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20130413-Haiku

Musica. L'intera essenza dello strumento vocale nel nuovo disco di Lorenzo Pierobon. "Haiku", con un richiamo alla poesia giapponese breve

 

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rima di parlare del nuovo disco di Lorenzo Pierobon, dal titolo "Haiku", mi sorge spontanea una domanda: siamo consapevoli che la voce è uno strumento musicale vero e proprio? Più precisamente è uno strumento che possiamo definire "a corde", dove l'aria che passa attraverso le corde vocali, facendole vibrare, produce una serie di suoni propagati e amplificati dalla cassa toracica, che fa da cassa di risonanza, esattamente come la chitarra acustica o la grancassa della batteria, e la bocca contribuisce con i suoi movimenti ad emettere suoni continui o discontinui: il tutto con una coordinazione naturale che può ovviamente essere incanalata a seconda di cosa si vuole rappresentare o esprimere.

In questo ambito si muove il nuovo disco di Lorenzo Pierobon, appunto "Haiku", con un richiamo alla poesia giapponese breve, dato che abbastanza brevi sono le undici tracce del disco (una di queste undici è in realtà una long-version di una traccia precedente, unico pezzo apparentemente contro-corrente rispetto all'idea di "Haiku"). La sensazione sin dal primo ascolto, considerando che si tratta di sole composizioni vocali, senza nessuno strumento aggiuntivo, è quella di stare ascoltando l'intera essenza dello strumento vocale.

Siamo probabilmente abituati a sentire una canzone moderna con composizione classica: chitarre, tastiere, basso, batteria in cui la linea vocale esalta le caratteristiche del genere musicale o il timbro del cantante garantisce quel quid in più alla canzone, oppure possiamo essere dediti all'ascolto di musica classica, piena di arrangiamenti strumentali studiati ad hoc per garantire all'opera un certo effetto (allegro, adagio, forte), ma difficilmente siamo inclini ad ascoltare qualcosa del genere presente in "Haiku".

La voce assume contemporaneamente più ruoli: linea principale, linea armonizzata, tappeto ritmico, accenti, il tutto combinato al punto da non sentire la mancanza degli altri strumenti. L'ascolto, a ben vedere, non è semplice, probabilmente un ascolto superfluo potrebbe portare a dire "Sono tutte uguali" oppure "Cosa sono? Canti Gregoriani?", quello che più si apprezza è l'esaltazione vocale, spaziando, vero, nella musica sacra (Gregoriana certamente), ma anche con numerosi citazioni che ricordano l'Oriente o l'Est Europa.

Nel complesso non è un lavoro accessibile a tutti, nel senso che va apprezzato proprio per la diversità d'ascolto. Se calato nel mondo della musicoterapia, di cui Lorenzo Pierobon è un fiero rappresentante (ne parliamo nell'intervista dedicata), un mondo fatto di comunicazione musicale a fini terapeutici, questo tipo di esperimento musicale di sicuro assume ancora più valore, sposandosi perfettamente con il target prefissato.

 

 


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