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Lo spettacolo con la regia di Stefano De Luca per  far rivivere nelle nuove generazioni la memoria di quello che fu uno dei più cruenti  conflitti che il mondo abbia mai conosciuto nella storia moderna e di cui ricorre quest’anno il 100° anniversario.

 

Foto di Roberto Finizio

Nasce così il lavoro teatrale Per una Stella,  presentato al pubblico in anteprima  nazionale sabato 13 giugno al teatro civico di Parabiago all’interno del festival di musica e parole al femminile “Donne In Canto”,  giunto alla sua 7° edizione, sotto la direzione artistica di Giorgio Almasio.  Lo spettacolo,  per la regia di Stefano de Luca,  costituisce parte del più ampio e articolato progetto culturale Per Una Stella. Esperienze di memoria della Grande Guerra attraverso il teatro, l’arte e la multimedialità ideato e realizzato da ArteVOX Teatro di Milano, un percorso multidisciplinare di valorizzazione della memoria della I Guerra Mondiale dedicato in special modo – ma no solo - alle nuove generazioni.

Sullo sfondo della Grande Guerra (1915-1918) si incrociano i destini dei protagonisti della piece, la piccola Rosa Anna, figlia del Kaiserjäger  Franz e quella del soldato italiano Pietro, un giovane musicista partito per il fronte  per seguire le orme del fratello. Tra di loro e intorno a loro il dramma personale e collettivo di un conflitto che coinvolse oltre 65 milioni di uomini e segnò la fine di un’epoca, il crollo degli imperi austro-ungarico, ottomano e russo.  Qui la Storia corre come la linea di un confine immaginario che unisce i destini, scava trincee nel cuore e nell’anima prima ancora che nella roccia. Alla base dell’idea originale dell’opera teatrale c’è in realtà una storia vera. Come ci racconta Marta Galli , ideatrice del progetto insieme a Anna Maini e  Roberto Rampi  :

“ La storia dello spettacolo nasce dalla storia privata della famiglia di Roberto Rampi –  il suo bisnonno Franz era sud tirolese e  aveva combattuto con gli austriaci durante la Grande Guerra prima in Galizia e poi nel 1915 sul fronte italiano, lo stesso di Pietro, il futuro sposo di sua figlia Rosa Anna.  Fin qui la storia vera. Poi noi abbiamo immaginato che l’unico colpo che Pietro spara in quella guerra uccide proprio Franz. Successivamente, durante il ventennio fascista,  le famiglie sud tirolesi vennero spostate in Italia con l’obiettivo di “italianizzare” le popolazioni  del Tirolo meridionale  e quindi anche Rosa Anna e la sua famiglia – dopo la guerra la mamma aveva sposato un italiano – venne trasferita in Piemonte - a Trecate – ed è lì che conosce il suo futuro marito Pietro.”

Una storia privata da cui poi siete partiti per sviluppare l’intera idea del progetto quindi?
Ci sembrava una vicenda molto poetica e molto simbolica come storia, che in qualche modo ci narra di come da un conflitto e quindi dalla morte possa rinascere la vita. Anna Maini poi, l’autrice del testo, partendo da questo nucleo ha messo dentro l’arte del teatro.  Un altro tema molto presente nello spettacolo è quello del destino, forse il protagonista di questa storia. A causa della guerra Rosa Anna perde suo padre – l’uomo cui era legatissima – però allo stesso tempo la guerra metterà in moto la macchina del destino che le permetterà di incontrare  l’uomo di cui si innamorerà e insieme cresceranno sei figli. 

Ha richiesto una particolare lavorazione sul piano della ricostruzione storica?
Abbiamo preparato questo progetto per quasi due anni. Ci siamo documentati molto, anche andando nei luoghi dove si svolsero queste vicende, visitato musei. Ci siamo avvalsi del prezioso aiuto e della consulenza per la parte storica di Marco Cimmino che è stato fondamentale in tutto il percorso di studio e preparazione del progetto. Nel momento in cui parli di una storia realmente avvenuta devi essere aderente al contesto storico del periodo che vai a descrivere.

