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20150526 drao bianco

Se il tristissimo Loch Ness ha un mostro tutto suo, anche il maestoso Adda può vantarne uno. E quale miglior tratto del fiume potrebbe ospitare un drago bianco se non quello del traghetto di Leonardo da Vinci? Una favola di Arianna Pinton

Sulle rive di un fiume verde cupo viveva un uomo che possedeva un piccolo ristorante, che un tempo era frequentato da molti clienti. Purtroppo negli anni gli affari erano peggiorati, diminuendo sempre più. A nulla era servito ridipingere le pareti, abbellire l’arredamento e aggiungere al menù squisitezze e dolci prelibati.

La bellezza del fiume non bastava più ad attirare i turisti. Anche il vicino traghetto interessava sempre meno; costruito sul progetto di Leonardo Da Vinci, trasportava i passeggeri da una riva all'altra, semplicemente agganciandosi a un cavo e sfruttando la forza della corrente del fiume. Gli adulti non amavano più quella mini crociera di dieci minuti: preferivano portare i bambini nei centri commerciali.

L'uomo era sul punto di chiudere il ristorante, quando gli venne un'idea. In Scozia esisteva un lago grigio e tetro, dove i turisti non andavano, perché il paesaggio offriva poco e il clima era umido e piovoso. Finché non accadde qualcosa di straordinario. Di quel laghetto improvvisamente si cominciò a parlare, perché qualcuno disse di aver visto nuotare un mostro preistorico, di quelli col collo lungo! Spinti dalla speranza di vederlo, andarono prima i curiosi, poi i giornalisti e persino gli scienziati. Da allora, migliaia di persone da tutto il mondo scelsero quel lago come meta e gli abitanti accolsero tutti, aprendo nuovi ristoranti, alberghi e negozi di souvenir. Misero in vendita magliette, portachiavi e pupazzi con la forma di quel mostro, che forse non è mai esistito. Ma che cosa importava? Contava l'idea.

– Serve un bel mostro anche per il mio fiume! – esclamò l’uomo – Bisogna fare le cose per bene. Non basta inventare l'esistenza di una creatura bizzarra, perché oggi le persone non credono più alle favole. Navigano in Internet, cercano su Google. Ci vuole un vero mostro. Non è facile, però devo trovarne uno, magari un cucciolo, così sarà più semplice trasportarlo e farlo ambientare nelle acque del fiume.

 

L'uomo si informò e scoprì che gli abitanti del Galles possiedono così tanti draghi da averne scelto uno come simbolo della loro bandiera.

L'uomo si informò e scoprì che gli abitanti del Galles possiedono così tanti draghi da averne scelto uno come simbolo della loro bandiera.

– Un drago d’acqua dolce sarà perfetto. Non resta che andare a sceglierne uno piccolo da portare a casa subito.

Il viaggio fu molto piacevole: il Galles era una splendida regione verdeggiante e, viste tutte quelle insegne dei negozi con draghi gialli, neri e rossi, pareva ospitarne ovunque. All'uomo bastò trascorrere una serata in un pub per sapere dove trovarne uno.

– Qui vicino - gli confidò un uomo con barba e baffi rosso rame – in una grotta piena di pipistrelli, vive una Draga con la sua cucciolata. Basta fartela amica e ti darà volentieri uno dei piccoli. Le Draghe sono come le mamme coccodrillo: una volta svezzati, lasciano andare i cuccioli per il loro destino senza tanti rimpianti.

L'indomani l'uomo raggiunse la grotta e trovò la Draga acciambellata, che allattava tre draghetti grassottelli, due verdi e uno bianco. Mamma Draga era grande come due elefanti, ricoperta di squame verdi, con grandi ali ben ripiegate sul dorso e una forte tosse. Non era aggressiva e lasciò avvicinare l'uomo, che le offrì delle pastiglie di propoli contro il mal di gola. La Draga le ingoiò e socchiuse gli occhi. Accarezzandole il muso, con voce dolce l’uomo le spiegò di voler prendere un cucciolo da portare a vivere in un bel fiume verde cupo.

