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Il nuovo libro-catalogo pubblicato dal Comune di Lissone in occasione del Settantesimo del Premio d'arte contemporanea. Vi presentiamo la premessa del curatore e direttore artistico Alberto Zanchetta

 

Al Museo di arte contemporanea di Lissone è in corso l'antologica del Premio Lissone e per l'occasione il Comune della città briantea ha prodotto un nuovo catalogo della collezione. Il corposo volume (di cui torneremo presto a scrivere) è curato dal direttore artistico del Museo, Alberto Zanchetta, con il contributo di Bianca Trevisan. Con grande piacere e per gentile concessione dell'autore, presentiamo ai lettori di Vorrei la ”Permesessiana”, ovvero la premessa.

 

PERMESTESSIANA[1]

Ad ogni vent’anni, circa. Sì perché due decenni corrispondono al lungo decorso del Premio Lissone, dal 1946 al 1967, un ventennio che è anche un fondamentale crocevia per tutta la pittura del secolo scorso. Nel 1977, quando la collezione costituitasi grazie ai premi acquisto venne ospitata nel Palazzo Terragni appena restaurato, Mario De Micheli fu incaricato di scrivere l’introduzione al catalogo ragionato del patrimonio lissonese; dopo circa vent’anni, Roberta Cloe Piccoli curò un aggiornamento delle opere, e per la prima volta si procedette a un’analisi filologica dell’attività svolta dal premio, che fino ad allora nessuno aveva mai messo per iscritto. Nel 1996 la Piccoli pubblicò anche il volume “Una straordinaria avventura” che raccoglieva documenti, critiche e cronache connesse alla manifestazione. Sono trascorsi quasi vent’anni da allora, e oggi la collezione ha finalmente trovato la sua definitiva collocazione in un edificio inaugurato nel Duemila. Sembra quindi un appuntamento fisso quello del ventennale, un appuntamento a cui non è possibile sottrarsi, non tanto per perpetuare una tradizione ma perché urge fornire aggiornamenti e valutazioni su un importante capitolo della storia dell’arte in Italia.

Nel 2009 l’Amministrazione comunale aveva previsto la pubblicazione di un nuovo volume dedicato al Premio Lissone, progetto che per alterni motivi non ha visto la luce. A distanza di qualche anno l’occasione si è palesata per la seconda volta, per cui non poteva essere evitata né rimandata oltremodo. Le ragioni che hanno spinto alla redazione di questo libro vertono innanzitutto nella valorizzazione della storica collezione del Museo d’Arte Contemporanea di Lissone, ma dall’altra cercano di riannodare il presente con i trascorsi culturali della cittadina briantea. È stato arduo mettere insieme i pezzi, impossibile colmare certe lacune, malgrado ciò, in questo volume emerge un profilo più articolato e minuzioso del Premio Lissone, come mai prima d’oggi.

20150531 COPERTINA CATALOGOQuesto resoconto non vuole essere esaustivo, tanto meno risolutivo, rende però disponibili agli studiosi d’arte e ai semplici curiosi informazioni inedite o poco note che non mancheranno di stimolare il lettore, gettando uno sguardo inedito sulle vicissitudini organizzative, sui disguidi, gli incidenti e gli aneddoti che hanno costellato il premio. In futuro sarà forse possibile portare a compimento questo complesso e tormentato scavo storicistico, aggiungendo notizie, rettificandole o implementandole ulteriormente. Per il momento si è voluto mettere a fuoco – “a ferro e fuoco” – la storia del premio, senza però replicare formule già intraprese in passato; si è anzi cercato di scrivere una storia completamente diversa… una storia che continua ad essere non completamente scritta, perché permangono svariate anse d’ombra e intermittenze nelle informazioni. Ma altrettanto discontinua è stata l’arte di quegli anni, caratterizzata da un’infinità di aree di ricerca, tendenze, stili, correnti e gruppi che di anno in anno il Premio Lissone aveva accolto nella laboriosa Brianza: dal Neorealismo al postcubismo, dall’astrazione geometrica all’Abstraction Lyrique, dal gruppo Forma 1 al gruppo MAC, dal gruppo degli Otto a Corrente, da Origine a Cobra, dallo Spazialismo ai Nucleari, dall’Informel all’Espressionismo astratto, dal Nouveaux Réalisme al Neodadaismo, dalla Pop Art alla Nuova Figurazione, fino all’Arte cinetica e programmata.