Ci sono altri temi simbolici che lo spettacolo impone una riflessione: il concetto di identità, di Patria, quello del confine.
Certo. Questa è una storia simbolica ma che diventa universale nel momento in cui ci invita a porci delle questioni: ovvero che senso hanno i confini, che senso hanno gli Stati nazione così come sono stati pensati nell’800? E se pensiamo che per spostare anche solo di pochi chilometri quei confini ci sono stati milioni di morti...capisci che diventa ancora più emblematica l’assurdità della guerra. L’altro concetto è l’identità del popolo e di Patria. Siamo italiani o austriaci solo perché viviamo al di qua o al di là del confine segnato sulla cartina o piuttosto perché vivo in un contesto di lingua, storia, tradizioni di un popolo? E il confine chi l’ha creato? Queste cose Rosa Anna se le domanda. Lei che è stata sradicata dalla sua terra, costretta a dover imparare e a parlare in un’altra lingua, a vivere in una Patria a cui non sentiva di non appartenere.

Perchè il titolo Per una Stella?
La stella Alpina è il fiore di montagna che cresceva sulle distese erbose laddove correva la line del fronte italo-austriaco. Noi abbiamo immaginato che il padre di Rosa Anna  viene ucciso  mentre cerca di cogliere una di quelle stelle da regalare alla sua bambina . Quella stessa stella alpina rimasta nella sua mano viene data a Pietro il quale, molti anni più tardi, diventerà il marito di Rosa Anna” La stella quindi assurge anche al simbolo – stella è un parola polisemantica – poiché richiama le stellette dei militari ma anche la stella del desiderio di Rosa Anna che aspetta di ricevere in dono dal padre, ma che non arriverà. La stella diventa quindi simbolo del ricordo ma anche di speranza.

 

20150622 per una stella

 

La guerra è qui raccontata attraverso gli occhi di una bambina che non sa nulla di essa. E’ un modo per avvicinare il giovane pubblico al tema della guerra?
Il progetto è nato con l’obiettivo di creare una memoria in chi per questioni anagrafiche non ha vissuto il conflitto, abbiamo sentito l’esigenza di parlare dell’orrore e dell’insensatezza della guerra e ci interessa come sempre nei nostri progetti provare a parlarne alle nuove generazioni. Artevox lavora dal 2007 su progetti di costruzione della memoria. Abbiamo lavorato su  Piazza Fontana in occasione del  40esimo  anniversario della strage, ma anche su personaggi della nostra storia recente, come Aldo Moro e Peppino Impastato. E quindi il centenario della I Guerra Mondiale ci è sembrata l’occasione per  far rivivere un pezzo della nostra storia – e non solo nostra – che però ha cambiato tutto il contesto che porta poi alla storia contemporanea dell’Europa come oggi la conosciamo. Un evento che segna un punto di svolta per una serie di cambiamenti e risvolti in campo politico e sociale del nostro paese, se pensiamo al nuovo ruolo della donna  nella vita economica  e sociale e che sfocerà poi nella conquista di importanti conquiste sul piano dei diritti.

