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Vorrei | Rivista non profit

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20190105 Europa

I 17 obiettivi dell’ONU per lo sviluppo sostenibile. L’agenda, definita da 193 paesi nel 2015, parte dalle questioni ambientali ma allarga l’attenzione alle questioni economiche e sociali. 

Cosa succederà nel 2019? Siamo sulla buona strada verso il 2030 e il 2050, anni di importanti scadenze e improrogabili risultati da ottenere? Quali scenari ci daranno maggiori speranze di raggiungere gli obiettivi previsti in tema di sostenibilità, clima e consumo di suolo?

Nel 2019 ci saranno le elezioni per il rinnovo del parlamento europeo. I gruppi parlamentari, che riuniscono gli eletti dei diversi paesi secondo valori comuni, varieranno in numero di componenti e quindi di importanza. Attualmente il Partito Popolare Europeo è il più numeroso, i Socialisti e Democratici costituiscono la seconda forza, a seguire, in ordine di rappresentanza, i Democratici e Liberali, i Conservatori e Riformisti, i Verdi, la Sinistra Europea e gli altri gruppi. La consultazione è spesso considerata, almeno in Italia, una valutazione della bontà del governo in carica. Ma si tratta di un clamoroso errore ed in questa occasione lo sarebbe ancor di più.

Il confronto odierno è tra europeisti e sovranisti. Uno scontro che avrà un significato riflesso sull’attuazione di efficaci politiche ambientali. 

Da una parte chi vuole rilanciare l’Unione Europra e il suo valore profondo di collaborazione tra i popoli e dall'altra chi attacca questa istituzione per apparire come unico difensore dei singoli interessi nazionali.

Guardando più in là dell’appuntamento elettorale ed elencando importanti scadenze già definite, emerge l’essenzialità di un approccio comune, che da europeista diventa al tempo stesso ecologista..

Al 2030 fanno riferimento i 17 obiettivi dell’ONU per lo sviluppo sostenibile. L’agenda, definita da 193 paesi già dal 2015, parte dalle questioni ambientali ma, come è giusto che sia, allarga l’attenzione alle questioni economiche e sociali. 

Si tratta di un vero e proprio programma elettorale completo, difficilmente contestabile.

Sconfiggere la povertà e la fame, garantire salute e istruzione, parità di genere e lotta alle disuguaglianze, acqua e servizi igienici, energia rinnovabile e accessibile, occupazione e crescita sostenibile, innovazione, lotta ai cambiamenti climatici, città sostenibili, uso responsabile delle risorse, pace, giustizia e collaborazione. A livello continentale sembra difficile pensare che con il populismo, caraterizzato da una visione limitata al consenso immediato, si possa efficacemente attuare un approccio sostenibile. Perchè vorrebbe dire applicare da subito impegni concreti per risultati futuri e considerati lontani.

 

20190105 obiettivi sviluppo sostenibile

 

Mancano però solo 12 anni, quindi arriviamo ancora al 2030, per raggiungere il punto limite della completa crisi climatica. Questo è scientificamente riconosciuto ed è stato recentemente ribadito già prima della conferenza ONU sui cambiamenti climatici di Katowice. L’esasperato nazionalismo coincide sempre con un approccio negazionista in tema di cambiamenti climatici. I grandi accordi internazionali, che spesso peccano di inconcludenza a causa della complessità della questione e della debolezza delle decisioni, non trovano di certo un significativo sostegno da chi si ferma all’interesse locale. Al contrario da questi paesi arrivano solo critiche e rallentamenti.

E’ fissato al 2050 l’obiettivo europeo di incremento dell’occupazione netta di terreno pari a zero. Il consumo di suolo è un altro fattore dalle conseguenze importanti sulla vivibilità e sulla salute, forse ancor meno discusso del cambiamento climatico. In Italia non c’è ancora una legge nazionale per combatterlo ma il problema è già continentale. La speranza è che, come in altri ambiti, un’azione comune europea possa avere finalmente effetti concreti a livello locale dove gli strumenti tardano ad arrivare.

Alcuni paesi hanno accelerato le azioni e ottenuto importanti risultati.

Sono di buon auspicio alcune singole esperienze, buone pratiche per raggiungere, anche a livello singolo, gli obiettivi comuni. In particolare su due questioni con significativi riflessi dal punto di vista economico e produttivo: l’abbandono dei motori a combustione interna e l’indipendenza energetica dalle fonti fossili.

La Norvegia, da sempre prospera proprio grazie al petrolio, vieterà la vendita di auto a benzina e diesel dal 2025 e già oggi prevede forti incentivi per l’acquisto di auto elettriche che rappresentano un terzo delle auto immatricolate. L’Olanda prevede di vietare la circolazione dei motori diesel dal 2035. La Germania, patria dei costruttori di auto, vieterà la produzione di auto con motori diesel nel 2030, Francia e Regno Unito dal 2040.

La Svezia ha già raggiunto quest’anno, quindi con 12 anni di anticipo rispetto al solito anno di riferimento del 2030, gli obiettivi di sviluppo delle fonti rinnovabili stabilite dall’Unione Europea e punta alla produzione 100% rinnovabile al 2040 spingendo molto sull’eolico e senza aumentare la produzione di energia nucleare. Anche la Spagna, contesto più simile al nostro, avanza verso la transizione ecologica con le fonti rinnovabili che sono arrivate a coprire il 40% della produzione di energia elettrica.

Questi esempi sono da condividere e replicare in modo efficace per avvicinarsi il prima possibile ai traguardi fissati: un’esigenza che ormai è considerata a tutti gli effetti un'emergenza. Questo lo si può fare solo con un approccio coordinato e unitario. Tutto il contrario della chiusura al confronto e dell’illusoria autonomia professata dal populismo che diventa, come già detto, negazionismo. Di fronte ad un problema così vasto e delicato il prevalere di quest’ultimi porterebbe ad una sconfitta sicura. Una sconfitta per tutti e quindi anche per loro.

 

Gli autori di Vorrei
Luca D'Achille
Author: Luca D'Achille
Laureato in Ingegneria per l’Ambiente e il Territorio al Politecnico di Milano, è impiegato nella pubblica amministrazione dove si occupa di ecologia. Impegnato da sempre in attività di sensibilizzazione e iniziative locali per la tutela dell’ambiente.
Autore di numerosi articoli su consumo del suolo, clima, energia e politiche ambientali, membro della redazione di Salviamo il Paesaggio, il forum italiano dei movimenti per la terra e il paesaggio. Nato a Monza e residente nel Vimercatese, appassionato di viaggi, geografia e di tutto quello che è analisi e scoperta di un territorio.
@LucaDAchille - luca-dachille.blogspot.it
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