All’epoca la manifestazione ha ricoperto un ruolo di primo piano, grazie soprattutto ai “tempestivi” premi assegnati dalle giurie che riunivano critici di differenti estrazioni. Nella Bibbia è scritto di non giudicare per non essere giudicati. Perché secondo il giudizio col quale giudicate, sarete giudicati; e colla misura colla quale misurate, sarà rimisurato a voi. Questo vale per le persone, ma per le opere di quelle persone? Si giudica per quello che si vede e per quello che si conosce, esprimendo un’opinione (di gusto), giammai un verdetto. In altre parole: non si giudicano le opere, si è chiamati a farlo! Raymond Radiguet aveva detto che «l’ultimo nato è sempre il più bello, dopo si giudica»[2]. Tuttavia, l’importanza del Premio Lissone sta proprio nel fatto di essersi aggiornato costantemente sulla pittura del secondo dopoguerra, giacché non è mai consigliabile attardarsi sul contemporaneo, basta poco per essere divorati dalla storia (cronologica e cronachista). C’è chi attende sempre che qualcosa succeda, e c’è chi ripone fiducia nelle aspettative decidendo di scendere in campo; gli ultimi tentano di interrogarsi, discutere, approfondire il farsi stesso delle cose, affinché accadano veramente. E questo è stato il caso del Premio Lissone.

 

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Giuseppe Valtorta (Presidente Famiglia Artistica Lissonese FAL), Fabio Fossati (A.R. Cornici - sponsor tecnico) Ezio Meroni e figlio (Arti Grafiche Meroni, sponsor tecnico), Concettina Monguzzi (Sindaco di Lissone), Elio Talarico (Assessore alla cultura), Alberto Zanchetta (Direttore artistico) e Bianca Trevisan (storica dell'arte)

 

Secondo Leo Spitzer, la funzione dell’analisi è porre a distanza il presente e avvicinare il passato. Con la stessa volontà – di rendere più vicino quello che è lontano – è stato concepito questo libro, nella speranza possa essere un utile strumento storiografico per tutti coloro che in un prossimo futuro si accingeranno a svolgere ulteriori indagini sul premio, assurto a pieno titolo negli annali dell’arte. Fermo restando che non si voleva fare un doppione dei due volumi curati da Roberta Cloe Piccoli (a cui rimandiamo per tutto quanto non sia contemplato in questo frangente), si è qui ordinato un regesto che contiene recensioni e articoli che dall’anno della loro pubblicazione non erano più stati resi disponibili al pubblico. Oltre a fornire datazioni e titolazioni quanto più corrette possibili dei dipinti premiati, per la prima volta sono state redatte le schede delle opere di Aldo Brizzi, Gianfranco Ferroni, Vittorio Viviani, Guido Trentini e Eugenio Tomiolo entrate nelle collezioni del museo grazie alla Famiglia Artistica Lissonese, che in anni recenti ne ha disposto il comodato presso il MAC di Lissone.