Perché avete scelto il teatro per raccontare questa vicenda? Ritieni che sia un mezzo efficace per raggiungere il pubblico più giovane?
Il nostro è un progetto multimediale, che esplora canali artistici differenti e l’arte è uno strumento che può riportare al cuore prima ancora che alla mente.
Il teatro è secondo me l’arte per antonomasia perché grazie alla presenza in carne ed ossa degli attori, offre un canale privilegiato per trasmettere emozioni e riuscire a far sedimentare dei ricordi che non hai vissuto. Solo l’arte e il teatro, con la loro potenza e carica emotiva, sono in grado di generare  meta-esperienze che possano generare una memoria nuova. Perché poi la meraviglia del teatro è fatta da chi racconta ma anche da chi ascolta. Spettatore e attore fanno sì che si formi questa magia.
Quanto al pubblico più giovane noi crediamo nel teatro come veicolo per comunicare con le nuove generazioni, strepitosamente –aggiungo – e ne abbiamo avuto la dimostrazione in questi otto anni di lavoro su progetti con le scuole.
Non può mancare una menzione particolare all’ottima interpretazione degli attori, Marta Comerio nella parte di Rosa Anna e Tommaso Banfi in quella del soldato Pietro, che insieme si alternano sulla scena.
Una domanda la facciamo a Marta per chiederle che cosa significa dare voce e corpo al personaggio di una bambina di 8 anni che vive la guerra lontano dal fronte ma di cui subisce le drammatiche conseguenze.
“Pur non avendo mai vissuto l’esperienza della guerra ho iniziato ad immaginare il personaggio di questa bambina. Quello che mi suggestionava era una certa idea di “selvatichezza” che emerge in certi momenti, stiamo parlando di una bambina che aspetta il padre-soldato al fronte ma che vede gli orrori della guerra intorno a lei. Una guerra che non risparmiava certo le donne, come nella scena dell’impiccagione di un disertore o lo stupro subito dalla madre, che lei nella sua mente travisa e trasforma.
Uno poi parte dal proprio vissuto, da sé, per incontrare il testo. Ci sono delle solitudini, delle mancanze in ciascuno di noi. Ecco, io mi sono aggrappata a quelle mancanze. Ho lavorato sull’assenza, sull’attesa e la sofferenza di questa attesa.  Ecco questo tipo di sofferenza ognuno di noi in modo diverso l’ha provata nella vita e a questo mi sono un po’ appigliata. Rosa Anna è come se fosse vedova del papà fino a quando non  incontra Pietro, e quando ciò  avviene lei rinasce.”

Sul palcoscenico siete solo in due ad alternarvi nello stesso spazio, dentro una scenografia essenziale che esalta le prestazioni dell’attore. Segno che si può fare teatro anche con pochi mezzi.
Questo deriva  dalla lezione che io e il regista Stefano de Luca  abbiamo acquisito dal maestro Strehler. Riuscire con pochi elementi a suggerire e far nascere un mondo. Questa è la magia del teatro. La sfida è lavorare moltissimo sui personaggi. Alla fine il teatro è questo, essere lì con l’attore e niente altro e che riesce a portarti dentro la storia. Per me questo è affascinantissimo.

Pensi che riuscirà a catturare il pubblico dei più giovani?
Credo di sì e lo spero. Dopo lo spettacolo sono venuti due ragazzi a stringermi la mano, erano veramente colpiti. Bisogna avere fiducia, certo la storia è densa, ha forza e la durata non è eccessiva. Dobbiamo accompagnarli all’ascolto, riuscire a far entrare i ragazzi nei ritmi lenti del ricordo.  Gli ingredienti per una bella storia ci sono. E’ una sfida e possiamo riuscirci.

Lo spettacolo Per Una Stella andrà in scena il 4 novembre 2015 al Teatro Sociale di Como e successivamente in programma nella stagione 2015/2016 del Teatro Elfo Puccini di Milano.

Il progetto Per Una Stella. Esperienze di memoria della Grande Guerra attraverso il teatro, l’arte e la multimedialità si articola in diverse iniziative tra cui la mostra “Iconografia emotiva della Grande Guerra”, ideata e realizzata dall’artista Rossana Maggi, una rielaborazione in chiave contemporanea di cinque grandi capolavori della storia dell’arte sul tema del conflitto; la realizzazione della pubblicazione editoriale “Per una Stella”, con l’introduzione di Roberto Rampi,  il testo teatrale corredato da note storiche di Marco Cimmino e fotografie tratte dall’archivio fotografico di Attilio Prevost Sr.; una graphic novel ispirato al testo teatrale in collaborazione con l’editore Becco Giallo; laboratori artistici per le scuole finalizzato al coinvolgimento dei ragazzi sul tema del conflitto; infine non meno spazio è dedicato all’uso della tecnologia attraverso la realtà aumentata che permetterà di utilizzare i dispositivi come smartphone e tablet per la fruizione di contenuti multimediali  partendo da monumenti storici legati alla Grande Guerra.

 


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