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La nuova produzione del gruppo di Daniele Manini e Gianluca Mercadante «Insomma la Banda Putiferio ha fatto del suo meglio per raccogliere un suo speciale museo degli orrori, collezionando casi e storie singolari che, anche se riraccontate con ironia, non possono che inorridirci e spaventarci». Musica, racconti, versi in un libro CD edito da Zona

 

Per gentile concessione degli autori, presentiamo la prefazione a "Liscio assassino” (Zona Editrice).

Devo dire che non sapevo nulla del liscio ambrosiano fino a quando non me ne ha parlato per la prima volta Daniele Manini davanti a una birra scura nella fumosa Stalingrado. Avrebbe potuto chiedermi di parla- re delle origini del liscio romagnolo e in qualche modo avrei potuto mo- strare di essere preparato sulla materia, visto che il mio babbo fu il primo a pubblicare in Italia da Camunia la biografia di Secondo Casadei, il ma- estro d’orchestra e violinista che spianò la strada al genere più amato nelle balere italiane. Fu lui che, rimescolando la tradizione zingara e quella mediterranea, portò nelle aie emiliane certe mazurche e certe polche, fu lui che dimostrò al nipote Raoul Casadei quanto poteva valere un’or- chestra duellando a suon di musiche contro altre formazioni che cercavano di fargli le scarpe.

E se Daniele Manini mi avesse chiesto di parlarvi del punk emiliano, della new wave toscana, del crossover milanese e del reggae e dello ska piemontese non mi sarei certo trovato a disagio, essendomene occupato spesso negli anni. Ma del liscio ambrosiano non ne avevo mai sentito parlare, anche se il leader della Banda Putiferio sostiene che sia stata la musica che ha cullato per anni la vita della Ligéra (la criminalità del- l’epoca) nella mia città. Sospettando che anche qualcuno di voi possa essere curioso di scoprire alcuni segreti di questo genere musicale inizio a illustrarvene le origini. Le informazioni non sono farina del mio sacco ma le ha fornite un mio basista di fiducia in cambio di due stecche di sigarette e della tessera di una delle più prestigiose bocciofile di Milano.

Il liscio ambrosiano nacque nei primi del ’900 su suggestione dei val- zer viennesi che si ballavano nelle corti reali e nei palazzi dei nobili. Il popolo allora non aveva la possibilità di avere un’orchestra e si “accon-tentava” dei piani e organetti meccanici che giravano per le piazze e i mercati, e improvvisava balli e feste nei ritrovi di allora.

L’avvento dei circoli operai ricreativi portò poi all’arrivo di musicisti “orecchianti” che non avevano studiato musica ma che avevano un talento incredibile per l’improvvisazione e che riproducevano, imitavano e im- provvisavano melodie, anche solo dopo averle ascoltate una volta sola. Questi musici suonavano il piano con cadenze e dinamiche del tutto iden- tiche agli strumenti meccanici.

Il più noto e definito inventore del liscio ambrosiano fu un tale Paggio (Pagèt, in milanese) il quale, secondo le testimonianze dell’epoca, era il più preciso nell’imitazione del piano meccanico. Magari il nome Paggio vi farà venire in mente la figura di un preciso e reverente servo di corte, ma la tradizione narra invece che il Pagèt era un uomo eccentrico e portato alla mondanità. Erano gli anni ’30 e le canzoni milanesi venivano arrangiate coi quattro tempi base del liscio ambrosiano: valzer, mazurka, polka e scottish (una sorta di pre-foxtrot). Altri nomi di maestri del liscio ambrosiani, non rimasti nella storia, erano Il Carlone, Emilio De Giorgi, Enrico Ponzoni, e i “maestri non vedenti” dove andavano a lezione, ma anch’essi suonavano: Scotti, Bregani, Cleto Venturati, Pierino Porta, Teresio Callegari, Gianni Sali, Enzo Crosti.

I locali dove principalmente si ballava questi ritmi erano: La cuccagna (via Cuccagna, angolo via Muratori), La Beveratura (via Carità), I Figli del Lavoro (via Lomazzo). Il locale della Ligèra era lo Zirotti (via Poliziano), dove si ballava col coltello sotto i tavoli.

 

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1969, Trattoria via Ascanio Sforza - Milano (foto di Virgilio Carnisio)

 

Dopo quella generazione venne Vittorio Pinotti, anche lui cieco, conside- rato da molti l’inventore del liscio ambrosiano, ma che in realtà era un allievo del Paggio e da lui aveva imparato tutti i rudimenti di questa magia musicale lombarda. Pinotti va però ricordato perché rimane l’unico compositore originale del genere, in quanto tutte le altre canzoni venivano “arrangiate” per il ballo ambrosiano, che cdonseistelvla’ein udnaistoortardiemedley di ritmi e canzoni differenti intervallate dal grido “cambio!”, sicuramente mutuato dal francese “changer la dame!”, degli autori di musette d’oltralpe.

