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20150522 espiatoria

L'inventore del Cammino di Sant'Agostino e della brianzolitudine elenca le dieci mete imprescindibili per conoscere il territorio. Fra l'autodromo di Monza e il Parco delle querce di Seveso, fra i mobilifici e la basilica di Agliate: l'anima della Brianza

 

A un titolo poeticamente endecasillabico come questo si potrà dire no? Richiestomi dal Magnifico Di-Rettore Antonio Ant Cornacchia di stilare un elenco di dieci luoghi della Brianza monzese assolutamente da non perdere, scatto subito sull’attenti. E tuttavia poi, nell’obbiettiva difficoltà di doverne scegliere solo dieci tra almeno un centinaio di papabili, ho deciso di dare precedenza a luoghi che abbiano avuto anche valenza storico-sociale, oltre che ovviamente artistica. Veni, Vidi, Scripsi ed eccovi dunque la mia personalissima “top ten” delle cose absolutely to see, in the Brianzashire.

 

1 - Monza: La Cappella Espiatoria

Luogo prediletto dagli anarchici e dai nostalgici dei Savoia. Qui entrambi si ritrovano col cuore ogni fine luglio: i primi ad esaltarvi il regicida Bresci (l’anarchico venuto dall’America) e i secondi a omaggiare il sangue raggrumato di Umberto I, stillato a terra proprio su quel terreno e conservato sotto lastra di vetro. Il 29 luglio 1900 Monza e la Brianza furono catapultate nella Storia d'Italia, quella con la S maiuscola, complice l'uccisione di Re Umberto che ebbe in Italia una risonanza pari all’attacco alle torri gemelle di New York. Un omicidio che trasformò - agli occhi dei Savoia - la Brianza in un territorio di banditi, un Afghanistan o Califfato di Isis ripieno zeppo di loschi talebani da debellare. L'omicidio di Umberto costò a Monza la degradazione da città del Re a provincia infima dell’impero. La Villa Reale venne ripudiata dai Savoia e cadde in uno stato abbandono, solo recentemente sanato. Per cuori forti.

 

2 - Limbiate: Villa Pusterla-Crivelli

Splendida questa villa di delizia, che a molti è peraltro nota come manicomio di Mombello. Uno dei luoghi che più hanno segnato la storia dell’Italia moderna, e il motivo è semplice: quando Napoleone Bonaparte scese in Italia, lo elesse come suo quartier generale. Al suo interno furono prese cruciali decisioni storiche come la nascita della Repubblica Cisalpina, la fine della Repubblica di Venezia, la caduta di Genova; qui furono preparate le basi per il trattato di Campoformio.  In essa poi si celebrò quella che molti definiscono la follia suprema: il matrimonio. Il 14 giugno del 1797, nella cappella privata, vi fu celebrato infatti il coniugio tra Paolina Bonaparte ed il generale francese Leclerc. Per inguaribili romantici.

 

 3 - Desio:  Villa Tittoni

Se non avete tempo e/o voglia di andare fino a Monza a visitare la Reggia, come alternativa suggerisco Villa Cusani-Tittoni-Traversi a Desio. una Villa di delizia che rivaleggia con la Villa Reale di Monza in quanto a rigore neoclassico: fu totalmente ricostruita nel Settecento su un complesso dei fabbricati che anticamente costituivano un convento francescano. Il progetto fu affidato all'architetto Giuseppe Piermarini (più noto come progettista della Villa Reale di Monza e del Teatro alla Scala di Milano). E sempre al Piermarini, in collaborazione con il Villoresi, si deve la creazione in essa di un grandioso parco all’inglese. Per anglo-vegani.

