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pipers

BandAutori 46. In questo numero la musica dalle radici brit ma con uno sguardo al folk americano dei Pipers. Per "Libri che suonano" il rap di Lello Voce e Kento.

Pipers “Alternaïf” (Bulbart Records)

In questo numero di BandAutori ci spostiamo idealmente in Gran Bretagna, sulle orme dei Pipers, band nata a Napoli nel 2007, poi trasferitasi fisicamente a Milano ma da sempre profondamente britannica a livello musicale, tanto da guadagnarsi l’attenzione di NME e la chiamata di festival d’Oltremanica come il Liverpool Sound City. Sulla loro pagina Facebook il duo cita una sola influenza per la propria musica: Lennon-McCartney. In particolare in questo disco, il terzo dopo “No One But Us” del 2009 e “Juliet Grove” del 2014, i Pipers vanno ad esplorare l’animo più acustico del duo di songwriter più famoso di sempre, aggiungendoci però un tocco di folk americano, come se John e Paul invece di ascoltare Chuck Berry si fossero innamorati di Phil Ochs o del Dylan meno barricadero degli esordi. Il risultato di questo dirottamento musicale verso l’altra sponda dell’Atlantico è assimilabile a quanto fatto da una serie di band inglesi una quindicina di anni fa nel cosiddetto New Acoustic Movement ed in seguito, ad esempio i Turin Brakes o gli I Am Kloot, autori di dischi miti e preziosi, come lo è anche “Alternaïf”. Per tentare una sortita musicale di questo genere è infatti necessario saper scrivere belle canzoni, memori dei maestri ma in grado di splendere di vita propria, e i Pipers lo sanno fare: a tal proposito provate ad ascoltare senza farvi conquistare “Follow The Flow” o “Place In The World”, i brani più movimentati del lotto, oppure sul lato più calmo “My Whole Lifetime”, “In My Dreams” o “Empty Handed”. Bisogna poi saper dosare gli elementi sonori e lavorare per sottrazione e il duo dimostra di saper fare anche questo, dato che anche la produzione e il mixaggio sono farina del loro sacco (incantevole la resa della già citata “Empty Handed” ad esempio). Un disco minimale ed intimo, da ascoltare in situazioni minimali ed intime, sorseggiando un thé (per la parte britannica) e leggendo un buon libro, magari di qualche scrittore americano per chiudere il cerchio. Voto: 7 (Fabio Pozzi)

 

 

ASCOLTI E RI/ASCOLTI tra i dischi di ieri e di oggi

Battiato e Alice + Ensemble Symphony Orchestra “Live In Roma” (Voto: 9), Casino Royale “Soul Of Ska” (Voto: 6.5), LaStanzaDiGreta “Creature Selvagge” (Voto: 7), Giulia Mazzoni “Room 2401” (Voto: 7), The Zen Circus “La terza guerra mondiale” (Voto: 6.5) – (Massimo Pirotta)

Luca Sapio “Everyday Is Gonna Be The Day” (Voto: 7), John De Leo “Il Grande Abarasse” (Voto: 7,5), Francobeat “Radici” (Voto: 6,5), Edda “Stavolta come mi ammazzerai?” (Voto: 8,5), Andre Belfi “Natura morta” (Voto: 6) – (Fabio Pozzi)

 

