiori teatri italiani e per l’Opera di Parigi, nonché i progetti per la messa in scena del Machbeth schakspeariano  che avrebbe inaugurato nel 1952 le trasmissioni televisive della RAI. Suoi furono anche i siparietti di Carosello, tanto famosi presso il grande pubblico quanto ignoto il loro autore!  Sconosciuto, in verità, anche al pubblico più attrezzato culturalmente; e specialmente in Brianza. L’ostracismo decretatogli dai suoi concittadini sembra sia stato più determinante di quel prestigio internazionale che gli valse  nel 1964, alla trentaduesima Biennale di Venezia, il premio di una importante fondazione americana per il bianco e nero, unico premio decretato dalla Biennale ad un brianzolo. Tornato allora nella sua città natale, si illuse per un breve periodo di potervi essere apprezzato e riconosciuto come lo era stato in quell’importante contesto internazionale, ma dovette ancora una volta ritrarsi di fronte alla diffidenza tutta provinciale per l’artista di genio, per una personalità forte, indipendente, che rivendicava la sua originalità espressiva rifiutando le etichette, che non nascondeva, pur senza ostentarla, la propria omosessualità, in un periodo e in un ambiente decisamente inclini ad esigere  l’omologazione. Nonostante l’impegno dei pochi, tra i seregnesi che contavano, a farne conoscere l’opera, Luca Crippa non riuscì ad ottenere l’occasione per lasciare un segno duraturo della sua arte nella sua città. Il tentativo, ancora percepibile in alcuni ambienti cittadini,  di giustificare questa diffidenza con una presunta passata vicinanza dell’artista al fascismo appare piuttosto opportunistico e ipocrita, considerato il fatto che vincere da ragazzo i Littoriali dell’arte nel 1940,  come era capitato, per altro, nello stesso anno, al giovane Dario Fo, o essere chiamato, sempre giovanissimo, a decorare alcune pareti della Casa del Fascio, non può essere considerato in sé di alcuna rilevanza, dato il monopolio delle attività culturali che il fascismo si arrogava; semmai,  la sua personalità tendeva al disinteresse per la politica, tutto preso com’era dalla dimensione onirica e fantastica, da una ricerca di bellezza e di leggerezza, di delicati equilibri tra immagini reali e visioni fiabesche, insomma da un mondo di libertà interiore inconciliabile col fascismo. E poi, non si ignora certo, per fare altri nomi brianzoli, un architetto come Terragni perché ha progettato una Casa del Fascio!

crippa 2Non per nulla, quando negli anni ’90, completato il suo incarico di insegnamento di decorazione pittorica all’Accademia di Brera conferitogli nel 1971, ritorna “per necessità” a Seregno, per “colpa dell’età e di qualche acciacco”, sarà un circolo culturale laico e di forte impronta antifascista, come Seregn de la memoria, a coinvolgerlo nelle sue mostre e iniziative artistiche e benefiche e ad affidargli la direzione, insieme a Vincenzo Guarracino per la parte letteraria, della Collana Fiori di Torchio (libretti d’artista che abbinano un’incisione a una piccola silloge poetica: collana  che prosegue ancora le sue pubblicazioni sotto la direzione di Corrado Bagnoli e Piero Marelli).  Generosamente, un artista di levatura internazionale come lui esponeva, ad esempio, in una mostra collettiva  di vetri artistici realizzata dal circolo per raccogliere fondi in favore della Cooperativa Sociale Spazio Aperto. E fu soltanto la giunta di sinistra guidata da Gigi Perego, nel 2001, vivente ancora l’artista, ad acquistare per la sala civica un’opera di Crippa, il grande pannello intitolato “La Sibilla vigilante” che oggi è stato spostato all’ingresso di Palazzo Landriani Caponaghi, come ad annunciare ed introdurre l’esposizione permanente.

crippa ventaglioIl lascito di quello che è stato forse il maggiore artista seregnese del ‘900 giace ancora quasi interamente nei magazzini dell’Uffico Cultura di Seregno o nel caveau della Banca Popolare di Milano. Le due giunte di centrodestra succedute alla giunta Perego hanno lasciato pressocchè inutilizzati lo spazio  del Museo Vignoli che quest’ultima aveva destinato alla collocazione del lascito Crippa e i locali al piano superiore dello stesso che avrebbero potuto ospitare laboratori di studio e produzione artistica per i giovani. Solo la catalogazione scientifica dell’intera collezione a spese del Comune è stata realizzata sul sito Lombardiabeniculturali.  Per evitare la scadenza del mandato testamentario, alla quale l’intero patrimonio sarebbe tornato agli eredi naturali, la giunta Mariani ha attivato, in zona Cesarini, la convenzione col Circolo Seregn de la Memoria grazie alla quale  è stata  realizzata questa prima tappa della restituzione  dell’opera di Luca Crippa alla sua città. In forza di questa convenzione, sarà il Circolo a “curare pubblicazioni, allestimenti e visite guidate alle mostre”, mentre il Comune gestirà lo spazio espositivo permanente e lo spazio web dedicato al lascito (…) e il Comitato congiunto tra rappresentanti del Comune e presidente del Circolo “predisporrà il piano mostre e il piano di valorizzazione”. Fino al dicembre 2015.

E dopo?

 

luca crippa notte di luna M C monza

 


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