 

4 - Meda: i Mobilifici

Della città di Meda ricordo innanzitutto che essa ha dato i natali al celebre crooner Johnny Dorelli. Poi, trascinati a forza dalla propria donna, si visiti a libera scelta uno dei suoi tanti eccelsi mobilifici: Asnaghi Interiors, Alba, Axil, Adele C., Ballabio, B&B, Benzoni, Trasformobili, Berto, Bodema, Busnelli, Bonora, Cassina, Citterio, Meda, Colombo Mobili, Colombo Stile, Coren, C.T.S., Liddo & Perego, 2P, Emma, Fine Furniture, Flexform, Flou, Fratelli Erba, Fratelli Allievi, Frigerio, Futura, Giorgetti, Imart, Ipea, La Colombo, Fratelli Longhi, LB, LineaS, Laster, Giulio Marelli, Mariani Furniture, Mia, Minotti, Medea, Molteni, Marelli International, M.G.C., M.A. Riva, M & R, Medusa, Orsi, Paola Lenti, Pigoli, Porro, Pozzi, Radice, Valeo, Sur Canapè, Stoffe, Vimercati, Zanaboni. Amen. Per chi vuol lasciarsi.

 

5 - Monza: Villa Reale, Parco e Autodromo

Primo trittico monzese. Dopo una doverosa visita alla Villa appena restaurata (purtroppo però priva dei suoi mobili, realizzati dal celebre ebanista Maggiolini di Parabiago e ciulati in 120 anni di governi giolittian – mussolinian - repubblicano per arredare uffici di ministri e boiardi), resta da ammirare il Parco più grande d’Europa. Suggerisco la bici, a contemplarvi Villa Mirabello e Mirabellino, mulini, boschi, prati, il fiume Lambro e infine lui. L’autodromo. E’ il secondo più antico al mondo, dopo quello di Indianapolis. E il più veloce di tutti: Zang Tumb Tumb! si dice vi urlasse Marinetti tre volte al giorno prima dei pasti, vedendovi sfrecciare i mitici bolidi Alfa Romeo e Bugatti. Per chi suona la campana e il clacson.

 

6 - Monza: Duomo, Corona ferrea e Museo ipogeo

Secondo trittico monzese. Ecco il Duomo di Teodolinda, che ci sta sepolta nella sublime cappella Zavattari, e la cui storia regale si intreccia con la storia di Monza. Ella infatti elesse la città come sede della residenza della sua corte, vi fece costruire un palazzo e una cappella palatina, guidata dall'indicazione che le sarebbe stata trasmessa dal volo di una colomba. Nel Duomo romanico imperdibile la Corona Ferrea: un diadema formato da sei lamine d'oro rettangolari e unite da cerniere, adorna di 46 gemme poste all'interno di una raffinata lavorazione floreale a sbalzo in oro smaltato. L'interno della corona ha una sottile lamina di ferro che secondo la leggenda sarebbe stata forgiata da uno dei chiodi usati per la crocifissione di Gesù Cristo.
Ma guai ad andarci nel Duomo senza visitare il sottostante Museo: gloria dell’arte orafa longobarda. Il Tesoro del Duomo di Monza non è composto infatti solamente dalla Corona, c’è anche da una ricca raccolta di cimeli d'arte barbarica oltre ad altri oggetti preziosi di epoche successive e antiche stoffe paleocristiane. Vi si trovano molteplici opere di oreficeria di epoca longobarda, mitre e tessuti, arazzi, avori scolpiti e incisi, reliquie. Fra questi l’oggetto più famoso e originale è senz’altro La chioccia con i sette pulcini - simbolo longobardo della vita - realizzata in argento dorato, con rubini incastonati negli occhi della chioccia e smeraldi in quelli dei pulcini. Per monzesi nostalgici.

 

7 - Seveso: il Parco delle Querce

Celentano alla rovescia: là dove c’era diossina ora c’è… Il Parco delle Querce. L'industria chimica, un tempo vanto dell'economia briantea, smise di essere considerata in Brianza sinonimo di sviluppo e progresso il 10 luglio 1976. La data è quella dell'incidente al reattore Icmesa, che liberò tonnellate di diossine su Seveso, Meda, Cesano Maderno e Desio. Gli effetti sulla popolazione furono immediati e a lungo termine (molti ancora ignoti, dal punto di vista genetico): gli abitanti di Seveso oggi - del resto - si portano ancora nel sangue e nel fegato la diossina respirata quel giorno, diventando in sostanza cavie monitorate dalla comunità scientifica. Se prima di allora in Brianza l'avere sul territorio aziende del calibro della SIR, Givaudan, Boringher Mannheim, Roche, Bayer e con mille altre chimiche era visto come sinonimo di avanguardia industriale, dopo l'incidente all’Icmesa il brianzolo avrebbe guardato con forte sospetto ogni colonna di reattore chimico edificata sul proprio Comune.  Al posto dell’Icmesa, però, oggi si trova un magnifico lussureggiante parco da visitare: il terreno inquinato dalla diossina fu asportato e sostituito da terra da altre aree non inquinate. Il progetto di riforestazione fu curato dall'agronomo Paolo Lassini. fra le specie arboree più presenti: la farnia, l'acero, il carpino, il frassino, l'olmo campestre e la quercia rossa americana.
Per chi ha giocato al piccolo chimico.