NOVITA’ E RISTAMPE DISCOGRAFICHE

AA.VV. “Progressive Italia ‘70” (15 Lp boxset), Alessio Menconi Trio “Plays Ellington And Strayhorn”, Amano Libera “Crescerai”, Amerigo Verardi “Hippie Dixit”, Andrea Biagioni “Il mare dentro”, Andrea Maddalone “Nylon Strings”, Claudio Lodati D’Accorda “Boiler”, Danilo Dipaolonicola “No Gender”, David Riondino & Open World Jazz Quartet “Il bolero come terapia”, Detonazione “Sorvegliare e punire 1983-1984”, Dik Dik “50°… il sogno continua”, Emma “Adesso Tour Edition”, Ennio Morricone “Eat It” (Lp), Enzo Avitabile “Mane e mane”, Eraldo Bernocchi “Invisible Strings”, Esedra “3,3 periodico”, Eva “Voglio andare fino in fondo”, Fabio Accordi “Precious”, Fabrizio Bosso “3 Essential Albums” (cd boxset), Flame Parade “A New Home”, Foja “O treno che va”, Francesco De Gregori “Backpack” (32 cd boxset + book), Freak Antoni “Freak Out”, Gene Guglielmi “Rinascimento”, Gianfranco Reverberi “Riti, magie nere e segrete orge…” (Lp), Gianna Nannini “History Tour Edition”, Gianni Togni “Canzoni ritrovate 1977”, Gli Inquilini “4”, Jalisse “The Best Of”, Jerry Bergonzi “Lineage”, Kento & The Voodoo “Da Sud”, Klimt 1918 “Sentimentale Jugend”, Il Mucchio “Il Mucchio”, L’Officina della Camomilla “Se non ti piace fa lo stesso” (cd boxset), LaStanzaDiGreta “Creature selvagge”, Lele Battista “Mi Do Mi Medio Mi Mento”, Luciano Basso “Open”, Luigi Martinale “Il valzer di Sofia”, Marcella e Gianni Bella “Finalmente insieme”, Marco Detto Trio “Solo un attimo”, Marco Mengoni “Le cose  che non ho” (Lp picture), Marlene Kuntz “Il vile” (Lp), Marracash & Guè Pequeno “Santeria Voodoo Edition”, Martinelli “Sottoponziopilato”, Massimo Ranieri “Malia parte II 1950-1960”, Mimmo Locasciulli “Idra”, Modà “Passione maledetta 2.0”, Orchestra Operaia “Into The 80s”, Ornella Vanoni “Ornella Vanoni” (debut album), OvO “Creatura”, Pandora “Alibi filosofico”, Pandora “Ten Years Like In A Magic Dream”, Paolo Fresu “3 Essential Albums” (cd boxset), Paolo Fresu Quintet “Songlines – Night & Blue”, Peppino Di Capri “Una musica infinita”, Plan De Fuga “#Fase2”, Pop X “Lesbianitj”, Renato Zero “Arena”, Riccardo Fassi Tankio “Meets Fabio Morgera”, Riccardo Fogli “Io e i Pooh”, Sabrina “Basta”, Sal Da Vinci “Non si fanno prigionieri”, Sergio Cammariere “Io”, Sfera E Basta “XDVR Reloaded”, “Sfera E Basta”, Soul System “She’s Like A Star”, Soviet Soviet “Endless”, “Nice”, “Summer, Jesus”, Susanna Parigi “Dal suono all’invisibile”, The Crazy Bulls Band “Appaloosa”, Tiziano Bianchi “Now And Then”, Tiziano Ferro “Il mestiere della vita” (a cura di Massimo Pirotta)

 

LIBRI CHE “SUONANO”: un estratto

a cura di Massimo Pirotta

il fiore inverso

Scrivo quando sono stanco…

Lello Voce (spoken word), Kento (rap), Frank Nemola (elettronica e tastiere)

Scrivo quando sono stanco quando / sono vivo parlo quando parlo vivo / e quello che dico dopo non lo scrivo / l’abbandono lo smemoro l’ossimoro / l’edulcoro l’ancoro al tempo e poi / quando il tempo passa io prendo / fiato prendo tempo penso forse / scrivo perché ho nostalgia di prima / di quando parlavo ed ero vivo…

Lo senti che le parole sono febbre / è fatto di nervi il ritmo è fegato / ogni sintassi di respiro è fatto / ogni suono anche il tuono che / senti arrivare fin quando ti prende

Fin quando di scuote le ossa con / un senso che spossa ferisce sibila / che dona il cursus a quel virus / a quell’infezione aspra che ti mette / all’angolo ti suda tutta e poi flette

Ogni nome ogni verbo come fosse / uno sterno o lo storno di senso che / c’è tra il desiderio e il muro eretto / davanti agli occhi alla carezza stenta / che prova sotto il tavolo colui che tenta

(Kento) Sono stanco del presente e il suo sogno non mi appartiene, perché oggi è come ieri: i cani sciolti e le sirene, scrivo quando sono stanco, vivo improvvisando, e non capisco, ma costruisco immagini col fango, poeta stanco mi scordo le parole, leggo “Il Mondo Come Volontà e Rappresentazione”, vino nei bicchieri come fuochi in mezzo ai boschi, verso inchiostro nero ed è il sangue di Majakovskij, il nostro suono è uno screzio per chi comanda, perché piega le esclamazioni in punti di domanda, stanco e fuori luogo, trovo il logos, scrivo quando sono vivo, per cui non scriverò mai poco, rido allo specchio, lui non sa quello che sei, più vecchio del ritratto, il contrario di Dorian Gray, non mi lamento finchè piange solo il bancomat, la musica e la penna sono l’aquilone e l’àncora. (da “Il fiore inverso” di Lello Voce e Frank Nemola, Squi(libri), 2016)

 


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