Mamma Draga era contenta e dalle narici sbuffò tre anelli di fumo. Forse era stanca di doversi occupare dei gemelli, già abbastanza cresciuti. Gli indicò quale prendere: non i due verdi e squamosi... bensì quello bianco e lucido come la stoffa di un abito da sposa. L'uomo lo guardò stupito: quel cucciolo era davvero insolito; forse era albino e al sole si sarebbe scottato. Ma tant'è, a lui serviva un drago: bianco, verde, blu o rosso poco importava.

L’uomo ringraziò Mamma Draga e se ne andò col draghetto bianco sotto braccio, avvolto in una coperta di lana. Il viaggio in aereo fu tranquillo; il piccolo dormiva e gli altri passeggeri lo scambiarono per un pupazzo, di quelli che sembrano respirare grazie alle batterie.

Quando l'uomo ritornò al suo ristorante, prese il cucciolo e lo immerse nelle acque del fiume.

– Qui potrai sguazzare, mangiare pesci, nasconderti nel canneto dove non va mai nessuno.

Il piccolo parve gradire e subito si inabissò, spingendosi con la coda. L'uomo era contento: bisognava solo attendere che qualche passante avvistasse il nuovo arrivato e il gioco era fatto.

Bastarono un paio di giorni: un pescatore, giunto all'alba con la canna e l'attrezzatura, scorse una strana sagoma bianca spaventare le anatre. Gli pareva impossibile, ma raccontò a tutti di aver visto un coccodrillo! Il giorno seguente un corridore a piedi vide lo strano essere nuotare a pancia in su e lo scambiò per una foca polare! Invece una coppia di ciclisti, che pedalava sulla riva del fiume, quando vide lo strano animale impegnato in un volo a pelo d'acqua, lo scambiò per un cigno grosso come uno struzzo! A una vecchina il draghetto parve una grossa nutria da combattimento, mentre a un gruppo di cercatori di funghi, sembrò uno stegosauro!

In una sola settimana, il numero degli avvistamenti aumentò rapidamente. Il giornalista locale, che riuscì a vederne la lunga coda a punta di freccia, scrisse che si trattava di un caimano della Florida, giunto nel fiume attraverso gli scarichi della fognatura. Insomma, nessuno capiva che quello fosse un cucciolo di drago, ma il ristorantino aveva tanti nuovi clienti e gli affari erano molto migliorati.

Sempre più curiosi raggiungevano quel tratto di fiume e si appostavano per vedere il misterioso ospite: di giorno, famiglie con bambini, coppie di ogni età, fotografi appassionati; la sera, gruppi di ragazzi con torce e videocamere. Arrivarono anche studiosi di enigmi da risolvere ed esperti di ufo, perché pensavano che quella creatura bianca fosse un alieno acquatico, giunto a bordo di un disco volante da un pianeta lontano.

E il draghetto? Era contento. Si era ambientato nel fiume verde cupo. Nuotava fino sul fondo, si nutriva di alghe e foglie larghe, inseguiva i pesci e giocava con i pennuti che avevano il nido sugli argini. A volte in una radura nascosta, dopo essersi asciugato al sole, spiccava i primi voli. Stava davvero bene e cresceva ogni giorno più sano e più forte. E cresceva molto!

L'uomo del ristorante non aveva pensato che i draghi diventano molto grossi, volano minacciosi e sputano fuoco. Tutte cose su cui avrebbe dovuto riflettere per tempo...

 

Un giorno una scolaresca di bambini era in gita sul traghetto, che attraversava le acque del fiume da sponda a sponda.

Un giorno una scolaresca di bambini era in gita sul traghetto, che attraversava le acque del fiume da sponda a sponda. Gli alunni ridevano e schiamazzavano eccitati, sperando di scorgere il misterioso animale bianco che forse viveva sul fondo. Quando l'imbarcazione fu a metà della traversata, nel punto più distante tra i due pontili, il draghetto volle curiosare più da vicino. Quando la sua testa emerse dall'acqua, era grossa come quella di un rinoceronte, sollevata da un collo lungo come tre giraffe! Il draghetto era diventato un dragonzo. Non era ancora un dragone, ma di certo già più grande di Mamma Draga.

