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La mostra “Capire il cambiamento climatico” affronta il tema tanto difficile quanto importante del contrasto al cambiamento climatico. Conoscenza, consapevolezza e invito all’azione.

L’acqua e i pesci, i ghiacci ed i pinguini: parte con immagini emozionanti sulla forza della natura il breve percorso di visita alle tre sale della mostra “Capire il cambiamento climatico” in corso presso il Museo di storia naturale di Milano. Le affascinanti fotografie (quasi 300 a cura dei grandi maestri del National Geographic) scorrono a flusso continuo sulle pareti per una completa immersione nella natura. È un dolce antipasto rispetto alla più scioccante proiezione della successiva sala. Poco più avanti si prende consapevolezza della situazione.  

Il mare  si riempie di plastica, il cielo che si scurisce a causa dei fumi. La terra diventa deserto e le foreste spariscono, bruciate.

Le immagini consentono di scorgere piccoli ma significativi dettagli che si amplificano nella grande proiezione come un semplice foglio di pluriball, che ricopre e danneggia.

Tutto questo su chi si abbatte? Spostandosi a zig-zag tra le 4 postazioni centrali si può ascoltare una voce che descrive la situazione e il declino di alcuni protagonisti della nostra terra. E’ il passaggio forse più significativo: dall’orso polare all’elefante asiatico, dalla tartaruga marina alla quarta e più vicina specie sottoposta ad imminente pericolo: l’uomo.

Simone ha 13 anni e visitando la mostra rimane colpito da questa esplicita concatenazione degli effetti che porta al centro dell’attenzione la preoccupante situazione dell’uomo. È a questo punto che il riferimento temporale cambia. Non si trova di fronte a opere del passato meritevoli di visione e ricordo, come succede nella maggior parte delle mostre e dei musei. Non è neanche una precisa ricostruzione di un futuro lontano e immaginato. Quello che sta vedendo è un fenomeno già in atto, che si verifica fuori da quella stanza e magari lontano qualche migliaio di chilometri ma con conseguenze che si abbattono direttamente su di lui.

Nonostante le mobilitazioni degli ultimi mesi, quello del cambiamento climatico resta pur sempre un argomento ostico che in qualche scuola, come quella di Simone, non è ancora arrivato.

 

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L’ultima sala,  quella dell’azione, è un concentrato di numeri e infografiche sulle problematiche più significative. Come l’acidificazione degli oceani: queste grandi riserve d’acqua danno un prezioso contributo nell’assorbimento della CO2 in eccesso ma pagano questa azione con l’aumento dell’acidità delle acque. Silenziosamente quindi vengono stravolte le catene alimentari e gli effetti giungono fino alla nostre tavole. Tavole dove arrivano anche veleni e microplastiche. La plastica è ancora molto prodotta e poco riciclata (solo il 15%) andando a formare, a causa dello sconsiderato abbandono, le 5 “isole” di rifiuti che vagano per i 3 oceani. Isole che si conserveranno a lungo: servono infatti 1000 anni per degradare una bottiglia, tra i 20 e i 30 per un cotton fioc, dai 10 ai 30 per una borsa di plastica.

Ben più note, ma sempre drammaticamente efficaci, le mappe sulla ininterrotta riduzione delle calotte polari e dei ghiacciai avvenuta nell’ultimo secolo.

Impressiona la ricostruzione sugli effetti dell’innalzamento del livello del mare vedendo che entro il 2100 Venezia potrebbe sparire senza che i nostri nipoti possano visitarla. 

Nipoti che rischiano seriamente di avere un futuro ancora più caldo di quello attuale che già registra annate record in termini di temperature raggiunte, siccità ed eventi meteorici estremi. Eventi che sono già protagonisti dei nostri giorni e che si presenteranno con frequenza e intensità non più classificabili come normale variabilità climatica. Acqua e terra rischiano di essere ancor meno pulite di quanto lo siano oggi.

Giunti alla fine della fase di comprensione della gravità della situazione, l’ultimo momento della mostra si concentra su cosa è ancora possibile fare. Alcuni test interattivi chiudono il percorso misurando la bontà delle azioni quotidiane del visitatore, chiunque esso sia, semplicemente per il suo essere consumatore singolo ma parte della comunità intera.

Con qualche suggerimento e le ultime spiegazioni, la speranza è che i tanti errori che ancora si commettono, una volta capiti, possano essere evitati. Viene infatti ricordato che solo dalla conoscenza è possibile passare all’azione per contrastare questa tendenza e cambiare il corso del nostro futuro.

 

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La mostra “Capire il cambiamento climatico” è visitabile al Museo civico di storia naturale di Milano fino al prossimo 26 maggio. È stata prodotta dal museo stesso insieme a Comune di Milano – Cultura, Otm Company e Studeo Group con l’importante collaborazione della National Geographic Society. Tra i curatori l’importante voce di Luca Mercalli, Presidente della Società meteorologica italiana.

 

Gli autori di Vorrei
Luca D'Achille
Author: Luca D'Achille
Laureato in Ingegneria per l’Ambiente e il Territorio al Politecnico di Milano, è impiegato nella pubblica amministrazione dove si occupa di ecologia. Impegnato da sempre in attività di sensibilizzazione e iniziative locali per la tutela dell’ambiente.
Autore di numerosi articoli su consumo del suolo, clima, energia e politiche ambientali, membro della redazione di Salviamo il Paesaggio, il forum italiano dei movimenti per la terra e il paesaggio. Nato a Monza e residente nel Vimercatese, appassionato di viaggi, geografia e di tutto quello che è analisi e scoperta di un territorio.
@LucaDAchille - luca-dachille.blogspot.it
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