La canzone più nota di Pinotti è Buli de la riva (con testo di Giannina Pizzamiglio capace di conquistare il prestigioso Premio D’Anzi) e in ge- nere molte delle sue canzoni furono composte in dialetto milanese. Come ci ricorda la maestra di danza Linda Ruotto del Circolo Arci Corvetto: «Sono molte le testimonianze storiche della diffusa pratica del ballo ambrosiano a partire dagli anni ’50, ma le origini sembrano essere prece- denti. Si caratterizza per la sequenza senza interruzione in un unico bra- no di quattro balli (con tempo in 4/4) tipici del liscio: la polka, il walzer, la mazurca e il foxtrot. La difficoltà consiste nel passare da un ballo all’al- tro senza perdere il tempo. Circa alla fine degli anni ’60 il ballo tradizio- nale ambrosiano entra in crisi a favore delle prime discoteche, che incon- travano maggiormente le esigenze del pubblico giovane. In generale vi è stato un progressivo indebolimento dovuto al disinteresse dei giovani ver- so i balli da sala». Oggi si può ancora ballare il liscio ambrosiano in alcuni locali di Milano: il Circolo Arci Corvetto in via Oglio, dove sorgeva la Cooperativa Casette, l’Ente Sport Popolare Cagnola, in via Varesina, e La Balera dell’Ortica, in via Amadeo.

Lo so che adesso, dopo quello che avrete appreso su questa originale musica, vi verrebbe voglia di ballarla o di assistere a esibizioni che la ri- guardano: non preoccupatevi, nei luoghi che abbiamo citato vi sarà facile avvicinarvi a questo universo sonoro, ma potrà anche capitarvi di assistere alle pirotecniche esibizioni che Claudio Merli riesce ogni tanto a organizza- re fra le Colonne di San Lorenzo, con decine e decine di ballerini che davanti alla basailica danzano con velocità e ritmo che rimandano a una Milano di altri tempi.

E un giusto mix di musiche adatto a un vero e proprio spettacolo è quello che ha approntato per l’occasione la Banda Putiferio, che mesco- la valzer, cha-cha-cha, tango, swing, polka, valzer, mazurka, maxise e scottish. Esibizioni divise in due tempi, un intervallo e un bis (che per ragioni tecniche viene nominato bonus track) che propongono una galleria di ritratti criminali unica nel suo genere: dal Signor Capone di Brooklyn, abituato a far stragi con i suoi gangster a San Valentino, al signor Wallace Souza di Manaus, che fa affari con i narcos e ama filma- re omicidi in diretta per alzare l’audience del suo programma tv; dal sottotenente William Calley, che sterminò con il napalm centinaia di iner- mi vietnamiti, ai Signori del Sempione, disposti a tutto per costruire un traforo; dai Signori Eternit capaci di diffondere il cancro con il loro amianto alla Signora con i Suoi Motivi ispirata ai Delitti esemplari di Max Aub.

E poi mostri che vengono dalla pioggia, serial killer, kamikaze, la saponificatrice di Correggio, personaggi che si fanno prendere dai raptus più strani, farmacisti che hanno un debole per gli allucinogeni, anarchici che attentano alla vita dei re d’Italia...

Insomma la Banda Putiferio ha fatto del suo meglio per raccogliere un suo speciale museo degli orrori, collezionando casi e storie singolari che, anche se riraccontate con ironia, non possono che inorridirci e spaventarci. Per raccontarle il gruppo capitanato da Daniele Manini ha fatto sua la sua scuola di maestri delle murder ballads meneghine, come il Signor J e il Signor G, ha fatto sua la scuola del teatro di San Vittore di Giorgio Strehler cantato da Ornella Vanoni, ha imparato mosse, posture e cantati da Fred Buscaglione e Renato Carosone, ha ricaricato la melo- dia del liscio con il punk ironico e al vetriolo dei CCCP (pensate alla classica O Battagliero!). E allora, non resta che sedere anche voi nella speciale balera allestita dalla Banda Putiferio aspettando che il capo orchestra comandi ad alta voce: «Vai col liscio!».

È una frase che ha inventato Raoul Casadei ma che anche a noi meneghini piace, non fa veni’ voglia de vusa’ ma de bala’ cui scarpet’ de tennis!