Dapprima i bambini rimasero a bocca spalancata, poi alcuni urlarono, mentre altri riuscirono persino a scattare una foto. Le maestre si terrorizzarono, scambiando il dragonzo per un “dinosauro d'acqua dolce”. Il panico fu totale, ma il traghettatore riuscì a raggiungere la riva, senza che nessuno cadesse nel fiume. Il dragonzo, spaventato da tante urla, si affrettò a immergersi, allontanandosi nuotando sul fondo.

Da quel momento tutto cambiò. Dell’incidente ne parlarono la Tv e Internet. Così giunsero curiosi di ogni specie, inclusi scienziati, studiosi e persino l'esercito, con l'ordine di chiudere la zona, perché il “mostro” era pericoloso.

L'uomo del ristorantino non voleva che facessero del male al drago. Quando era andato a prenderlo nel Galles, non aveva pensato che la gente spesso non si comporta amorevolmente con gli animali; figuriamoci con un mostro spaventoso. Cercò quindi di tranquillizzare tutti.

– Quella creatura non ha mai fatto del male, anzi: non sono diminuite né papere né cigni. Quindi non è carnivora e non addenterà nessuno!

Tutte le rassicurazioni furono inutili: si doveva catturare il Mostro Bianco. I turisti non poterono più avvicinarsi al fiume. Il traghetto fu chiuso e il traghettatore licenziato. Militari armati stavano lungo la riva, calando le reti in acqua per dragare il fondale del fiume. Neppure la pioggia insistente, che da giorni bagnava la zona, riuscì a rallentare i lavori di ricerca.

L'uomo non sapeva più che fare: avrebbe voluto riportare il drago nel Galles. Da quelle parti lo avrebbero accolto a braccia aperte, assegnandogli una grotta tutta sua. Mentre cercava una soluzione, si accorse che la pioggia era diventata acquazzone. E col trascorrere delle ore, l'acqua ingrossava il fiume, rendendo gli argini scivolosi. Il maltempo teneva lontano anche i giornalisti più avventurosi. Restarono solo i militari, con l'ordine di procedere nella cattura a tutti i costi.

Il cielo era nero di nuvole tempestose e la pioggia battente non dava tregua. La corrente del fiume sembrava impazzita mentre trasportava tronchi strappati dagli argini. Dalle rocce a strapiombo scendevano torrenti improvvisati di acqua fangosa, carica di rami e ciottoli. Gli abitanti della zona si preoccuparono, perché sapevano che ora il vero pericolo non era il Mostro Bianco, bensì l'esondazione del fiume, che avrebbe allagato tutte le case.

 

All'improvviso, accompagnata da un boato terrificante, dal monte si staccò un'enorme massa di fango e rocce

All'improvviso, accompagnata da un boato terrificante, dal monte si staccò un'enorme massa di fango e rocce, che precipitò rapidamente, trascinando ogni cosa al proprio passaggio. Quando cadde nel fiume, sembrò l'esplosione di una bomba: sollevò un'ondata d'acqua che travolse un gruppo di militari. Tutto accadde in pochi secondi: la frana, l'onda d'acqua, i soldati che gridavano mentre il fiume impetuoso li portava via.

Richiamato dalle grida, il Drago, che fino a quel momento era rimasto nascosto nella radura lontana da tutti, spiccò il volo. Incurante della tempesta, sfrecciò in direzione dei soldati, che annaspavano disperatamente. Chi lo vide capì che il Mostro Bianco era un magnifico drago, con squame talmente lucide da sembrare di madreperla. Completamente aperte, le sue ali erano larghe come due pullman. In volo era davvero impressionante: in modo fulmineo riuscì ad afferrare gli uomini in pericolo con gli artigli delle zampe. I militari rimasti sulla riva gridarono: forse pensarono che il drago volesse mangiarli. Qualcuno sparò, ma non riuscì a colpirlo, perché il gigantesco anfibio virò improvvisamente e condusse gli uomini in salvo, lontano dall'acqua.

