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2013-10-24-grasse-risate-teatro-elfo-a

 Teatro. Quando la comicità è intelligente diverte di più. In scena al Teatro Elfo Puccini di Milano fino al 27 ottobre.

Al contrario di quello a cui potrebbe far pensare il titolo, questa non è una piéce che ha come unico obiettivo quello di far fare delle grasse risate al pubblico, ma che utilizza il mezzo della risata, dell'ironia, del comico nel senso più alto del termine, per un obiettivo diverso e, a nostro avviso, ben più nobile: quello di far riflettere il pubblico e il mondo degli addetti ai lavori dello spettacolo sul senso e sulle derive che il lavoro dell'attore sta avendo e subendo negli ultimi anni, ma, a ben vedere, mutando i contesti storici di riferimento, forse da sempre.

Una critica intelligente al mondo dello show business, che ne mette in luce tutte le contraddizioni più ridicole, le fragilità, che esplicita le insensatezze di un sistema al quale ormai siamo abituati a sottostare senza porci più alcuna domanda di senso.

La macchina teatrale che sostiene lo spettacolo è tanto tradizionale quanto efficacie: due attori in scena interpretano sé stessi, uno è l'intellettuale, studi classici, adolescenza sui libri, pochi amici e tante versioni di greco, l'altro è più “pop”, ha fatto l'istituto tecnico, sbaglia i congiuntivi e conosce a memoria tutte le sigle dei cartoni animati. Lo “scontro” tra i due mondi è assolutamente esilarante e le due visioni contrapposte della vita e del lavoro dell'artista vengono al pettine proprio quando ai due è proposta una partecipazione ben retribuita all'interno di una trasmissione televisiva, unico dettaglio dovranno interpretare come duo comico “la mosca e la merda”. L'umiliazione di entrare in scena vestiti da insetto e da cacca è metafora evidente di un sistema dell'intrattenimento (quello televisivo soprattutto) che si basa sull'ignoranza e sulla comicità gretta, stupida, senza un minimo di sensatezza. Sul piatto della bilancia, quindi, l'umiliazione di vedere i loro talenti sprecati e di sottostare alle leggi del mercato abnegando completamente alla loro dignità di “artisti” a fronte di un'occasione per “diventare qualcuno”, per avere quella notorietà che porta con sé soldi e fama.

La soluzione del dilemma (se valga la pena per “diventare qualcuno” diventare delle “merde”, metaforicamente e letteralmente) è lasciata al pubblico, partecipe e coinvolto nella messa in scena.

Lo spettacolo è diviso in 4 sketch, il secondo è, a nostro parere, il meglio riuscito in assoluto, all'interno comunque di uno spettacolo che non lascia tregua e che diverte moltissimo.

Il giovane regista uscito dall'accademia e pieno di buoni propositi e fiducia nel futuro si scontra con “il Gianca”, impresario milanese senza scrupoli, direttore di un circuito di teatri di provincia dove, ancora una volta, sono le regole del profitto a farla da padrone a scapito, ovviamente, di qualità e, nenche a parlarne, di valore artistico delle proposte. Anche qui i due mondi si scontrano, a fronte di uno strepitoso monologo di Fabio Paroni (il giovane regista) che strappa un caloroso applauso a scena aperta, in cui a una velocità stupefacente riassume con dovizia di particolari la trama del suo ultimo e impegnatissimo spettacolo dal titolo “Amsterdam Mon Amour”, il Gianca (Paolo Faroni) risponde con una lista di poche e semplici regole per avere successo a teatro, massime degne del Bagaglino o dei più terribili cinepanettoni dei Vanzina. Lo scontro delle due opposte visioni, anche in questo caso, produce un effetto comico eccezionale, il pubblico non smette di ridere e gli applausi a scena aperta sono numerosi.

Terzo sketch ai limiti del teatro dell'assurdo. In un mondo alla rovescia un clown-artista di strada e un dentista, ex compagni di liceo, si incontrano dopo anni su un tram. Parte un dialogo leggero e recitato con maestria in cui la realtà risulta completamente ribaltata e il dentista, povero in canna ma felice per aver seguito il suo sogno di bambino, pur tra mille difficoltà e contro il volere della famiglia, si trova a mendicare un posto di lavoro nell'azienda di famiglia dell'amico artista di strada, che con il suo lavoro ben retribuito ha potuto comprarsi ville e persino uno yacht, rinunciando però a vivere una vita libera e ricca di emozioni. Lo spettacolo si conclude con uno sketch dal sapore malinconico e dalle atmosfere rarefatte, stile spy story in bianco e nero anni 50, in cui i due bravissimi Fabio Paroni e Paolo Faroni (sono nomi veri e non di fantasia, lo assicuriamo) interpretano, forse, loro stessi da “grandi”, nel momento in cui è necessario mettersi a confronto con delle scelte di vita importanti: sposarsi, avere una famiglia, trovarsi un lavoro con cui mantenersi. Paolo crede ancora nell'arte e viene colto da balbuzie quando deve pronunciare le parole “matrimonio”, “famiglia” o “lavoro”, mentre Fabio ha fatto il salto, si è sposato con Daria, vuole dei figli e ha lasciato il teatro per farsi assumere nell'azienda del suocero. Offre un posto anche a Paolo, gli tende la mano tremante in un gesto carico di pathos (estremamente comico), ma che l'amico, alla fine, rifiuta. Fabio sfonda la quarta parete, quasi a dire “io in questo gioco non ci credo più, a queste regole non ci sto” e si siede per un momento tra il pubblico, Paolo non ce la fa.

Ma in fondo, a conclusione della piéce, la felicità è negata ad entrambi. La scrittura è estremamente sapiente e guidata dall'abile mano di Paolo Faroni, non senza contributi molto incisivi di Fabio Paroni che in prova ha arricchito il testo e i suoi personaggi, la regia è semplice ma acuta e lascia spazio alla parola e ai ritmi, usati con molta bravura e dosati con sapienza per creare effetti comici davvero rari. Il risultato è uno spettacolo coeso nonostante la divisione in sketch, divertente, interessante e non banale, ben recitato da entrambi seppur con qualche piccola incertezza dovuta, probabilmente, all'emozione di stare su un palco così importante.

Auguriamo di cuore alla giovane compagnia Blusclint di abituarsi a calcare palcoscenici così importanti e anche di più. Se lo meritano.

 

Teatro dell'Elfo
sala Bausch | 22 - 27 ottobre 2013
mar-sab: 19:30 / dom: 15:00  

GRASSE RISATE, LACRIME MAGRE!

Nuove Storie
di e con Paolo Faroni & Fabio Paroni

produzione Compagnia Blusclint

 


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