 

8 - Carate Brianza La Basilica di Agliate

Non sei brianzolo se non hai visitato la Basilica di Agliate, con il suo Battistero: spettacolare edificio altomedievale, è senza dubbio il monumento romanico di maggior rilievo della valle del Lambro. Lì il tempo pare magicamente fermarsi: sembra di essere faccia a faccia con la divinità. La Basilica, dedicata ai Santi Pietro e Paolo, fu fondata secondo la tradizione dal vescovo Ansperto. La struttura muraria è povera, alterna ciottoli e pietrischi disposti a spina di pesce, nel corpo centrale si nota anche l’utilizzo di materiali da costruzione precedenti, probabilmente d’epoca tardo-romana. Ciò fa pensare che già fra V e VI secolo dovesse esistere qui qualche edificio di culto. Per Cavalieri templari.

 

9 - Brugherio: Lo stabilimento Candy

Vi ricorderete i lavatoi, ove le donne-schiave ci andavano ogni giorno a lavar panni nell’acqua gelida. Ecco, quella brutta storia di schiavitù femminile ha avuto lieto fine e L’Abramo Lincoln brianzolo che ha liberato le contadine-casalinghe dalla via crucis al lavatoio è uno, uno solo: si chiama Eden Fumagalli, padre fondatore della notissima azienda Candy. Eden Fumagalli nel dopoguerra creò dal nulla a Brugherio (estremo sud del Brianzashire) un impero industriale che fece proprio della lavatrice il suo punto di forza. Fu nel 1945 quando, nelle Officine Meccaniche Eden Fumagalli vide luce il Modello 50, uno dei primissimi miracoli di benessere domestico: la prima lavabiancheria tutta italiana. Nata dal talento di Eden, questa protagonista del lavaggio automatico venne presentata alla Fiera di Milano nel 1946. E dunque se dovessi dunque dire qual è l’invenzione che più ha fatto per il genere femminile negli ultimi 100.000 anni io direi appunto, senza alcun dubbio: la lavatrice (prima ancora del fuoco, del forcipe e del vibratore), considerata la fatica, il sudore e l’estremo disagio causati alla Foemina Sapiens dall’improba attività del masochistico & infame bucato a mano. Per amanti dei tessuti delicati.

 

10 - La linea Monza-Molteno-Lecco

Per concludere degnamente il decalogo, al 10° posto ci metto il grand-tour sulla transiberiana brianzola: quali splendidi panorami si possono infatti ammirare viaggiando ferrovia Monza-Molteno-Lecco! Un trenino modesto a due/tre carrozze, neppure elettrificato: una simil-littorina a motore diesel. Ma il suo ruolo sociale, soprattutto in passato, è stato enorme: con quel trenino moltissimi brianzoli sono andati al lavoro a Milano, sono andati da parenti lontani, sono andati in vacanza e in guerra. Quand'ero piccolo, per me l'idea di salire su quei vagoncini era equivalente a di decollare con un jumbo jet 737 a destinazione intercontinentale. E badate che la similitudine con l'aeroporto non è così campata per aria. In effetti in passato le piccole stazioni che costellano il percorso della Monza-Molteno-Lecco erano tanti piccoli hub (per chi non lo sapesse, hub è il termine inglese che indica il mozzo della bicicletta, ove convergono i raggi della ruota): tanti piccoli terminal briantei insomma, micro-punti di raccolta di traffico umano dai paesi limitrofi, che consentivano letteralmente ai brianzoli di decollare verso altri paesi della Brianza, oppure verso la tentacolare Milano e perché no? Anche verso il resto del mondo. Per cultori del sistema binario.

 


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