C’è quindi una storia “ufficiale”, narrata da Bianca Trevisan, e una storia “collaterale”, di cui si è fatto carico il sottoscritto. Entrambe sono frutto di uno studio rigoroso, metodico e coscienzioso, che ha richiesto molti mesi di ricerche ed elaborazioni. Anche se il trascorrere del tempo ha complicato il rinvenimento delle fonti originarie atte a stabilire la veridicità dei fatti, lasciando dietro di sé poche e parziali informazioni; nonostante i diretti interessanti siano quasi tutti scomparsi portando con sé ricordi e retroscena che oggi servirebbero a far chiarezza su alcune vicende, talvolta spinose, tal’altre spassose; malgrado i cataloghi editi a partire dal 1952 costituiscano una base di partenza ma non sempre risultino esaustivi, men che meno affidabili (di taluni artisti mancano le immagini, di altri fanno difetto le didascalie, ci sono persino immagini stampate a rovescio, senza contare che molte delle opere pubblicate non sempre corrispondevano a quelle esposte); benché gran parte del materiale conservato sia puramente notarile, e quindi non particolarmente interessante ai fini della divulgazione; ebbene, a dispetto di tutto questo sono emersi dati preziosi di cui rendiamo conto nelle pagine seguenti.

 

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In questo preciso momento il lettore si troverà per le mani una storia “parziale” nelle sue lacune ma comunque “imparziale” nel suo ampio resoconto. Una cronistoria che vuole essere relazione e rivelazione: un tuffo nel passato che permetterà di conoscere, approfondire e riscoprire i documenti ufficiali così come i retroscena susseguitisi nelle organizzazioni di uno dei più prestigiosi appuntamenti culturali del secolo scorso. Quel Premio Lissone che è stato un punto di riferimento per le ricerche e le sperimentazioni pittoriche del dopoguerra, capace di monitorare gli umori e le tendenze artistiche, nutrendo l’ambizione di trasformarsi – come aveva annunciato Guido Le Noci, animatore entusiasta e instancabile del premio – in qualcosa di molto diverso e di molto serio rispetto ai soliti premi che si fanno in Italia.

Più che “ripercorrere” la storia del premio si è cercato di “ricostruire”, con dovizia di informazioni, sia gli scontri sia i confronti, le tensioni, gli attriti e le frizioni che hanno animato la rassegna, così come i disguidi o i dissidi tra gli organizzatori, i componenti delle giurie e gli artisti (senza dimenticare le tante polemiche insorte tra il pubblico[3] e le manifestazioni di dissenso capeggiate da ignoti cittadini). Dalle fonti reperite si è cercato di ricavare le conclusioni più attendibili, riconsiderando e apprezzando a distanza di tanto tempo il valore culturale del Premio Lissone. Un premio che non ha favorito soltanto la divulgazione e la valorizzazione della pittura internazionale, ha anche permesso di acquisire molte opere che ancor oggi fanno parte delle collezioni permanenti del museo di Lissone. Scorrendo queste pagine siamo certi di gettare uno sguardo ampio e variegato sulle vicende del Premio Lissone, occasione che permetterà di ri-vedere e ri-leggere un concorso che ha fatto storia. LA STORIA dell’arte.

Alberto Zanchetta, direttore artistico MAC di Lissone

 


[1]  Rubo questa sagace definizione, che significa pressappoco “premessa scritta per me stesso”, a un libro del pittore Garzia Fioresi.

[2] R. Radiguet, Regola del gioco, Editori Riuniti, Roma 1994, p.66.

[3] Radiguet ci accorre nuovamente in soccorso quando scrive che «Il pubblico è diffidente. Crede sempre che lo si prenda in giro», oppure quando ammette che «Il pubblico diffida degli artisti: gli artisti non diffidano abbastanza del pubblico». R. Radiguet, Regola del gioco, op.cit., p.46.

 

Le foto sono di Antonio Cornacchia

 

Il libro è in vendita presso il Museo al prezzo speciale di 20 € anziché 25 per tutta la durata dell'Expo di Milano.

Info
museo@comune.lissone.mb.it

tel. 039 7397368 - 039 2145174
Mercoledì, Venerdì h 10-13
Giovedì h 16-23
Sabato e Domenica h 10-12 / 15-19

 

 

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