Nel frattempo, i detriti trasportati dalla frana fecero alzare il livello del fiume: l'acqua ruppe gli argini e iniziò a minacciare le case più vicine. Anche il ristorante era in pericolo e l'uomo gridò ai clienti rimasti di fuggire lontano.   

Mentre tutti scappavano e l'acqua del fiume allagava i terreni vicini, l'uomo corse verso sud, fino alla centrale idroelettrica, accanto al lago artificiale. Quello era il punto più delicato, perché il corso del fiume si stringeva per imbrigliare le acque e farle precipitare a valle con maggior potenza. Se i detriti avessero bloccato il condotto, il livello dell'acqua avrebbe fatto straripare il lago e sarebbe potuta crollare la diga. Che disastro: la vita di migliaia di persone era in pericolo.

La diga stava per crollare e il Drago pareva saperlo.

Quando l'uomo raggiunse il lago artificiale, vide il Drago Bianco, che volava in cerchio proprio sopra all'imboccatura dello stretto condotto. La diga stava per crollare e il Drago pareva saperlo. Battendo le ali, tornò nel punto più stretto e lì fece una cosa incredibile: gonfiò il petto più che poté. Allargò le narici e dalle fauci uscì una fiammata potente, che iniziò a far evaporare l'acqua. L'aria si riempì di nubi di vapore. Il Drago riprese fiato e proseguì con le fiammate: inspirava aria e soffiava fuoco rosso. Riuscì così a far abbassare il livello del fiume. Per emettere tutto quel calore, era necessaria tanta energia, ma il Drago Bianco smise di sputare fiamme solo quando la diga fu salva. E allora si lasciò cadere sul pelo dell'acqua, mentre la corrente lo portava via.

Non c’era tempo da perdere: l'uomo chiese aiuto ai militari, che, riconoscenti per il salvataggio, usarono le reti per soccorrere il Drago. Riuscirono a imbrigliarlo e con grande delicatezza, lo portarono sulla riva, in salvo. Steso sul prato, l’enorme anfibio respirava ancora: era solo stremato dalla fatica. Aprì i grandi occhi e fu contento di vedere tanta gente attorno. Lentamente, si sollevò sulle zampe e tutti furono felici di vederlo in buona salute. Si udirono applausi e fischi di gioia per il mostro spaventoso, diventato il nuovo eroe che aveva salvato persone e case dall’inondazione.

L’uomo del ristorante raccontò tutta la storia e si decise di perdonarlo. Lo splendido Drago Bianco, al quale tutti erano riconoscenti, fu lasciato libero di decidere dove vivere. Anche se a molta gente avrebbe fatto comodo sfruttarlo come attrazione turistica, l’anfibio volante non rimase nel fiume. Volò via e si nascose in una grotta sulla montagna vicina. Si dice che esca da lì la notte fonda, per volare al chiaro di luna. Per proteggerlo, fu deciso di non parlare mai più di quella vicenda e di non raccontare a nessuno l’esistenza del Drago Bianco. Il traghetto di Imbersago riprese a funzionare e ogni tanto, nelle mattinate nebbiose, qualcuno giura di aver visto una strana creatura bianca sott’acqua. Chissà, forse anche a te, se andrai da quelle parti, capiterà di avvistarlo in cielo, mentre si libra tra le nuvole, oppure mentre nuota, nelle acque di quel fiume verde cupo, l’Adda.

 

Chi è Arianna Pinton. Giornalista per vocazione, caporedattore per necessità, favolista per passione, mamma per istinto, vegana per empatia, single per carattere, strega per natura. Gestisco la mia fan page quando e come posso, che ad oggi conta 11.430 fan. 

www.facebook.com/imaialinonvannoinparadiso

 

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Penelope, la Tessiragna

 Il Coccodroccolo

 

Immagine tratta da www.cricchio.org

 

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