 

 

20150326 LiscioAssassino 3Banda Putiferio & C
LISCIO ASSASSINO
Canzoni, racconti, poesie
su omicidi seriali e sociali
a cura di Daniele Manini
e Gianluca Mercadante
Prefazione di Luca Crovi

libro pp. 174 + CD
ZONA 2014 - Euro 15
ISBN 978 88 6438 488 7


7 racconti Stefano Massaron ~ Gianluca Morozzi ~ Samuel Giorgi ~ Eva Clesis ~ Franco Limardi ~ Eliselle ~ Gianluca Mercadante 5 poesie Sergio Rotino ~ Mario Bertasa ~ Fabrizio Bianchi ~ Daniele Manini ~ Alessandra Racca 14 canzoni Andrea Carlo Cappi ~ Lia Celi ~ Andrea G. Pinketts ~ Nicoletta Vallorani ~ Antonio Rezza ~ Davide Barzi ~ Bebo Storti ~ Simone Demaria voci e suoni con Roberto Brivio ~ Lucia Vasini ~ Antonio Rezza ~ Veronica Sbergia ~ Luciano Margorani ~ Raffaele Kohler ~ Lucho Villani ~ Anna Rastelli ~ Paolo Milanesi ~ Marina Gigli ~ Luciano Macchia ~ Sabrina Sparti ~ Mario Bertasa ~ Francesco Saverio Gliozzi ~ Laila Sage ~ Francesco Cecco Cavallero ~ Piergiulio “Frizz” Frigerio prefazione Luca Crovi

il libro
I 7 racconti, 5 poesie e 14 canzoni che compongono questo libro + CD - Liscio assassino - sono ambientati tra i vicoli bui del giallo e del noir.

Scrittori come Gianluca Mercadante e cantanti musici e attori come Daniele Manini, i due curatori, si sono divertiti a partecipare all'ennesimo "gioco di gruppo" di Banda Putiferio, ispirandosi al clima popolare e a suo modo eccentrico delle balere.

L'andamento della lettura riecheggia piacevolmente i continui cambi di ritmo e passo del liscio ambrosiano - una sequenza senza interruzione in un unico brano di quattro balli, con tempo in 4/4, tipici del liscio: polka, walzer, mazurca e foxtrot - la cui difficoltà consiste appunto nel cambiare passo senza mai perdere il ritmo...

il CD
"Un giusto mix di musiche adatto a un vero e proprio spettacolo è quello che ha approntato per l’occasione la Banda Putiferio, che mescola valzer, cha-cha-cha, tango, swing, polka, valzer, mazurka, maxise e scottish. Esibizioni divise in due tempi, un intervallo e un bis (che per ragioni tecniche viene nominato bonus track) che propongono una galleria di ritratti criminali unica nel suo genere: dal Signor Capone di Brooklyn, abituato a far stragi con i suoi gangster a San Valentino, al signor Wallace Souza di Manaus, che fa affari con i narcos e ama filmare omicidi in diretta per alzare l’audience del suo programma tv; dal sottotenente William Calley, che sterminò con il napalm centinaia di inermi vietnamiti, ai Signori del Sempione, disposti a tutto per costruire un traforo; dai Signori Eternit capaci di diffondere il cancro con il loro amianto alla Signora con i Suoi Motivi ispirata ai Delitti esemplari di Max Aub". (dalla prefazione di Luca Crovi)

primo tempo
Efferati mandanti e mandatari

:: Il signor Capone
(Ballata di San Valentino)

Barbini/Cappi 4’ 38”
:: Il signor Wallace Souza
Barbini/Celi 3’ 46”
:: Il signor Guglielmo
Barbero/Manini 4’ 08”
:: I signori del Sempione
(Expo Milano 1906)
Barbini/Manini 3’ 20”
:: I signori Eternit
Barbini/Braga/Manini 4’ 21”
intervallo
:: La signora coi suoi motivi

Barbini/Manini 2’ 54”

secondo tempo
Abitudinari e di circostanza

:: Il signor “M”. Il mostro di qualunque pioggia
Barbini/Pinketts 5’ 19”
:: Signor Seriale e Kamikaze Signora
Barbini/Manini 2’ 53”
:: La signora Leonarda
Barbini/Vallorani 4’ 42”
:: Il signor Raptus
Barbini/Rezza 1’ 45”
:: Il signor Dad(d)
Barbini/Barzi 3’ 01”
:: Il signor Gaetano
Barbini/Storti 5’ 15”
:: La signorina Doretta
Barbini/Mercadante 5’ 09” 
:: La signorina Kate Bender e famiglia
Barbini/Demaria 4’ 55”
Bonus track
:: Madame Léonarde
Barbini/Vallorani 4’ 42”

 

 

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