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Cinema. Il punto di vista è spaesante, con inquadrature che alternano primissimi piani, riprese da angolature insolite e deformazioni, in un incrocio al tempo stesso iperrealista e surrealista. Il risultato è di grande efficacia estetica.

Cuori affamati. Troppo affamati, e insaziabili. "Una madre col suo troppo amore". Questo potrebbe essere il sunto del nuovo film di Saverio Costanzo che ho avuto l'opportunità di vedere durante la prima in concorso al Festival del Cinema di Venezia. Racconta l'incontro tra Mina (Alba Rohrwacher) e Jude (Adam Driver), la nascita del loro bambino e il conflitto che si genera sulla sua crescita e in particolare sulla sua alimentazione: tra le convinzioni sempre più forti e radicali che permeano il senso materno di Mina e il senso comune del più ordinario Jude, ispirato al romanzo Il bambino indaco di Marco Franzoso. La forma è di grande forza e bellezza. Tiene letteralmente incollati alle sedie in una suspence crescente e in un senso di tragedia incombente. Le musiche di Nicola Piovani contribuiscono in modo magistrale al risultato. Il punto di vista è spaesante, con inquadrature che alternano primissimi piani, riprese da angolature insolite e deformazioni, in un incrocio al tempo stesso iperrealista e surrealista. Il risultato è di grande efficacia estetica.

Quello che farà discutere molto è il contenuto che, letto in una chiave lineare, può sembrare votato a mettere in guardia dalle conseguenze di alcune tendenze alimentari e culturali, rischiando di farsi molti nemici in particolare tra vegetariani e vegani che potrebbero ritenersi vittime di una lettura drammatizzante delle loro convinzioni. Ma ho l'impressione che questa sarebbe (e temo sarà) una visione molto limitata. E anzi mi sembra che Costanzo renda perfettamente l'angoscia per un mondo invivibile, inadatto alla vita, carico di inquinamento, radiazioni, violenza, tossine. Anti biotico. Il tema, a mio parere, dominante invece è la concezione del bene. E come nella convinzione di sapere quale sia il bene di una persona e nel tenace tentativo di ottenerlo si possa invece danneggiarla. Ho trovato un forte dualismo non tanto tra padre e madre, o tra le due madri, che invece sono molto più simili di quanto possa apparire, ma tra maschile e femminile e tra madri e figli. Vedo due bambini vittime del troppo amore, incastrati, impossibilitati a trovare la propria strada, che cercano di sopravvivere alla violenza involontaria di chi "sa", con assoluta convinzione, quale sia il loro bene. E che solo dalla perdita possono salvarsi e trovare una loro strada.

 

 

 

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